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Responsabilità medica ginecologica: il risarcimento

Il Tribunale ha accertato la responsabilità medica ginecologica di una specialista che non ha prescritto accertamenti necessari a fronte di esami delle urine anomali. Tale omissione ha causato un’infezione non trattata, portando al parto prematuro e alla morte del neonato. Il giudice ha riconosciuto il danno da perdita del rapporto parentale applicando le tabelle milanesi.

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Pubblicato il 26 marzo 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Responsabilità medica ginecologica e perdita del neonato

Il tema della responsabilità medica ginecologica assume una rilevanza centrale quando l’omissione di controlli di routine compromette l’esito di una gravidanza. Una recente sentenza del Tribunale di Cagliari ha affrontato un caso drammatico riguardante il decesso di un neonato a seguito di un’infezione materna non diagnosticata tempestivamente dalla specialista di fiducia.

I fatti del caso

Una donna, giunta alla gravidanza tramite fecondazione assistita, veniva seguita da una ginecologa privata. Durante i mesi estivi, due esami delle urine avevano evidenziato la presenza di batteri e leucociti, segnali tipici di un’infezione in corso. Nonostante tali anomalie, la medica non prescriveva ulteriori accertamenti, come l’urinocoltura o un tampone vaginale, limitandosi a definire gli esami come nella norma.

Pochi giorni dopo, la paziente veniva ricoverata d’urgenza per forti dolori e minaccia di parto pretermine. L’infezione, ormai diffusa alle membrane amniotiche, causava un parto prematuro alla ventitreesima settimana. Il piccolo, nato in stato asfittico e con sepsi, decedeva dopo soli cinque giorni di vita. I genitori hanno quindi agito in giudizio per accertare la responsabilità medica ginecologica e ottenere il risarcimento dei danni.

La decisione del Tribunale

Il Tribunale, basandosi sulle risultanze della Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU), ha accolto la domanda degli attori. È stato rilevato che la condotta della ginecologa non è stata conforme alle buone pratiche cliniche e alle linee guida vigenti, che impongono il trattamento antibiotico anche in caso di batteriuria asintomatica in gravidanza per prevenire il parto pretermine.

Il giudice ha ritenuto sussistente il nesso causale tra l’omissione della medica e l’evento morte, applicando la regola del “più probabile che non”. Se la dottoressa avesse agito con la diligenza richiesta, l’infezione sarebbe stata eradicata, permettendo il proseguimento della gestazione con esito favorevole.

Responsabilità medica ginecologica: le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla violazione degli obblighi di diligenza professionale. Secondo il giudice, la ginecologa ha errato nell’interpretare esami chimico-fisici palesemente anomali. La mancata prescrizione di esami di secondo livello ha privato la paziente della possibilità di una terapia antibiotica efficace.

In punto di risarcimento, il Tribunale ha applicato le Tabelle di Milano 2024 per la perdita del rapporto parentale. Particolare rilievo è stato dato alla posizione della madre: il giudice ha riconosciuto una personalizzazione del danno del 25% in aumento, considerando l’età avanzata della donna (47 anni), la storia di precedenti gravidanze fallite e il fatto che quella fosse la sua ultima possibilità biologica di diventare madre.

Le conclusioni

Le conclusioni del provvedimento sanciscono la condanna in solido della ginecologa e della sua compagnia assicurativa al pagamento di ingenti somme a titolo di danno non patrimoniale (oltre 289.000 euro per la madre e 231.000 euro per il padre) e patrimoniale (spese mediche e legali). La sentenza ribadisce che il diritto alla genitorialità e il legame biologico tra madre e feto, specialmente nelle fasi avanzate della gestazione, godono di una tutela costituzionale piena e inalienabile.

Cosa succede se un ginecologo ignora esami delle urine anomali?
Il medico può essere ritenuto responsabile per i danni derivanti da complicazioni non prevenute, come parti prematuri o infezioni neonatali, se omette di prescrivere esami di approfondimento previsti dalle linee guida.

È possibile ottenere il risarcimento per la morte di un neonato dopo pochi giorni?
Sì, i genitori hanno diritto al risarcimento per la perdita del rapporto parentale, calcolato in base alla sofferenza interiore e all’intensità del legame biologico interrotto prematuramente.

Come viene calcolato il risarcimento per la perdita di un figlio appena nato?
Il giudice utilizza solitamente le Tabelle di Milano, applicando punteggi che tengono conto dell’età dei genitori e dell’eventuale unicità del figlio, con possibilità di aumenti personalizzati per casi di particolare gravità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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