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Retribuzione feriale: calcolo indennità macchinisti

La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dei macchinisti ferroviari a includere nella **retribuzione feriale** le indennità di condotta e di riserva. La decisione ribadisce che il compenso durante le ferie deve essere equivalente a quello ordinario per non scoraggiare il lavoratore dal fruire del riposo annuale. La Corte ha inoltre chiarito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla fine del rapporto di lavoro, data la mancanza di stabilità garantita dalle riforme legislative del 2012 e 2015.

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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Retribuzione feriale: la Cassazione tutela il riposo dei lavoratori

La corretta determinazione della retribuzione feriale è un tema centrale per garantire l’effettività del diritto al riposo. Recentemente, la Suprema Corte ha analizzato il caso di alcuni dipendenti di un’azienda di trasporti con mansioni di macchinista, i quali lamentavano il mancato computo di alcune indennità specifiche nel calcolo dello stipendio durante le ferie.

Il caso della retribuzione feriale nel settore trasporti

I lavoratori avevano agito in giudizio per ottenere l’inclusione delle indennità di condotta, di riserva e di assenza dalla residenza nella base di calcolo feriale. Secondo i ricorrenti, l’esclusione di tali voci rendeva lo stipendio durante le ferie sensibilmente inferiore a quello percepito durante i mesi di attività ordinaria. Il Tribunale e la Corte d’Appello avevano già dato ragione ai dipendenti, dichiarando la nullità delle clausole dei contratti collettivi che limitavano il computo della retribuzione.

La decisione della Cassazione sulla retribuzione feriale

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell’azienda, confermando che la nozione di retribuzione feriale deve essere interpretata in conformità al diritto dell’Unione Europea. Il principio cardine è che il lavoratore deve percepire la sua retribuzione ordinaria anche durante il riposo. Qualsiasi diminuzione economica significativa potrebbe infatti agire come deterrente, spingendo il dipendente a rinunciare alle ferie per non subire perdite salariali.

Le indennità richieste dai macchinisti non sono state considerate rimborsi spese o compensi per disagi occasionali, ma elementi intrinsecamente connessi allo status professionale e alle mansioni ordinarie. La loro incidenza sul totale mensile, stimata tra il 25% e il 30%, rendeva la loro esclusione palesemente contraria alle finalità di tutela della salute e sicurezza previste dalla normativa europea.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, che impone di mantenere la retribuzione ordinaria durante le ferie annuali. I giudici hanno evidenziato che le indennità di condotta e di riserva sono corrisposte in modo continuativo e sono legate alle mansioni tipiche del macchinista. Pertanto, esse devono far parte del calcolo feriale. Riguardo alla prescrizione, la Corte ha stabilito che, nei rapporti di lavoro non assistiti da stabilità reale dopo la Legge Fornero del 2012, il termine quinquennale per richiedere gli arretrati inizia a decorrere solo al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Le conclusioni

Le conclusioni della sentenza stabiliscono un precedente importante per tutti i settori caratterizzati da indennità fisse legate alla mansione. Le aziende non possono utilizzare la contrattazione collettiva per ridurre il trattamento economico feriale al di sotto della soglia della retribuzione ordinaria. Per i lavoratori, questa decisione rappresenta una garanzia fondamentale per l’esercizio effettivo del diritto alle ferie senza pregiudizi economici. La stabilità del rapporto di lavoro influisce direttamente sulla decorrenza della prescrizione, ampliando i tempi per la tutela dei diritti retributivi maturati.

Quali indennità devono essere incluse nella retribuzione durante le ferie?
Devono essere incluse tutte le indennità che sono intrinsecamente connesse alle mansioni ordinarie del lavoratore e che hanno carattere continuativo, come l’indennità di condotta per i macchinisti.

Cosa succede se il contratto collettivo esclude alcune voci dal calcolo feriale?
Le clausole dei contratti collettivi o aziendali che escludono tali voci sono considerate nulle se determinano una riduzione della retribuzione tale da dissuadere il lavoratore dal fruire delle ferie.

Da quando decorre il termine per chiedere le differenze retributive?
Per i rapporti di lavoro privi di stabilità garantita, la prescrizione quinquennale dei crediti retributivi inizia a decorrere solo dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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