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Responsabilità da cose in custodia: il concorso di colpa

Una donna inciampa su cavi elettrici presenti sul marciapiede. Il Tribunale riconosce la responsabilità da cose in custodia del gestore, ma riduce il risarcimento del 50% a causa del concorso di colpa della danneggiata, la quale non ha prestato la dovuta attenzione nonostante l’incidente sia avvenuto in pieno giorno.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Responsabilità da cose in custodia: Attenzione, la disattenzione costa cara

La responsabilità da cose in custodia, disciplinata dall’art. 2051 del Codice Civile, è un principio fondamentale nel nostro ordinamento, che attribuisce al custode di un bene l’onere di risarcire i danni da esso provocati. Tuttavia, una recente sentenza del Tribunale di Roma ci ricorda che tale responsabilità non è assoluta e può essere attenuata, o addirittura esclusa, dal comportamento della stessa persona danneggiata. Analizziamo un caso pratico di caduta su un marciapiede per comprendere come viene bilanciato il dovere di custodia con l’onere di diligenza del singolo.

I fatti di causa

Una signora, mentre si recava presso una clinica per esami diagnostici, inciampava su alcuni cavi elettrici posti sul marciapiede antistante l’ingresso. I cavi, utilizzati per alimentare le ambulanze, non erano adeguatamente segnalati. A seguito della caduta, la donna riportava una frattura al gomito, con conseguente necessità di immobilizzazione e cure. La danneggiata citava quindi in giudizio il responsabile della struttura, chiedendo il risarcimento di tutti i danni patiti, patrimoniali e non, quantificati in oltre 14.000 euro, invocando la responsabilità da cose in custodia del convenuto.

La tesi difensiva e la qualificazione della responsabilità

Il convenuto si difendeva sostenendo che l’incidente fosse da attribuire esclusivamente alla condotta disattenta e imprudente della signora. A suo dire, i cavi erano installati a norma e perfettamente visibili, e una normale diligenza avrebbe evitato la caduta.
Il Tribunale ha inquadrato la fattispecie nell’alveo dell’art. 2051 c.c., che configura una forma di responsabilità oggettiva. Questo significa che, per ottenere il risarcimento, il danneggiato deve provare solo due elementi: il danno subito e il nesso causale, ovvero che il danno è stato provocato proprio dalla cosa in custodia (i cavi). Il custode, per liberarsi, non deve dimostrare di essere stato diligente, ma deve provare l’esistenza del “caso fortuito”, un evento imprevedibile e inevitabile che ha interrotto il nesso causale, come ad esempio un fatto del terzo o la colpa esclusiva del danneggiato.

Le motivazioni della decisione del Tribunale

Il cuore della sentenza risiede nel bilanciamento delle rispettive condotte. Il giudice, pur riconoscendo la responsabilità del custode, ha ritenuto che la condotta della danneggiata abbia contribuito in egual misura alla causazione del sinistro.

Il concorso di colpa nella responsabilità da cose in custodia

Il Tribunale ha osservato che l’incidente è avvenuto in pieno giorno (ore 13:00) e in assenza di condizioni atmosferiche avverse. Se da un lato i cavi non erano segnalati in modo ottimale (un nastro bicolore corto e non fissato è stato ritenuto insufficiente), dall’altro la loro presenza non costituiva un’insidia imprevedibile. La danneggiata, usando l’ordinaria diligenza, avrebbe potuto notare l’ostacolo e superarlo.
Per tali ragioni, il giudice ha ritenuto di addebitare la responsabilità dell’accaduto nella misura del 50% a ciascuna delle parti, applicando il principio del concorso di colpa previsto dall’art. 1227 c.c.

La liquidazione del danno

Sulla base della Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) medico-legale, il danno biologico è stato quantificato in 20 giorni di inabilità temporanea totale, 20 giorni al 50% e un’invalidità permanente del 4%. Utilizzando le tabelle del Tribunale di Roma, il danno complessivo (comprensivo di una maggiorazione per la sofferenza morale) è stato calcolato in circa 9.138 euro.
Questa cifra, tuttavia, è stata dimezzata in virtù del riconosciuto concorso di colpa al 50%, portando l’importo risarcibile a circa 4.569 euro, a cui sono stati aggiunti gli interessi per il ritardato pagamento.
È interessante notare che la richiesta di risarcimento per lucro cessante (la perdita di guadagno come collaboratrice domestica) è stata respinta per insufficienza di prove. La sola comunicazione di assunzione all’INPS non è stata ritenuta sufficiente a dimostrare la persistenza e la validità del rapporto di lavoro al momento del sinistro.

Le conclusioni

La sentenza ribadisce un principio cruciale: la responsabilità da cose in custodia non esonera il cittadino dal dovere di prestare attenzione a dove cammina. Anche in presenza di una situazione di potenziale pericolo creata dal custode, la disattenzione del danneggiato può avere conseguenze rilevanti, portando a una significativa riduzione del risarcimento. Questo caso insegna, inoltre, l’importanza di fornire prove rigorose per ogni voce di danno richiesta, specialmente per quelle di natura patrimoniale come il lucro cessante, per le quali non basta una mera allegazione.

Chi è responsabile se si cade a causa di un ostacolo su un marciapiede?
In base alla sentenza, il custode della cosa che ha causato il danno (in questo caso, l’ente responsabile dei cavi) è ritenuto responsabile secondo il principio della responsabilità da cose in custodia (art. 2051 c.c.), a meno che non provi l’esistenza di un caso fortuito.

La disattenzione del pedone può ridurre o annullare il risarcimento del danno?
Sì. Il Tribunale ha stabilito che la condotta della persona danneggiata è rilevante. Poiché l’incidente è avvenuto in pieno giorno e l’ostacolo era visibile, la sua disattenzione ha contribuito a causare la caduta. Per questo, il risarcimento è stato ridotto del 50% per concorso di colpa.

Come viene calcolato il danno alla persona in questi casi?
Il danno viene calcolato attraverso una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) che accerta l’entità delle lesioni (invalidità permanente e temporanea). L’importo monetario viene poi determinato applicando tabelle di riferimento (come quelle del Tribunale di Roma), personalizzato per la sofferenza patita, e infine ridotto in proporzione all’eventuale concorso di colpa del danneggiato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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