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Rinuncia al ricorso: le conseguenze sulle spese legali

La Corte di Cassazione dichiara l’estinzione di un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte del ricorrente. Nonostante la mancata accettazione della controparte, il rinunciante è stato condannato al pagamento delle spese legali in virtù del principio di causalità, che addossa i costi a chi ha dato origine al contenzioso. L’ordinanza chiarisce che la rinuncia al ricorso comporta precise responsabilità economiche.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rinuncia al ricorso: chi paga le spese se la controparte non accetta?

La rinuncia al ricorso rappresenta una facoltà processuale che consente di porre fine a un contenzioso. Tuttavia, quali sono le conseguenze economiche di tale scelta, specialmente se la controparte non manifesta formalmente la propria accettazione? Con l’ordinanza n. 29744/2024, la Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale in materia di spese legali, offrendo chiarimenti preziosi per chiunque si trovi ad affrontare un giudizio di legittimità.

I fatti del caso

Una parte, dopo aver impugnato una sentenza della Corte d’Appello, decideva di presentare un ricorso per Cassazione. Successivamente, la stessa parte presentava un atto di rinuncia al ricorso, manifestando la volontà di non proseguire con il giudizio. La controparte, costituitasi nel processo per difendersi, non formalizzava un’accettazione esplicita di tale rinuncia. Si poneva quindi la questione di come regolare le spese legali sostenute fino a quel momento dalla parte resistente.

La decisione della Corte di Cassazione sulla rinuncia al ricorso

La Suprema Corte, preso atto della rinuncia ritualmente formalizzata dalla parte ricorrente e dal suo difensore, ha dichiarato l’estinzione del giudizio. La questione centrale, tuttavia, riguardava la condanna alle spese. Pur in assenza di un’accettazione della rinuncia da parte della controricorrente, la Corte ha stabilito che la parte rinunciante dovesse farsi carico di tutte le spese di giudizio della controparte.

La Corte ha liquidato le spese in Euro 1.800,00 per compensi, oltre a spese forfettarie al 15%, esborsi per Euro 200,00 e accessori di legge. Ha inoltre disposto la distrazione delle somme in favore dei procuratori della controricorrente, i quali si erano dichiarati antistatari.

Le motivazioni

La decisione della Corte si fonda sull’applicazione dell’articolo 391, secondo comma, del codice di procedura civile e sul cosiddetto principio di causalità. Secondo questo principio, la responsabilità delle spese processuali ricade su chi ha dato origine al giudizio. Nel caso di specie, è stata la parte ricorrente a intraprendere l’azione legale, costringendo la controparte a costituirsi e a sostenere dei costi per la propria difesa.

La rinuncia, sebbene ponga fine alla controversia, non cancella il fatto che il processo è stato avviato e che ha generato delle spese. La mancata accettazione della rinuncia da parte della controricorrente è irrilevante ai fini della condanna alle spese, poiché il diritto al rimborso sorge per il solo fatto di aver dovuto resistere a un’impugnazione poi abbandonata. L’atto di rinuncia è, di per sé, una constatazione implicita che l’azione intrapresa non sarà portata a termine, e chi l’ha iniziata deve sopportarne le conseguenze economiche.

Le conclusioni

Questa ordinanza conferma un importante principio di responsabilità processuale. La rinuncia al ricorso non è una scappatoia per evitare il pagamento delle spese legali. Chi decide di impugnare una sentenza deve essere consapevole che, anche in caso di ripensamento, sarà molto probabilmente tenuto a rimborsare i costi sostenuti dalla controparte per difendersi. La decisione di rinunciare a un giudizio deve quindi essere ponderata attentamente, considerando non solo le probabilità di successo, ma anche le implicazioni economiche derivanti dal principio di causalità, che resta il faro per la regolamentazione delle spese processuali.

Se una parte rinuncia al ricorso, il procedimento si conclude sempre?
Sì, la Corte di Cassazione, una volta verificata la regolarità dell’atto di rinuncia, dichiara l’estinzione del giudizio, ponendo fine al procedimento.

Chi rinuncia al ricorso deve pagare le spese legali anche se la controparte non accetta la rinuncia?
Sì. Secondo l’ordinanza, in applicazione del principio di causalità, la parte che ha avviato il giudizio e poi vi ha rinunciato è tenuta a rimborsare le spese legali sostenute dalla controparte, indipendentemente dall’accettazione della rinuncia.

Cosa significa che le spese sono liquidate ‘con distrazione in favore dei procuratori’?
Significa che il giudice ha ordinato alla parte che ha rinunciato di pagare l’importo delle spese legali direttamente agli avvocati della controparte, e non alla parte stessa. Questo avviene quando gli avvocati dichiarano di aver anticipato le spese per il proprio assistito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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