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Rinuncia al ricorso: effetti su estinzione e spese

Un ricorrente ha presentato istanza di **rinuncia al ricorso** per cassazione poco prima dell’adunanza camerale, nonostante fosse già stata avviata la procedura di definizione anticipata. La Suprema Corte ha stabilito che la rinuncia è pienamente valida e determina l’estinzione del giudizio anche senza l’accettazione della controparte. Tuttavia, poiché l’ente resistente non ha aderito formalmente alla rinuncia accettando la compensazione, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali, pur evitando ulteriori sanzioni pecuniarie previste per i ricorsi inammissibili.

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Pubblicato il 24 marzo 2026 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rinuncia al ricorso in Cassazione: le regole su estinzione e spese

La rinuncia al ricorso rappresenta una facoltà processuale che permette alla parte di interrompere il giudizio di legittimità prima della decisione finale. Questo atto, pur essendo unilaterale, comporta precise conseguenze economiche e procedurali che ogni ricorrente deve valutare con estrema attenzione.

I fatti di causa

Il caso trae origine da un ricorso per cassazione proposto avverso una precedente ordinanza. Durante lo svolgimento del procedimento, il consigliere delegato aveva già depositato una proposta di definizione anticipata del giudizio, ai sensi della recente riforma Cartabia. Nonostante l’avvio di tale sequenza accelerata, il ricorrente decideva di depositare formalmente una dichiarazione di rinuncia al ricorso e agli atti del procedimento il giorno precedente l’adunanza camerale. La cancelleria provvedeva a comunicare tempestivamente tale rinuncia alla controparte, un ente pubblico, la quale però non depositava alcuna formale adesione o accettazione della proposta di compensazione delle spese.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato l’estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che la rinuncia al ricorso è idonea a provocare la fine del processo indipendentemente dall’accettazione della controparte. L’effetto immediato è il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, rendendo inutile ogni ulteriore attività difensiva. Tuttavia, il nodo centrale ha riguardato la regolamentazione delle spese di lite: in assenza di un accordo tra le parti (adesione alla rinuncia), il principio della soccombenza o, meglio, della ‘causalità’ impone che le spese gravino su chi ha dato inizio al giudizio poi abbandonato.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sull’interpretazione degli articoli 390 e 391 del Codice di Procedura Civile. La Corte ha precisato che la rinuncia è rituale anche se interviene dopo la comunicazione della proposta di definizione anticipata ex art. 380-bis c.p.c. Tale atto sottrae il ricorso alla decisione accelerata e impone l’estinzione. Sotto il profilo delle spese, l’art. 391 comma 4 c.p.c. è categorico: la condanna alle spese può essere evitata solo se le altre parti hanno aderito alla rinuncia. Poiché nel caso di specie l’ente resistente non aveva manifestato alcuna adesione, il ricorrente è stato condannato al pagamento di 5.000 euro. Infine, la Corte ha escluso l’applicazione del ‘raddoppio’ del contributo unificato, poiché l’estinzione per rinuncia non equivale a un rigetto o a una dichiarazione di inammissibilità.

Le conclusioni

In conclusione, la rinuncia al ricorso si conferma uno strumento efficace per chiudere un contenzioso rischioso, ma non esenta automaticamente dal pagamento delle parcelle della controparte. La strategia difensiva deve quindi prevedere, ove possibile, una negoziazione preventiva con il controricorrente per ottenere un’adesione formale alla rinuncia, condizione necessaria per ottenere la compensazione integrale delle spese ed evitare esborsi significativi al termine del giudizio di legittimità.

La rinuncia al ricorso deve essere accettata dalla controparte?
No, la rinuncia produce l’estinzione del processo anche senza l’accettazione della controparte, determinando il passaggio in giudicato della sentenza impugnata.

Cosa succede alle spese legali se la controparte non aderisce alla rinuncia?
Se la controparte non aderisce formalmente alla rinuncia, il ricorrente che rinuncia viene solitamente condannato al pagamento delle spese legali sostenute dalla controparte.

Si paga il doppio contributo unificato in caso di rinuncia?
No, in caso di estinzione del giudizio per rinuncia non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato prevista per il rigetto o l’inammissibilità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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