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Retribuzione feriale: quali indennità spettano?

La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di alcuni macchinisti ferroviari a percepire una retribuzione feriale comprensiva delle indennità di condotta, riserva e assenza dalla residenza. La decisione ribadisce che il compenso durante le ferie deve essere equiparabile a quello ordinario per non dissuadere il lavoratore dal fruire del riposo. Inoltre, è stato chiarito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla fine del rapporto di lavoro qualora non vi sia una tutela reale contro il licenziamento, garantendo così una maggiore protezione ai lavoratori.

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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Retribuzione feriale: le indennità accessorie sono obbligatorie

Il calcolo della retribuzione feriale rappresenta un tema di fondamentale importanza per garantire l’effettività del diritto al riposo annuale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di alcuni dipendenti del settore trasporti, stabilendo principi chiari sulla composizione del compenso spettante durante i giorni di ferie.

Il caso e la decisione

Alcuni lavoratori, con qualifica di macchinisti, hanno agito in giudizio per ottenere l’inclusione di specifiche indennità (condotta, riserva e assenza dalla residenza) nel calcolo della paga durante le ferie. L’azienda datrice di lavoro si era opposta, sostenendo che tali voci fossero legate esclusivamente all’effettiva prestazione lavorativa. Tuttavia, sia i giudici di merito che la Suprema Corte hanno dato ragione ai dipendenti, confermando che la retribuzione feriale non può essere inferiore a quella percepita abitualmente.

Il principio di non dissuasione

La giurisprudenza europea, recepita dai giudici italiani, sottolinea che il lavoratore deve trovarsi, durante le ferie, in una situazione retributiva sostanzialmente equiparabile a quella dei periodi di lavoro. Una diminuzione dello stipendio durante il riposo potrebbe infatti agire come deterrente, spingendo il dipendente a rinunciare alle ferie per non subire perdite economiche. Questo contrasterebbe con la finalità di tutela della salute e della sicurezza prevista dalla Direttiva 2003/88/CE.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla natura delle indennità contestate. Esse sono state ritenute strettamente correlate allo status professionale del lavoratore e all’esecuzione delle mansioni ordinarie previste dal contratto collettivo. Poiché tali compensi venivano erogati con continuità e incidevano in modo non residuale sul trattamento economico mensile, la loro esclusione dal calcolo delle ferie è stata giudicata illegittima. La Corte ha inoltre respinto l’eccezione di prescrizione sollevata dall’azienda, confermando che, nei rapporti di lavoro non assistiti da stabilità reale dopo le riforme del 2012 e 2015, il termine prescrizionale inizia a decorrere solo al termine del rapporto di lavoro.

Le conclusioni

Le conclusioni di questo provvedimento rafforzano la tutela del lavoratore, imponendo alle aziende una revisione dei criteri di calcolo della retribuzione feriale. Non è più possibile escludere voci retributive fisse e continuative semplicemente perché legate a specifiche modalità della prestazione. Per i datori di lavoro, ciò implica la necessità di adeguare i sistemi paghe per evitare contenziosi seriali, mentre per i lavoratori si traduce nella certezza di un riposo retribuito in modo equo e conforme ai parametri costituzionali ed europei.

Quali voci devono essere incluse nel calcolo della retribuzione durante le ferie?
Devono essere inclusi tutti i compensi pecuniari che sono in rapporto di collegamento con l’esecuzione delle mansioni e correlati allo status professionale del lavoratore.

Cosa succede se l’azienda riduce lo stipendio durante il periodo di ferie?
Tale pratica è considerata illegittima poiché ha un effetto dissuasivo che potrebbe indurre il lavoratore a non usufruire del riposo annuale garantito dalla legge.

Quando scade il termine per richiedere differenze retributive sulle ferie?
In assenza di stabilità reale del rapporto di lavoro, la prescrizione di cinque anni inizia a decorrere solo dalla data di cessazione definitiva del rapporto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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