LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Responsabilità da cose in custodia: il gradino-trappola

Una visitatrice cade a causa di un gradino alto e non segnalato in un locale comunale, la cui percezione era alterata da un pavimento in vetro retroilluminato. La Corte d’Appello riconosce la responsabilità da cose in custodia del Comune, ma riduce il risarcimento del 20% per il concorso di colpa della danneggiata, che aveva scelto un percorso non principale. La sentenza chiarisce i limiti della responsabilità del custode e l’incidenza della condotta della vittima.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 6 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Responsabilità da cose in custodia: quando un gradino diventa una trappola

La gestione di luoghi aperti al pubblico impone un dovere di massima attenzione per garantire la sicurezza dei visitatori. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Perugia affronta un caso emblematico di responsabilità da cose in custodia (ex art. 2051 c.c.), analizzando i confini tra l’obbligo del custode e la diligenza richiesta all’utente. Il caso riguarda la caduta di una visitatrice a causa di un gradino anomalo all’interno di un complesso espositivo comunale, che ha portato al ribaltamento della decisione di primo grado.

I Fatti di Causa

Una signora, mentre si trovava in un auditorium comunale per allestire una mostra, cadeva rovinosamente a causa di un gradino. L’incidente le provocava una frattura al polso. Secondo la sua ricostruzione, il gradino, alto circa 35 cm, era difficilmente percepibile per un effetto ottico causato dal pavimento sottostante, realizzato in vetro trasparente e retroilluminato. Inoltre, il piano di atterraggio era inclinato e non erano presenti corrimano o segnalazioni di pericolo.
Il Tribunale di primo grado aveva rigettato la domanda, attribuendo la colpa esclusiva alla condotta imprudente della danneggiata, la quale avrebbe potuto utilizzare altri percorsi, più sicuri e segnalati. La visitatrice ha impugnato la sentenza, portando il caso davanti alla Corte d’Appello.

La Decisione della Corte d’Appello e la responsabilità da cose in custodia

La Corte d’Appello ha riformato la decisione precedente, riconoscendo la responsabilità da cose in custodia in capo al Comune. I giudici hanno ritenuto che il gradino costituisse una vera e propria “insidia o trabocchetto”. Diversi elementi hanno contribuito a questa valutazione:

* Altezza anomala: Il dislivello di 35 cm era superiore allo standard.
* Effetto ottico: La pavimentazione in vetro retroilluminata rendeva difficile percepire la reale profondità del gradino.
* Caratteristiche del luogo: L’assenza di corrimano e la pendenza del pavimento di atterraggio aumentavano la pericolosità del passaggio.
* Mancata inibizione: Sebbene esistessero percorsi “preferenziali”, quello scelto dalla danneggiata non era stato bloccato o segnalato come pericoloso, risultando quindi liberamente accessibile.

La Corte ha stabilito che, in presenza di tali elementi, sarebbe stato onere del Comune (custode) eliminare il pericolo o, quantomeno, segnalarlo adeguatamente per alzare il livello di attenzione degli utenti. La semplice esistenza di percorsi alternativi non è sufficiente a escludere la responsabilità per le aree lasciate accessibili.

Il Concorso di Colpa del Danneggiato

Nonostante abbia riconosciuto la responsabilità del Comune, la Corte ha ravvisato anche un concorso di colpa da parte della danneggiata. La sua condotta, pur non essendo imprevedibile al punto da integrare il “caso fortuito” (l’unico elemento che esonera totalmente il custode), è stata giudicata non pienamente prudente. Scegliendo un percorso laterale e non segnalato, invece di quelli principali illuminati, la signora ha omesso di usare quella maggiore cautela che la situazione richiedeva. Per questa ragione, la Corte ha ridotto il risarcimento del danno del 20%, applicando l’art. 1227 c.c.

Le Motivazioni

La Corte ha fondato la sua decisione sul principio consolidato della responsabilità da cose in custodia previsto dall’art. 2051 c.c. Questa norma stabilisce una forma di responsabilità oggettiva: il custode è responsabile dei danni causati dalla cosa che ha in custodia, indipendentemente da una sua colpa nella vigilanza. Per liberarsi, il custode deve fornire la “prova contraria”, ovvero dimostrare il “caso fortuito”: un evento esterno, imprevedibile e inevitabile (come il fatto di un terzo o la condotta eccezionale dello stesso danneggiato) che ha interrotto il nesso causale tra la cosa e il danno.

Nel caso specifico, i giudici hanno ritenuto che il Comune non avesse provato il caso fortuito. Le caratteristiche del gradino lo rendevano intrinsecamente pericoloso e la condotta della visitatrice, sebbene imprudente, non era né eccezionale né imprevedibile, dato che il passaggio era accessibile. La combinazione di altezza, colore, pavimento trasparente e piano inclinato creava una situazione di pericolo occulto che il custode avrebbe dovuto prevenire. Il concorso di colpa è stato invece giustificato dal fatto che la danneggiata, scegliendo un percorso non convenzionale, avrebbe dovuto adottare un grado di attenzione superiore, contribuendo così, con la sua disattenzione, alla causazione del sinistro.

Le Conclusioni

Questa sentenza offre importanti spunti pratici. In primo luogo, ribadisce la natura rigorosa della responsabilità da cose in custodia: chi gestisce un luogo aperto al pubblico ha l’obbligo di renderlo sicuro in ogni sua parte accessibile. Non è sufficiente predisporre percorsi sicuri se si lasciano aperte e non segnalate delle potenziali fonti di pericolo. In secondo luogo, evidenzia come anche la vittima di un infortunio abbia un dovere di auto-responsabilità e prudenza. La scelta di percorsi non principali o l’adozione di comportamenti che si discostano dall’ordinaria diligenza possono portare a una riduzione del risarcimento, anche quando la responsabilità principale ricade sul custode.

Quando il proprietario di un locale è responsabile per la caduta di un visitatore?
Secondo l’art. 2051 c.c., il proprietario (o custode) è responsabile quando il danno è causato da una condizione di pericolo della cosa in sua custodia. Per liberarsi da tale responsabilità, deve provare che l’incidente è avvenuto per un “caso fortuito”, ovvero un evento imprevedibile e inevitabile che ha interrotto il nesso causale, come ad esempio una condotta totalmente anomala del visitatore.

La condotta imprudente del danneggiato esclude sempre la responsabilità del custode?
No. La sentenza chiarisce che solo una condotta del danneggiato che sia imprevedibile, eccezionale e autonoma può integrare il “caso fortuito” ed escludere totalmente la responsabilità del custode. Una condotta semplicemente imprudente, ma prevedibile, può invece dar luogo a un “concorso di colpa”, che comporta una riduzione proporzionale del risarcimento dovuto.

Cosa si intende per “insidia o trabocchetto” in un caso di caduta?
Si intende una situazione di pericolo nascosto, non facilmente visibile o prevedibile usando l’ordinaria diligenza. Nel caso di specie, il gradino è stato considerato un’insidia a causa di una pluralità di fattori: l’altezza superiore alla norma, l’effetto ottico ingannevole creato dal pavimento in vetro retroilluminato, l’assenza di corrimano e la mancanza di specifiche segnalazioni di pericolo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati