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Risarcimento del danno: la stabilizzazione non sana l’abuso

La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno per una lavoratrice a causa dell’abusivo ricorso a contratti a termine da parte di un’Agenzia Regionale. La Corte ha stabilito che la successiva assunzione a tempo indeterminato (stabilizzazione) non elimina il diritto al risarcimento se non è direttamente finalizzata a sanare l’abuso pregresso. È stato inoltre ribadito il principio di non discriminazione, che impone il riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata durante il periodo di precariato.

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Pubblicato il 29 agosto 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Risarcimento del Danno e Stabilizzazione: Quando l’Assunzione non Basta

L’assunzione a tempo indeterminato di un lavoratore precario cancella automaticamente il suo diritto a ottenere un risarcimento del danno per l’abuso subito a causa della reiterazione di contratti a termine? Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha fornito una risposta chiara, stabilendo un principio fondamentale a tutela dei lavoratori della Pubblica Amministrazione. La successiva stabilizzazione non è una ‘sanatoria’ automatica se non è direttamente collegata a rimediare l’illecito pregresso.

I Fatti di Causa: L’Abuso dei Contratti a Termine

Il caso nasce dalla vicenda di una lavoratrice impiegata per anni presso un’Agenzia Regionale attraverso una serie di contratti a tempo determinato, dal 2011 al 2017. Ritenendo illegittima tale reiterazione, la lavoratrice si era rivolta al tribunale, che le aveva riconosciuto il diritto al risarcimento del danno da abusivo ricorso al contratto a termine. La decisione era stata confermata anche dalla Corte d’appello, la quale aveva inoltre disposto la ricostruzione della carriera della lavoratrice, riconoscendo gli anni di servizio prestati durante il periodo di precariato.

L’Appello e i Motivi del Ricorso in Cassazione

L’Agenzia Regionale ha impugnato la sentenza d’appello dinanzi alla Corte di Cassazione, basando il proprio ricorso su due motivi principali:
1. L’efficacia ‘sanante’ della stabilizzazione: Secondo l’Agenzia, l’assunzione a tempo indeterminato della lavoratrice, avvenuta nel frattempo, avrebbe dovuto sanare l’irregolarità pregressa, escludendo così ogni diritto al risarcimento.
2. La non discriminazione economica: L’ente sosteneva di aver già compensato la precarietà del rapporto con un elemento aggiuntivo nella retribuzione, sanando così ogni disparità di trattamento rispetto ai lavoratori di ruolo.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso dell’Agenzia, confermando la sentenza di secondo grado e condannando l’ente al pagamento delle spese legali.

Le Motivazioni della Corte: Analisi sul Risarcimento del Danno

La Corte ha smontato entrambe le argomentazioni dell’Agenzia con un ragionamento giuridico solido e aderente ai principi europei e nazionali.

Sul primo punto, i giudici hanno chiarito che la successiva immissione in ruolo del lavoratore costituisce una misura idonea a reintegrare le conseguenze dell’abuso solo se è ‘strettamente correlata’ alla reiterazione dei contratti. In altre parole, la stabilizzazione deve essere l’esito di misure specificamente volte a superare il precariato. Nel caso di specie, invece, l’assunzione non era avvenuta per sanare l’abuso, ma in applicazione di un diritto di precedenza previsto dalla legge per i lavoratori stagionali che avevano raggiunto un certo numero di giornate lavorative. Trattandosi di un diritto sorto per ragioni diverse, non poteva avere l’effetto di cancellare il danno prodotto dalla precedente condotta illecita del datore di lavoro.

Sul secondo punto, relativo alla presunta assenza di discriminazione, la Corte ha ribadito il principio consolidato secondo cui, in base alla direttiva 1999/70/CE, il datore di lavoro pubblico ha l’obbligo di riconoscere l’anzianità di servizio maturata con contratti a termine ai fini della progressione stipendiale e di carriera. L’Agenzia non aveva fornito alcuna prova di ragioni oggettive che potessero giustificare una diversità di trattamento. Inoltre, l’argomento relativo a un presunto ‘elemento aggiuntivo’ della retribuzione è stato considerato inammissibile perché sollevato per la prima volta in Cassazione.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza rafforza un principio di giustizia fondamentale nel diritto del lavoro pubblico: la stabilizzazione di un lavoratore precario non è un colpo di spugna che cancella il passato. Il diritto al risarcimento del danno per l’abuso subito rimane intatto, a meno che il datore di lavoro non dimostri che l’assunzione a tempo indeterminato sia stata una misura specificamente e direttamente intesa a porre rimedio a quell’abuso. La pronuncia sottolinea inoltre l’importanza del principio di non discriminazione, garantendo che gli anni di servizio prestati con contratti a termine non vadano persi ma vengano pienamente valorizzati ai fini della carriera una volta ottenuto il posto fisso.

L’assunzione a tempo indeterminato di un lavoratore precario esclude sempre il suo diritto al risarcimento del danno per l’abuso dei precedenti contratti a termine?
No. Secondo la Corte, la stabilizzazione esclude il diritto al risarcimento solo se è ‘strettamente correlata’ alla reiterazione abusiva dei contratti, cioè se rappresenta una misura specificamente volta a sanare quell’illecito. Se l’assunzione avviene per altre ragioni (come, nel caso specifico, per un diritto di precedenza), il diritto al risarcimento per il danno subito in passato rimane valido.

Il servizio prestato con contratti a tempo determinato deve essere riconosciuto ai fini dell’anzianità dopo l’assunzione a tempo indeterminato?
Sì. La Corte ha ribadito che, in base al principio di non discriminazione derivante dalla direttiva europea 1999/70/CE, il datore di lavoro pubblico deve riconoscere l’anzianità di servizio maturata con contratti a termine ai fini della progressione stipendiale e di carriera, a meno che non dimostri l’esistenza di ragioni oggettive che giustifichino un trattamento diverso.

Cosa si intende per danno da ‘abusivo ricorso al termine’?
È il danno, riconosciuto dalla giurisprudenza, che spetta al lavoratore quando un datore di lavoro, in particolare nella pubblica amministrazione, utilizza una successione di contratti a tempo determinato in violazione delle norme, creando una situazione di precarietà illegittima. Tale danno ha una funzione sia risarcitoria per il lavoratore che dissuasiva per il datore di lavoro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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