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Risarcimento danni da P.A.: non basta l’atto illegittimo

Un esercente ha richiesto un risarcimento danni alla Pubblica Amministrazione a seguito dell’annullamento di un’ordinanza di chiusura del suo locale, emessa durante l’emergenza Covid-19. Il Tribunale di Trieste ha respinto la domanda, stabilendo un principio cruciale: l’illegittimità di un atto amministrativo non comporta automaticamente il diritto al risarcimento. È onere del cittadino dimostrare non solo il danno e il nesso causale, ma anche la colpa specifica dell’Amministrazione. In questo caso, l’errore dell’ente è stato ritenuto ‘scusabile’ data la complessità e l’incertezza del quadro normativo emergenziale, escludendo quindi la colpa e, di conseguenza, il risarcimento.

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Pubblicato il 26 gennaio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Risarcimento Danni da Pubblica Amministrazione: l’Atto Illegittimo Non Basta

Ottenere un risarcimento danni dalla Pubblica Amministrazione (P.A.) è un percorso che molti cittadini e imprese immaginano automatico una volta che un tribunale dichiara illegittimo un atto che li ha danneggiati. Tuttavia, una recente sentenza del Tribunale di Trieste ci ricorda che la realtà giuridica è ben più complessa. L’annullamento di un provvedimento non è sufficiente a garantire un indennizzo; è necessario dimostrare un elemento cruciale: la colpa dell’Amministrazione.

I Fatti del Caso: La Chiusura di un’Attività Commerciale

La vicenda ha origine durante il complesso periodo delle restrizioni per la pandemia da Covid-19. Il titolare di un bar, aperto a fine 2020, si è visto notificare un’ordinanza prefettizia che imponeva la chiusura della sua attività per 30 giorni a causa di presunte violazioni della normativa emergenziale. Il provvedimento è stato impugnato e, in un primo momento, il Tribunale ne ha sospeso l’efficacia, permettendo la riapertura del locale. Successivamente, con una sentenza definitiva, lo stesso Tribunale ha annullato l’ordinanza di chiusura, ritenendola illegittima nelle modalità di applicazione.

Forte di questa vittoria, l’esercente ha avviato una nuova causa civile, questa volta per ottenere un cospicuo risarcimento per i danni subiti, quantificati in oltre 180.000 euro tra perdita di chance, lucro cessante e danno all’immagine.

La Domanda di Risarcimento Danni da Pubblica Amministrazione

La tesi dell’attore era semplice: l’Amministrazione ha emesso un provvedimento illegittimo, questo provvedimento mi ha causato un danno, quindi l’Amministrazione deve risarcirmi. Questo ragionamento, apparentemente lineare, si scontra con i principi fondamentali che regolano la responsabilità della P.A., la quale rientra nell’ambito della cosiddetta ‘responsabilità aquiliana’ o extracontrattuale, disciplinata dall’art. 2043 del codice civile.

Ciò significa che il danneggiato non deve solo provare l’azione illecita (l’atto illegittimo) e il danno subito con il relativo nesso di causa, ma anche l’elemento soggettivo: il dolo o, più comunemente, la colpa dell’Amministrazione.

La Decisione del Tribunale: Perché l’Annullamento non Implica Risarcimento?

Il Tribunale di Trieste ha rigettato integralmente la domanda di risarcimento, condannando l’attore anche al pagamento delle spese legali. La decisione si fonda su un’analisi approfondita del concetto di colpa della P.A.

Le motivazioni

Il Giudice ha chiarito che l’annullamento di un atto amministrativo, sebbene sia il presupposto per poter parlare di condotta illegittima, non comporta automaticamente un giudizio di colpevolezza in capo all’ente. La colpa della P.A. sussiste quando questa viola i canoni di imparzialità, correttezza e buona amministrazione, agendo con negligenza, commettendo omissioni o errori interpretativi che, in un contesto di normalità, sarebbero stati evitabili.

Esiste però la figura dell’errore scusabile. Quando l’Amministrazione opera in un quadro normativo di eccezionale complessità, incertezza o in presenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti, un errore interpretativo può essere considerato, appunto, ‘scusabile’.

Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che la normativa emergenziale sul Covid-19 rappresentasse proprio un simile contesto. La sovrapposizione di decreti-legge, DPCM e regolamenti ha creato una situazione di oggettiva difficoltà interpretativa. L’errore commesso dalla Prefettura nell’applicare una sanzione definitiva anziché cautelare, pur determinando l’illegittimità dell’atto, non è stato considerato frutto di grave negligenza, ma piuttosto una conseguenza della complessità della materia. Di conseguenza, mancando la prova della colpa, uno degli elementi costitutivi dell’illecito aquiliano, la domanda di risarcimento non poteva essere accolta.

Le conclusioni

Questa sentenza ribadisce un principio fondamentale: agire contro la Pubblica Amministrazione per ottenere un risarcimento richiede un onere della prova aggravato rispetto a una comune richiesta basata su un inadempimento contrattuale. Non è sufficiente essere ‘dalla parte della ragione’ avendo ottenuto l’annullamento di un atto. È indispensabile che l’azione dell’ente pubblico sia stata viziata non da un semplice errore, ma da un errore colpevole, ovvero da una negligenza manifesta e non giustificabile alla luce del contesto normativo e fattuale in cui si è operato. Una lezione importante per cittadini e imprese che si confrontano con il potere amministrativo.

L’annullamento di un provvedimento amministrativo dà automaticamente diritto al risarcimento del danno?
No, la sentenza chiarisce che l’annullamento giurisdizionale dell’atto non è sufficiente. Il danneggiato deve fornire la prova rigorosa di tutti gli elementi della responsabilità extracontrattuale, inclusa la colpa dell’Amministrazione.

Cosa si intende per ‘colpa’ della Pubblica Amministrazione in questo contesto?
Per colpa si intende la violazione dei canoni di imparzialità, correttezza e buona amministrazione. Consiste in un comportamento negligente o in errori interpretativi di norme che non sono considerati scusabili.

In quali casi l’errore della Pubblica Amministrazione può essere considerato ‘scusabile’?
L’errore è ritenuto scusabile, e quindi non integra la colpa, quando si verifica in un contesto di oggettiva incertezza normativa, per la complessità della situazione di fatto o per la presenza di contrasti nella giurisprudenza. La legislazione emergenziale del periodo Covid-19 è stata considerata un esempio di tale contesto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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