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Retribuzione feriale: le indennità vanno incluse

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 19992/2024, ha stabilito che le indennità accessorie, come quella di assenza dalla residenza e di utilizzazione professionale, devono essere incluse nella retribuzione feriale. La decisione si fonda sul principio del diritto europeo secondo cui la retribuzione durante le ferie non deve essere inferiore a quella ordinaria, per non scoraggiare il lavoratore dal godere del proprio diritto al riposo. Di conseguenza, il ricorso dell’azienda di trasporti è stato respinto, confermando le sentenze dei gradi precedenti a favore dei lavoratori.

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Pubblicato il 19 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Retribuzione feriale: anche le indennità accessorie entrano nel calcolo

Il diritto alle ferie è un pilastro fondamentale del diritto del lavoro, ma come si calcola la giusta paga durante questo periodo? La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio cruciale: la retribuzione feriale deve includere tutte le voci retributive connesse alla mansione, per non scoraggiare i lavoratori dal godere del meritato riposo. Analizziamo questa importante decisione.

I fatti del caso: macchinisti contro un’azienda di trasporti

La vicenda ha origine dal ricorso di un gruppo di macchinisti dipendenti di una nota società di trasporti ferroviari. I lavoratori lamentavano la mancata inclusione di due specifiche indennità nella loro retribuzione durante le ferie: l’indennità di assenza dalla residenza e l’indennità di utilizzazione professionale (IUP). Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano dato ragione ai dipendenti, condannando l’azienda al pagamento delle differenze retributive.

L’azienda, non accettando la decisione, ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo, tra le altre cose, una non corretta interpretazione del diritto dell’Unione Europea e il ruolo preminente della contrattazione collettiva nella determinazione della retribuzione.

La questione giuridica e l’impatto sulla retribuzione feriale

Il cuore della questione legale ruota attorno all’interpretazione dell’articolo 7 della Direttiva UE 2003/88/CE. Secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), la retribuzione corrisposta durante le ferie deve essere tale da porre il lavoratore in una situazione economica paragonabile a quella dei periodi di lavoro.

Una diminuzione sensibile dello stipendio durante le ferie, dovuta all’esclusione di alcune voci retributive, potrebbe avere un “effetto dissuasivo”, inducendo il lavoratore a rinunciare al proprio diritto al riposo per non subire una perdita economica. La Corte era quindi chiamata a valutare se le indennità in questione fossero così strettamente legate all’esecuzione delle mansioni da dover essere considerate parte della retribuzione ordinaria.

La decisione della Cassazione sulla retribuzione feriale

La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso dell’azienda, confermando la sentenza della Corte d’Appello. Gli Ermellini hanno stabilito che entrambe le indennità devono essere incluse nel calcolo della retribuzione feriale.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha basato la sua decisione su diversi punti cardine:

1. Principio del Diritto UE: La Corte ha ribadito la supremazia dell’interpretazione fornita dalla CGUE. La finalità della normativa europea è garantire un riposo effettivo, e qualsiasi prassi che disincentivi il godimento delle ferie è incompatibile con tale obiettivo. La retribuzione feriale deve comprendere qualsiasi importo pecuniario che sia in rapporto di collegamento con l’esecuzione delle mansioni e correlato allo status personale e professionale del lavoratore.

2. Nesso con la mansione: I giudici hanno ritenuto evidente lo stretto legame tra le indennità e le mansioni di macchinista. L’indennità di assenza dalla residenza compensa il disagio di non avere un luogo fisso di lavoro e di essere costantemente in movimento. L’indennità di utilizzazione professionale (nella sua parte variabile) è anch’essa una voce ordinariamente corrisposta e intrinsecamente collegata alle mansioni tipiche.

3. Irrilevanza della contrattazione collettiva contraria: La Corte ha chiarito che né la contrattazione collettiva né quella aziendale possono derogare a principi fondamentali del diritto sociale europeo. Pertanto, eventuali accordi che escludano tali voci dal calcolo della retribuzione feriale sono da considerarsi non validi in quanto contrastanti con una norma imperativa di derivazione europea.

4. Prescrizione: È stato respinto anche il motivo relativo alla prescrizione quinquennale dei crediti. La Corte ha confermato il proprio orientamento secondo cui, nei rapporti di lavoro a tempo indeterminato (dopo le riforme del 2012 e 2015), il termine di prescrizione decorre solo dalla cessazione del rapporto, data l’assenza di un regime di stabilità reale che metta il lavoratore al riparo dal timore di ritorsioni.

Le conclusioni

Questa ordinanza consolida un principio di fondamentale importanza per la tutela dei diritti dei lavoratori. La retribuzione feriale non può essere “svuotata” escludendo componenti salariali che, sebbene variabili, sono una parte costante e qualificante della paga ordinaria. I datori di lavoro devono quindi prestare massima attenzione nel calcolare la retribuzione per le ferie, assicurandosi che essa sia onnicomprensiva e rifletta fedelmente quanto il dipendente percepisce durante i periodi di attività lavorativa. La decisione evidenzia ancora una volta come il diritto dell’Unione Europea influenzi direttamente e in modo vincolante l’ordinamento nazionale, garantendo tutele minime inderogabili a favore dei lavoratori.

Le indennità variabili, come quella di assenza dalla residenza, devono essere incluse nella retribuzione durante le ferie?
Sì, secondo la Corte di Cassazione, qualsiasi indennità che sia intrinsecamente collegata all’esecuzione delle mansioni e allo status del lavoratore deve essere inclusa nella retribuzione feriale, per evitare di creare un disincentivo economico al godimento delle ferie.

La contrattazione collettiva può escludere alcune voci retributive dal calcolo della paga per le ferie?
No. La Corte ha chiarito che la contrattazione collettiva non può derogare ai principi fondamentali del diritto sociale dell’Unione Europea. Pertanto, un accordo collettivo che escluda dal calcolo della retribuzione feriale delle voci retributive intrinsecamente connesse alla mansione è in contrasto con la Direttiva 2003/88/CE e non può essere applicato.

Da quando inizia a decorrere la prescrizione per i crediti retributivi in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato?
La Corte ha ribadito che, a seguito delle riforme che hanno modificato il regime di stabilità del posto di lavoro (legge n. 92/2012 e d.lgs. n. 23/2015), la prescrizione dei crediti di lavoro decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro, e non in costanza di esso, poiché il lavoratore non è più protetto da un regime di stabilità reale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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