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Rinuncia al ricorso in Cassazione: guida pratica

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso in cui i ricorrenti, dopo aver impugnato una sentenza d’appello, hanno presentato formale rinuncia al ricorso ai sensi dell’art. 390 c.p.c. La controparte, un istituto bancario, ha accettato tale rinuncia e ha contestualmente rinunciato alla propria domanda di risarcimento per lite temeraria. Poiché entrambe le parti hanno manifestato la volontà di chiudere il contenzioso con spese compensate, la Suprema Corte ha dichiarato l’estinzione del giudizio. La decisione sottolinea come la rinuncia al ricorso, se regolarmente accettata, impedisca l’applicazione del raddoppio del contributo unificato.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rinuncia al ricorso in Cassazione: come chiudere un contenzioso

La rinuncia al ricorso rappresenta una via d’uscita strategica per le parti che, pur avendo avviato un giudizio di legittimità, decidono di non proseguire la battaglia legale. Questo strumento processuale permette di definire la controversia prima che la Suprema Corte si pronunci nel merito, evitando spesso ulteriori aggravi di costi.

La procedura di rinuncia al ricorso secondo il Codice

Nel caso analizzato, i ricorrenti hanno notificato tramite PEC un atto di rinuncia ai sensi dell’articolo 390 del Codice di Procedura Civile. Tale atto deve essere sottoscritto dalla parte o dal suo avvocato munito di mandato speciale. La particolarità di questa vicenda risiede nella reciprocità delle intenzioni: anche la banca controricorrente ha accettato la rinuncia, rinunciando a sua volta a eventuali pretese risarcitorie per responsabilità aggravata.

L’importanza dell’accettazione tra le parti

Quando la rinuncia al ricorso viene accettata dalla controparte, il processo si avvia verso una conclusione concordata. L’accettazione è fondamentale soprattutto per la regolamentazione delle spese di lite. Se le parti concordano sulla compensazione, il giudice ne prende atto, evitando di dover statuire sulla soccombenza.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha fondato la propria decisione sulla verifica della regolarità formale degli atti depositati. I giudici hanno accertato che sia la rinuncia che l’accettazione fossero state effettuate da procuratori muniti di poteri idonei e depositate telematicamente entro i termini previsti. Secondo l’orientamento consolidato, la rinuncia al ricorso per cassazione determina l’estinzione del processo senza necessità di una sentenza di merito. Un punto di grande rilievo riguarda il profilo fiscale: la Corte ha chiarito che, in caso di estinzione per rinuncia, non trova applicazione l’obbligo di versamento del doppio contributo unificato, poiché tale sanzione pecuniaria è legata esclusivamente al rigetto integrale o alla dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità del ricorso.

Le conclusioni

Il giudizio si è concluso con la declaratoria di estinzione. Le implicazioni pratiche sono chiare: la rinuncia al ricorso concordata è uno strumento efficace per gestire il rischio giudiziario e contenere i costi fiscali del processo. La compensazione integrale delle spese, accettata da entrambi i fronti, ha permesso di chiudere definitivamente ogni pendenza senza ulteriori strascichi economici. Questa ordinanza conferma che la collaborazione processuale, anche in fase di legittimità, può portare a una risoluzione rapida e meno onerosa per tutti i soggetti coinvolti.

Cosa succede se si rinuncia al ricorso in Cassazione?
Il giudizio viene dichiarato estinto e la Corte non si pronuncia sul merito della causa, a patto che la rinuncia sia formalmente corretta e notificata.

Chi paga le spese legali in caso di rinuncia?
Se le parti raggiungono un accordo per la compensazione, ognuna sostiene le proprie spese. In mancanza di accordo, le spese possono essere poste a carico del rinunciante.

Si deve pagare il doppio contributo unificato se si rinuncia?
No, la giurisprudenza stabilisce che in caso di estinzione per rinuncia non è dovuto il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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