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Rimessione in termini e lockdown: la guida

Un cittadino ha richiesto la rimessione in termini per impugnare una sentenza di condanna, sostenendo di essere stato impossibilitato a recarsi dal proprio avvocato a causa delle restrizioni pandemiche (zona rossa). La Corte d’Appello ha dichiarato l’appello inammissibile perché tardivo, rilevando che gli studi professionali erano comunque accessibili tramite autocertificazione e che l’impugnazione poteva essere gestita telematicamente. La Cassazione ha confermato tale decisione, sottolineando che il ricorrente non ha contestato la possibilità del deposito telematico, rendendo definitiva questa motivazione.

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Pubblicato il 24 marzo 2026 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rimessione in termini: quando il lockdown non giustifica il ritardo

La questione della rimessione in termini durante il periodo emergenziale ha generato numerosi dubbi interpretativi. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i confini di questo istituto in relazione alle restrizioni di movimento imposte durante la pandemia di Covid-19.

Il caso e il contesto normativo

Un soggetto, condannato in primo grado al pagamento di una somma e alla messa in sicurezza di un sito, ha proposto appello oltre i termini di legge. La difesa ha invocato la rimessione in termini sostenendo che l’istituzione di una ‘zona rossa’ nel proprio comune avesse impedito il ritiro del fascicolo cartaceo presso lo studio legale. Secondo questa tesi, l’impossibilità fisica di spostamento costituiva una causa non imputabile idonea a giustificare il ritardo.

La decisione della Corte d’Appello

I giudici di secondo grado hanno respinto l’istanza di rimessione in termini, fondando la decisione su due ragioni principali. In primo luogo, le ordinanze restrittive consentivano comunque gli spostamenti per motivi di necessità o lavoro, inclusa la visita a studi professionali muniti di autocertificazione. In secondo luogo, e in modo decisivo, la normativa vigente sul processo civile telematico permetteva il deposito dell’appello senza la necessità di un incontro fisico tra cliente e avvocato.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile applicando il principio delle ‘plurime rationes decidendi’. Quando una sentenza si fonda su più ragioni autonome, il ricorrente ha l’onere di impugnarle tutte efficacemente. Nel caso di specie, il ricorrente si è limitato a contestare l’interpretazione delle restrizioni agli spostamenti fisici, ma non ha minimamente censurato la seconda motivazione della Corte d’Appello: la possibilità di procedere al deposito telematico dell’atto. Poiché quest’ultima ragione è da sola sufficiente a reggere la decisione di inammissibilità dell’appello, la mancata impugnazione ha comportato il passaggio in giudicato di tale punto, rendendo inutile l’esame della prima doglianza. Inoltre, la Corte ha ribadito che la compensazione delle spese è una facoltà discrezionale del giudice e non un diritto della parte.

Le conclusioni

In conclusione, la rimessione in termini non può essere concessa se esistono strumenti alternativi, come il deposito telematico, per rispettare le scadenze processuali. La sentenza sottolinea l’importanza di una strategia difensiva completa che affronti ogni singola motivazione del provvedimento impugnato. La mera difficoltà logistica legata agli spostamenti fisici non costituisce un impedimento assoluto se la tecnologia consente l’espletamento delle attività legali. Il ricorso è stato dunque rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali e del doppio contributo unificato.

Il lockdown giustifica sempre il ritardo nel deposito di un atto?
No, la Cassazione ha stabilito che se l’atto può essere depositato telematicamente o se lo spostamento è giustificabile per necessità, il ritardo è imputabile alla parte.

Cosa succede se non si impugnano tutte le motivazioni di una sentenza?
Se una sentenza si basa su più ragioni indipendenti e ne viene contestata solo una, le altre diventano definitive e il ricorso viene dichiarato inammissibile.

È possibile ottenere la compensazione delle spese legali?
La compensazione delle spese è una scelta discrezionale del giudice e non esiste un diritto automatico a ottenerla, anche in presenza di situazioni istruttorie complesse.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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