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Retribuzione contratto formazione: no all’emolumento

Un dipendente di un’azienda di trasporti, assunto con contratto di formazione e lavoro poi trasformato a tempo indeterminato, ha richiesto un elemento retributivo (ERS) che un accordo aziendale del 2000 riservava al solo personale già a tempo indeterminato. La Corte d’Appello gli aveva dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Secondo la Suprema Corte, tale esclusione è legittima perché l’emolumento non era legato all’anzianità di servizio, ma nasceva da una riorganizzazione di precedenti voci retributive destinate a una specifica platea di lavoratori. Di conseguenza, la domanda del lavoratore è stata respinta.

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Pubblicato il 6 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Retribuzione Contratto Formazione: Quando un Emolumento Può Essere Escluso

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 28438/2024, ha affrontato un’importante questione sulla retribuzione nel contratto formazione, stabilendo che un accordo aziendale può legittimamente escludere da un emolumento specifico i lavoratori assunti con tale contratto, anche se successivamente stabilizzati. Questa decisione chiarisce i limiti dell’autonomia contrattuale collettiva e la differenza tra anzianità di servizio e specifici requisiti per l’accesso a determinate voci dello stipendio.

I Fatti di Causa

Il caso ha origine dalla richiesta di un lavoratore, dipendente di un’azienda di trasporto pubblico, assunto nel 1999 con un Contratto di Formazione e Lavoro (CFL) di 24 mesi, poi trasformato in contratto a tempo indeterminato. Il dipendente rivendicava il diritto a percepire l'”Elemento di Riordino del Sistema Retributivo” (ERS), un emolumento introdotto da un accordo aziendale dell’11 luglio 2000.

Tale accordo prevedeva che l’ERS spettasse esclusivamente al “personale in forza a tempo indeterminato alla data della stipula”. La Corte d’Appello aveva accolto la tesi del lavoratore, sostenendo che l’accordo dovesse essere interpretato in modo estensivo, includendo anche chi, come lui, era stato assunto con un CFL poi convertito. L’azienda, non condividendo tale interpretazione, ha presentato ricorso per cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’azienda, cassando la sentenza d’appello e respingendo definitivamente la domanda del lavoratore. Gli ermellini hanno affermato che la clausola dell’accordo aziendale non viola alcuna norma di legge né introduce un trattamento discriminatorio.

La Corte ha stabilito che la Corte d’Appello ha errato nell’interpretare la volontà delle parti collettive. L’accordo era chiaro nel limitare il beneficio a una specifica categoria di dipendenti: quelli con un contratto a tempo indeterminato già in essere al momento della firma. L’esclusione dei lavoratori con contratto di formazione non rappresenta una violazione dei principi di parità di trattamento in questo specifico contesto.

Analisi sulla retribuzione nel contratto formazione

Il fulcro della decisione risiede nella natura stessa dell’ERS. La Cassazione ha chiarito che questo emolumento non era legato all’anzianità di servizio del lavoratore. Pertanto, il principio secondo cui il periodo di formazione va computato nell’anzianità di servizio non è pertinente in questo caso.

L’ERS era stato istituito per riordinare e unificare una serie di elementi retributivi preesistenti (premi e indennità risalenti agli anni ’80 e ’90) che venivano percepiti solo da una certa platea di lavoratori. L’obiettivo era razionalizzare la struttura retributiva, consolidando queste voci in un unico elemento per chi già ne beneficiava, ovvero il personale a tempo indeterminato.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione sulla base di un consolidato orientamento giurisprudenziale. Le clausole della contrattazione collettiva che, nel contesto di una riforma della retribuzione, distinguono tra lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori con contratto di formazione sono legittime. Tale distinzione non è discriminatoria quando equipara i lavoratori in formazione al personale di nuova assunzione, senza incidere sulla conservazione dell’anzianità di servizio per altri istituti.

L’emolumento in questione non era una nuova voce retributiva basata sull’anzianità, ma una “confluenza” di voci pregresse. Era, in sostanza, una misura di salvaguardia per i lavoratori già stabilizzati, volta a evitare decurtazioni dello stipendio a seguito della riorganizzazione contrattuale. Di conseguenza, escludere coloro che, alla data dell’accordo, non percepivano tali voci (come i lavoratori con CFL) è una scelta legittima delle parti sociali, che non viola il principio di non discriminazione né disconosce l’anzianità maturata durante il periodo di formazione per altri fini contrattuali.

Le Conclusioni

Questa ordinanza conferma un principio importante: l’autonomia della contrattazione collettiva permette di definire trattamenti retributivi differenziati, a condizione che tali differenze siano basate su ragioni oggettive e non discriminatorie. La distinzione tra anzianità di servizio, che ha valenza generale, e specifici presupposti per l’erogazione di un emolumento è cruciale. Le aziende e le parti sociali possono legittimamente creare voci retributive destinate a riorganizzare compensi preesistenti per una specifica categoria di lavoratori, senza che ciò si estenda automaticamente a tutti i dipendenti, specialmente se assunti con tipologie contrattuali diverse al momento della stipula dell’accordo.

Un lavoratore assunto con contratto di formazione e lavoro ha diritto agli stessi elementi retributivi dei colleghi a tempo indeterminato?
Non necessariamente. Secondo la sentenza, se un accordo collettivo aziendale istituisce un elemento retributivo specifico per riordinare compensi pregressi e lo riserva esplicitamente al solo personale già a tempo indeterminato, tale esclusione è legittima e non discriminatoria.

Il periodo di formazione e lavoro va sempre calcolato nell’anzianità di servizio?
Sì, il periodo di formazione e lavoro viene computato nell’anzianità di servizio. Tuttavia, la sentenza chiarisce che questo principio non si applica automaticamente a tutti gli istituti contrattuali. Se un emolumento non è basato sull’anzianità ma su altri presupposti (come in questo caso, la riorganizzazione di voci preesistenti per una specifica platea), il computo dell’anzianità non è sufficiente a fondare il diritto a percepirlo.

Perché la Corte ha escluso il diritto del lavoratore all’Elemento di Riordino del Sistema Retributivo (ERS)?
La Corte lo ha escluso perché l’ERS non era un beneficio legato all’anzianità di servizio, ma un elemento “determinato per confluenza” di precedenti voci retributive che il lavoratore, in quanto assunto con contratto di formazione, non percepiva al momento dell’accordo. L’accordo mirava a razionalizzare la retribuzione del personale già a tempo indeterminato, e la sua limitazione a tale categoria è stata ritenuta una scelta legittima delle parti sociali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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