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Risarcimento forfettario: spetta per azione o fattura?

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un istituto bancario contro un ente locale riguardante il recupero di crediti per forniture energetiche. La questione principale verteva sulla corretta applicazione del risarcimento forfettario di 40 euro previsto per il ritardo nei pagamenti nelle transazioni commerciali. La Corte ha stabilito che tale indennizzo è dovuto per ogni singola azione di recupero intrapresa e non per ogni singola fattura emessa, al fine di evitare frazionamenti abusivi del credito finalizzati a moltiplicare ingiustamente le somme dovute a titolo di risarcimento.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Risarcimento forfettario: spetta per azione o per fattura?

Il risarcimento forfettario di 40 euro per il recupero crediti nelle transazioni commerciali rappresenta una tutela essenziale per le imprese che subiscono ritardi nei pagamenti. Tuttavia, la sua applicazione pratica genera spesso dubbi interpretativi, specialmente quando il credito è composto da una pluralità di documenti fiscali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito definitivamente i criteri di calcolo, ponendo un freno a interpretazioni eccessivamente estensive.

Il calcolo del risarcimento forfettario

La controversia nasce dall’azione di un istituto bancario, cessionario di crediti energetici, nei confronti di un ente comunale. La banca richiedeva il pagamento di interessi di mora e del risarcimento forfettario di 40 euro per ogni singola fattura insoluta o pagata in ritardo. La Corte d’Appello aveva precedentemente rigettato tale impostazione, ritenendo che l’indennizzo spettasse in ragione dell’azione di recupero complessiva e non per ogni documento fiscale emesso.

La prova della scadenza dei pagamenti

Oltre alla questione dell’indennizzo, il ricorrente lamentava una errata valutazione delle prove circa la scadenza delle fatture. La Cassazione ha ricordato che il controllo sulla valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito. Il ricorso per cassazione non può essere utilizzato come un terzo grado di giudizio per riesaminare i fatti, ma solo per verificare la legittimità della decisione e il rispetto dei principi di diritto.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha confermato che il risarcimento previsto dall’art. 6 del d.lgs. 231/2002 è dovuto per ogni singola azione promossa dal creditore per ottenere il soddisfacimento del credito. Riconoscere l’importo di 40 euro per ogni singola fattura, a fronte di un’attività di recupero unitaria, si tradurrebbe in un’applicazione abusiva della disciplina. Tale interpretazione è coerente con la direttiva europea 2011/7/UE, che mira a risarcire i costi di recupero effettivamente sostenuti. Permettere la moltiplicazione dell’indennizzo per ogni fattura incentiverebbe il creditore a frazionare artificiosamente i documenti fiscali per ottenere un profitto ingiustificato, tradendo lo spirito della norma che è quello di sanzionare il ritardo e non di arricchire il creditore oltre il danno subito.

Le conclusioni

In conclusione, il principio di diritto affermato stabilisce che il risarcimento dal danno è dovuto in ragione di ogni singola azione di recupero e non in ragione della singola fattura emessa in relazione alla medesima prestazione. Questa decisione garantisce un equilibrio tra la protezione del creditore e la prevenzione di abusi procedurali. Le imprese e i professionisti devono dunque strutturare le proprie richieste risarcitorie basandosi sull’effettiva attività di sollecito e recupero svolta, tenendo presente che la prova di costi superiori alla soglia forfettaria resta sempre possibile ma deve essere rigorosamente documentata.

Il risarcimento di 40 euro è dovuto per ogni fattura non pagata?
No, la Cassazione ha stabilito che l’indennizzo forfettario spetta per ogni singola azione di recupero intrapresa e non per ogni singolo documento fiscale emesso.

Cosa succede se il creditore fraziona le fatture per ottenere più indennizzi?
Tale comportamento è considerato un’applicazione abusiva della norma, poiché il risarcimento deve essere proporzionato all’attività di recupero unitaria svolta.

È possibile ottenere un risarcimento superiore ai 40 euro?
Sì, il creditore può richiedere il risarcimento dei maggiori costi sostenuti per il recupero, ma deve fornirne prova specifica in giudizio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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