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Retribuzione ferie: indennità variabili incluse

Una società di trasporti ha contestato l’inclusione di indennità variabili nella retribuzione ferie dei suoi dipendenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in linea con il diritto europeo, la retribuzione durante le ferie deve essere paragonabile a quella ordinaria per non dissuadere i lavoratori dal fruirne. La Corte ha inoltre chiarito che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Retribuzione ferie: la Cassazione include le indennità variabili

Con l’ordinanza n. 33803/2023, la Corte di Cassazione torna su un tema cruciale per il diritto del lavoro: il calcolo della retribuzione ferie. La Corte ha stabilito che tutte le indennità strettamente connesse alla prestazione lavorativa, anche se di natura variabile, devono essere incluse nello stipendio percepito durante le vacanze. Questa decisione si fonda sul principio, di derivazione europea, che una paga ridotta durante le ferie può dissuadere il lavoratore dal goderne, ledendo un diritto fondamentale.

I fatti di causa

La vicenda ha origine dal ricorso di alcuni dipendenti di un’importante società di trasporti, tutti con la qualifica di macchinisti. I lavoratori chiedevano che nel calcolo della loro retribuzione durante le ferie venissero inclusi alcuni compensi specifici: l’incentivo per l’attività di condotta oraria, l’indennità per l’attività di riserva e i compensi legati all’assenza dalla residenza. Questi importi, pur essendo percepiti in modo continuativo durante l’attività lavorativa, venivano esclusi dalla busta paga durante il periodo feriale.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano dato ragione ai lavoratori, condannando la società al pagamento delle differenze retributive. La società, tuttavia, ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la contrattazione collettiva aziendale escludeva esplicitamente tali voci dalla base di calcolo e che la riduzione dello stipendio non era così significativa da costituire un deterrente al godimento delle ferie.

L’analisi della Corte sulla retribuzione ferie e il diritto europeo

La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi del ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. Il fulcro dell’argomentazione risiede nell’interpretazione dell’art. 7 della Direttiva europea 2003/88/CE, che garantisce il diritto a ferie annuali retribuite.

Secondo la giurisprudenza costante della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), la finalità di questa norma è duplice: permettere al lavoratore di riposarsi e di disporre di un periodo di svago e relax. Per raggiungere questo obiettivo, è essenziale che il lavoratore si trovi, durante le ferie, in una condizione economica paragonabile a quella dei periodi di lavoro. Una diminuzione “sensibile” della retribuzione potrebbe, infatti, indurre il lavoratore a rinunciare alle ferie per non subire una perdita economica. Questo è il cosiddetto “effetto dissuasivo” che il diritto europeo mira a prevenire.

La Cassazione ha ribadito che la nozione di “retribuzione” da prendere a riferimento è quella europea: essa comprende qualsiasi importo pecuniario che sia in rapporto di collegamento con l’esecuzione delle mansioni e correlato allo status personale e professionale del lavoratore. Le indennità richieste dai macchinisti, essendo tipiche della loro mansione e percepite con continuità, rientrano pienamente in questa definizione.

La questione della prescrizione nel rapporto di lavoro

Un altro motivo di ricorso respinto dalla Corte riguardava la decorrenza della prescrizione dei crediti di lavoro. La società sosteneva che il termine quinquennale dovesse decorrere durante lo svolgimento del rapporto. La Cassazione, tuttavia, ha confermato il suo più recente orientamento (formatosi dopo le riforme del 2012 e 2015).

Poiché le recenti modifiche legislative hanno indebolito il regime di stabilità del posto di lavoro a tempo indeterminato, il lavoratore potrebbe essere indotto a non far valere i propri diritti per timore di ritorsioni, come il licenziamento. Di conseguenza, il termine di prescrizione per i crediti retributivi non decorre in costanza di rapporto, ma solo dalla sua cessazione.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la sua decisione su principi consolidati. In primo luogo, ha affermato l’efficacia vincolante, diretta e prevalente delle sentenze della CGUE sull’ordinamento nazionale. La nozione europea di retribuzione feriale è un principio che non può essere derogato dalla contrattazione collettiva o dalla legge nazionale se queste portano a un risultato deteriore per il lavoratore. Il giudice di merito ha correttamente eseguito una verifica ex ante della potenziale dissuasività della mancata erogazione delle indennità, concludendo che la diminuzione retributiva era idonea a scoraggiare la fruizione delle ferie. Infine, sulla prescrizione, la motivazione si basa sulla tutela del lavoratore come parte debole del contratto, la cui libertà di agire in giudizio non deve essere compressa dal timore di perdere il lavoro.

Le conclusioni

L’ordinanza ha importanti implicazioni pratiche. Per i datori di lavoro, significa che il calcolo della retribuzione durante le ferie deve includere tutte le componenti retributive continuative e intrinsecamente legate alla mansione, non solo la paga base fissa. Escluderle espone al rischio di contenziosi e condanne al pagamento di differenze retributive. Per i lavoratori, questa sentenza rappresenta una forte tutela del diritto al riposo e chiarisce che possono far valere i propri crediti retributivi anche a distanza di tempo, poiché la prescrizione inizia a decorrere solo al termine del rapporto lavorativo.

Le indennità variabili, come quelle di condotta o di riserva, devono essere incluse nello stipendio durante le ferie?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che qualsiasi importo pecuniario strettamente collegato all’esecuzione delle mansioni e allo status professionale del lavoratore deve essere incluso nella retribuzione feriale. Escluderli potrebbe dissuadere il lavoratore dal godere delle ferie.

La contrattazione collettiva può escludere alcune voci retributive dal calcolo delle ferie?
No, la contrattazione collettiva non può derogare al principio di derivazione europea secondo cui la retribuzione durante le ferie deve essere sostanzialmente equiparabile a quella ordinaria. Una normativa interna o contrattuale che determini una sensibile diminuzione della paga è in contrasto con la Direttiva 2003/88/CE.

Quando inizia a decorrere la prescrizione per i crediti di lavoro, come le differenze retributive sulle ferie?
La Corte ha affermato che, a seguito delle riforme del mercato del lavoro (dal 2012 in poi), il termine di prescrizione per i crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro, e non durante il suo svolgimento. Questo per via della ridotta stabilità del posto di lavoro, che potrebbe indurre il lavoratore a non agire per timore di ritorsioni.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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