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Rinuncia al ricorso: guida all’estinzione in Cassazione

Una societa di progettazione ha presentato ricorso in Cassazione contro un ente ospedaliero pubblico, ma ha successivamente depositato atto formale di rinuncia al ricorso. L’ente resistente ha accettato tale rinuncia, concordando sulla compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l’estinzione del giudizio, specificando che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto invece per il rigetto o l’inammissibilita.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rinuncia al ricorso in Cassazione: guida all’estinzione del giudizio

La rinuncia al ricorso rappresenta una delle modalita volontarie di chiusura del processo davanti alla Suprema Corte di Cassazione. Questo istituto permette alle parti di porre fine alla lite prima che i giudici si pronuncino sul merito della questione, con conseguenze specifiche sia sulla procedura che sui costi fiscali del giudizio.

I fatti di causa

Una societa di capitali aveva impugnato una sentenza emessa dalla Corte d’Appello, formulando quattro motivi di ricorso. Nel corso del procedimento, la societa ricorrente ha deciso di non proseguire l’azione legale, depositando un atto formale di rinuncia. L’ente pubblico resistente, regolarmente costituito in giudizio, ha accettato la rinuncia, richiedendo contestualmente la compensazione delle spese legali tra le parti.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte, preso atto della volonta concorde delle parti, ha dichiarato l’estinzione del giudizio. Un punto di particolare rilievo riguarda il trattamento fiscale dell’atto: i giudici hanno chiarito che la rinuncia non comporta l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato. Questa decisione si basa sulla corretta interpretazione della normativa vigente, che limita la sanzione del raddoppio del contributo solo ai casi di rigetto integrale o di dichiarazione di inammissibilita o improcedibilita del ricorso.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sull’applicazione dell’art. 391 del Codice di Procedura Civile, che disciplina l’estinzione del processo per rinuncia. Quando la rinuncia e accettata dalla controparte, il giudice deve limitarsi a dichiarare l’estinzione. Sotto il profilo tributario, la Corte ha ribadito che l’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 non trova applicazione in caso di rinuncia. Tale norma ha infatti una natura sanzionatoria e deflattiva che colpisce solo chi promuove impugnazioni infondate o viziate, non chi decide legittimamente di abbandonare il giudizio prima della decisione.

Le conclusioni

In conclusione, la rinuncia al ricorso si conferma uno strumento efficace per definire transattivamente una lite pendente in Cassazione, evitando l’aggravio di costi fiscali aggiuntivi. La compensazione delle spese, se concordata tra le parti, chiude definitivamente ogni pendenza economica legata alla fase processuale. Per le aziende e gli enti coinvolti, questa via d’uscita rappresenta un’opzione strategica per limitare l’esposizione giudiziaria e i costi certi legati alla prosecuzione del contenzioso.

Cosa succede se si rinuncia al ricorso in Cassazione?
Il giudizio viene dichiarato estinto e il processo si chiude senza una decisione sul merito della controversia.

La rinuncia al ricorso comporta il pagamento del doppio contributo unificato?
No, il raddoppio del contributo unificato non si applica in caso di rinuncia, ma solo per rigetto o inammissibilita.

Chi paga le spese legali in caso di rinuncia accettata?
Le spese possono essere compensate se le parti raggiungono un accordo in tal senso, come avvenuto nel caso in esame.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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