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Ripartizione delle spese condominiali: no all’unanimità

Il Condomino impugna le delibere assembleari che gli addebitano spese personali, come solleciti e invio verbali, per circa duemila euro, ritenendole nulle. Il Tribunale dichiara la nullità parziale delle delibere perché approvate a maggioranza e non all’unanimità. La Cassazione accoglie il ricorso del Condominio. La Suprema Corte chiarisce che la ripartizione delle spese condominiali individuali rientra nei poteri dell’assemblea a maggioranza ai sensi dell’art. 1123, secondo comma, c.c., purché sia valutata la specifica utilità per il singolo. Non serve l’unanimità per addebitare costi postali o di sollecito. La sentenza viene cassata con rinvio.

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Pubblicato il 12 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 21316 Anno 2026 (Cass. civ. sez. 2 n. 21316/2026)

La ripartizione delle spese condominiali e il caso delle spese personali

La corretta ripartizione delle spese condominiali rappresenta uno dei motivi di scontro più frequenti all’interno dei condomini italiani. Spesso i singoli proprietari contestano l’addebito di costi individuali nei rendiconti annuali. Questi costi riguardano solitamente le spese di spedizione postale, l’invio di solleciti di pagamento o la redazione di certificati energetici. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa chiarezza su questo tema molto dibattuto. La Suprema Corte stabilisce che l’assemblea può deliberare a maggioranza l’addebito di spese personali al singolo condomino. Non è quindi necessaria l’unanimità (il consenso di tutti i proprietari dell’edificio) per approvare queste voci di spesa nel rendiconto. Questo principio semplifica la gestione quotidiana dell’amministratore e previene inutili blocchi decisionali durante le assemblee.

Quando la delibera dell’assemblea è nulla o annullabile

La controversia nasce dalla richiesta di un condomino che decide di citare in giudizio il proprio condominio. Il proprietario chiede al giudice di dichiarare la nullità (la totale invalidità che non ha scadenza temporale) delle delibere assembleari approvate in un arco di tempo di otto anni. Queste delibere gli addebitano circa duemila euro per movimenti e spese personali. Le voci contestate comprendono l’invio di solleciti di pagamento, la spedizione delle convocazioni e dei verbali, le certificazioni per le detrazioni fiscali e la redazione della certificazione energetica. In primo grado il giudice rigetta la domanda per decorrenza dei termini di impugnazione. Successivamente il Tribunale ribalta la decisione e dà ragione al condomino. Il giudice di appello ritiene che l’assemblea non possa ripartire tali spese individuali a semplice maggioranza. Secondo questa tesi l’addebito richiede il consenso unanime di tutti i partecipanti al condominio. Il condominio non accetta questa decisione e propone ricorso in Cassazione.

Le motivazioni della Cassazione sulla ripartizione delle spese condominiali

La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del condominio e corregge la decisione del Tribunale. I giudici spiegano che la ripartizione delle spese condominiali segue regole precise ma flessibili. Il codice civile prevede un criterio generale proporzionale basato sul valore della proprietà di ciascuno (i millesimi). Esiste però una regola speciale per i servizi destinati a servire i condomini in misura diversa. In questa ipotesi le spese vengono ripartite in proporzione all’uso che ciascuno può farne. Le spese postali per comunicazioni individuali o i compensi dell’amministratore per chiarimenti specifici rientrano in questa categoria. L’assemblea ha il potere di approvare questi addebiti con il voto della maggioranza dei presenti. La delibera condominiale è nulla solo quando l’assemblea approva spese per servizi del tutto estranei alla gestione delle parti comuni dell’edificio. Negli altri casi l’approvazione a maggioranza è pienamente legittima e vincolante per tutti.

Le conclusioni sul caso specifico

La decisione della Cassazione stabilisce che l’addebito delle spese personali non richiede l’unanimità dei condomini. L’assemblea possiede il potere di ripartire i costi individuali a maggioranza. L’amministratore deve comunque valutare in modo concreto l’attività svolta per il singolo proprietario prima di inserire la spesa nel rendiconto. La sentenza del Tribunale viene quindi cassata (annullata) perché applica un principio errato. La causa viene rinviata al Tribunale in una diversa composizione per un nuovo esame dei fatti. Il singolo condomino perde questo grado di giudizio e dovrà subire un nuovo processo. Questa pronuncia offre una guida chiara per gli amministratori condominiali. La gestione delle spese individuali diventa più fluida e meno soggetta a ricorsi strumentali basati sulla mancanza di unanimità.

L’assemblea può addebitare spese personali a un singolo condomino a maggioranza?
Sì, l’assemblea può approvare a maggioranza l’addebito di spese individuali come quelle postali o di sollecito, purché siano riferite a servizi effettivamente resi a quel condomino.

Quando una delibera sulle spese condominiali è considerata del tutto nulla?
Una delibera è nulla solo se approva spese per servizi totalmente estranei alla gestione del condominio o se incide su beni di proprietà esclusiva senza il consenso del proprietario.

Cosa succede se il condomino non impugna la delibera sulle spese entro trenta giorni?
Se la delibera è semplicemente annullabile per vizi minori, il condomino decade dal diritto di impugnarla. Se invece la delibera è nulla, l’azione di nullità non ha scadenza temporale.

Termini giuridici

Delibera assembleare
La decisione presa a maggioranza dai proprietari di un condominio durante la loro riunione periodica.
Nullità
Il vizio più grave di un atto giuridico che lo rende del tutto privo di effetti fin dall'inizio, senza limiti di tempo per farla valere.
Annullabilità
Un vizio minore di un atto che lo rende temporaneamente valido, ma che può essere cancellato entro un termine preciso di trenta giorni.
Principio maggioritario
La regola secondo cui le decisioni vengono prese a maggioranza dei partecipanti, vincolando anche chi ha votato contro.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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