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Retribuzione feriale: incluse le indennità variabili

Una società di trasporti ferroviari ha negato a un macchinista l’inclusione di indennità variabili nella retribuzione durante le ferie. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, stabilendo che la retribuzione feriale deve comprendere tutte le voci retributive collegate alla mansione per non creare un deterrente economico al godimento delle ferie, in linea con il diritto dell’Unione Europea. Ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto.

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Pubblicato il 19 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Retribuzione feriale: la Cassazione include le indennità variabili

Il calcolo della retribuzione feriale è un tema cruciale nel diritto del lavoro, con implicazioni dirette sul benessere dei lavoratori. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 19991/2024, ha ribadito un principio fondamentale: lo stipendio percepito durante le ferie non deve essere inferiore a quello ordinario, per non scoraggiare il lavoratore dal godere del suo diritto al riposo. Vediamo nel dettaglio il caso e le motivazioni della Corte.

Il caso: indennità variabili e calcolo della retribuzione feriale

Un macchinista, dipendente di una società di trasporti ferroviari, si era rivolto al Tribunale per ottenere il riconoscimento del suo diritto a includere due specifiche indennità nel calcolo della paga durante le ferie: l’indennità di assenza dalla residenza e l’indennità di utilizzazione professionale (IUP). Queste voci, di natura variabile, erano state escluse dal datore di lavoro dal computo della retribuzione feriale.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano dato ragione al lavoratore, condannando la società al pagamento delle differenze retributive per il periodo dal 2013 al 2021. La società ha quindi deciso di ricorrere in Cassazione, sollevando diverse questioni relative all’interpretazione del diritto nazionale e dell’Unione Europea.

L’intervento della Corte di Cassazione e il principio UE

La Suprema Corte ha respinto il ricorso della società, confermando le decisioni dei giudici di merito. Il fulcro della decisione risiede nell’interpretazione dell’art. 7 della Direttiva europea 2003/88/CE, che garantisce a ogni lavoratore il diritto a ferie annuali retribuite.

Secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), richiamata dalla Cassazione, la finalità di questo diritto è duplice: permettere al lavoratore di riposarsi e di disporre di un periodo di svago e relax. Questo obiettivo sarebbe compromesso se il lavoratore subisse uno svantaggio economico prendendo le ferie.

L’effetto dissuasivo di una paga ridotta sulla retribuzione feriale

La Corte ha spiegato che la retribuzione feriale deve comprendere qualsiasi importo pecuniario che sia intrinsecamente collegato all’esecuzione delle mansioni e allo status del lavoratore. Se durante le ferie il lavoratore percepisce una retribuzione inferiore a quella che riceverebbe lavorando, potrebbe essere indotto a rinunciare al suo diritto al riposo. Questo “effetto dissuasivo” è incompatibile con le finalità della normativa europea.

Nel caso specifico, le indennità per l’assenza dalla residenza e l’IUP sono state considerate strettamente connesse alle mansioni tipiche del macchinista, il cui lavoro comporta continui spostamenti e disagio. Pertanto, escluderle dal calcolo della paga feriale costituirebbe un’illegittima penalizzazione economica.

La questione della prescrizione dei crediti di lavoro

Un altro punto importante affrontato dalla Corte riguarda la prescrizione quinquennale dei crediti di lavoro. La società sosteneva che parte delle richieste del lavoratore fosse prescritta. La Cassazione ha rigettato anche questo motivo, ribadendo un orientamento ormai consolidato.

A seguito delle riforme del mercato del lavoro (Legge n. 92/2012 e D.Lgs. n. 23/2015), il regime di stabilità del posto di lavoro a tempo indeterminato è stato indebolito. In questa situazione di minore tutela contro il licenziamento illegittimo, il lavoratore potrebbe essere timoroso di far valere i propri diritti per paura di ritorsioni. Per questa ragione, la Corte ha stabilito che il termine di prescrizione dei crediti retributivi non decorre in costanza di rapporto, ma solo dalla sua cessazione.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla necessità di dare un’interpretazione della normativa nazionale conforme al diritto dell’Unione Europea. Il principio cardine è che il diritto alle ferie è un diritto fondamentale e irrinunciabile. Qualsiasi prassi aziendale o clausola contrattuale che, di fatto, penalizzi economicamente il lavoratore che va in ferie è da considerarsi illegittima. La nozione di retribuzione da considerare deve essere onnicomprensiva, includendo tutte le voci che sono ordinariamente corrisposte in relazione alla prestazione lavorativa e che sono legate allo status professionale. Per quanto riguarda la prescrizione, la Corte ha agito a tutela del lavoratore, riconoscendo che la precarizzazione del rapporto di lavoro, anche a tempo indeterminato, crea una condizione di debolezza che giustifica la sospensione della decorrenza della prescrizione fino alla fine del rapporto, momento in cui il lavoratore può agire senza timore di subire un licenziamento.

Le conclusioni

L’ordinanza della Cassazione rafforza la tutela del diritto al riposo dei lavoratori, allineando la giurisprudenza italiana ai principi europei. La decisione chiarisce che il calcolo della retribuzione feriale deve garantire al dipendente una situazione economica sostanzialmente identica a quella dei periodi lavorativi. Le aziende devono quindi prestare la massima attenzione a includere nel calcolo tutte le indennità collegate in modo intrinseco alle mansioni svolte, anche se di importo variabile. Inoltre, viene confermato un importante principio a favore dei lavoratori sulla decorrenza della prescrizione dei crediti, che parte solo dal momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Le indennità variabili, come quella per l’assenza dalla residenza, devono essere incluse nel calcolo della retribuzione feriale?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, devono essere incluse tutte le voci retributive che hanno un collegamento intrinseco con l’esecuzione delle mansioni e con lo status personale e professionale del lavoratore, poiché la loro esclusione potrebbe dissuadere il dipendente dal godere delle ferie.

Perché una diminuzione della retribuzione durante le ferie è considerata contraria al diritto dell’Unione Europea?
Perché creerebbe uno svantaggio economico per il lavoratore, inducendolo a non esercitare il proprio diritto fondamentale al riposo. Questo contrasta con l’obiettivo della Direttiva 2003/88/CE, che mira a garantire un effettivo recupero psicofisico.

Da quando decorre la prescrizione per i crediti di lavoro in un rapporto a tempo indeterminato dopo le riforme del 2012 e 2015?
La prescrizione decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro. La Corte ritiene che, a causa dell’indebolimento del regime di stabilità reale, il lavoratore non sia sufficientemente tutelato per far valere i propri diritti durante il rapporto senza timore di ritorsioni, pertanto il termine rimane sospeso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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