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Responsabilità custode: no risarcimento se la buca è nota

La Corte di Appello di Salerno ha negato il risarcimento a una cittadina caduta a causa di una buca sul marciapiede. La decisione si fonda sul principio della responsabilità custode (art. 2051 c.c.), escludendola in questo caso. I giudici hanno ritenuto che la condotta imprudente della danneggiata, che viveva vicino al luogo dell’incidente e avrebbe potuto notare il pericolo nonostante la luce fioca, abbia interrotto il nesso di causalità, configurando un caso fortuito e sollevando così l’ente comunale da ogni responsabilità.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Responsabilità Custode: Quando la Negligenza del Pedone Esclude il Risarcimento del Comune

Una recente sentenza della Corte di Appello di Salerno offre importanti chiarimenti sulla responsabilità custode della Pubblica Amministrazione per i danni derivanti dalla cattiva manutenzione delle strade. Il caso riguarda una cittadina che, dopo essere caduta a causa di una buca su un marciapiede, si è vista negare il risarcimento. La decisione evidenzia come il dovere di diligenza del cittadino possa interrompere il nesso causale e, di conseguenza, escludere la colpa dell’ente comunale.

I Fatti del Caso: Una Caduta Annunciata?

Una cittadina conveniva in giudizio il proprio Comune per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di una caduta avvenuta in tarda serata su un marciapiede pubblico. La causa dell’incidente era una buca, dovuta alla mancanza di alcuni sampietrini, che, a dire della danneggiata, era resa invisibile e imprevedibile dalla scarsa illuminazione stradale e dalla presenza di fogli di giornale che la coprivano. A seguito della caduta, la donna riportava fratture, sostenendo che la responsabilità fosse interamente attribuibile all’ente, quale proprietario e custode della strada.

Il Tribunale di primo grado rigettava la domanda, ritenendo che la condotta della donna fosse stata la causa esclusiva dell’evento. La questione è quindi giunta dinanzi alla Corte di Appello.

L’Applicazione del Principio di Responsabilità Custode

Il fulcro della controversia legale ruota attorno all’articolo 2051 del Codice Civile, che disciplina la responsabilità custode. Questa norma stabilisce una forma di responsabilità oggettiva a carico di chi ha la custodia di un bene per i danni da esso cagionati, a meno che non si provi il “caso fortuito”. Il caso fortuito è un evento imprevedibile ed eccezionale che interrompe il nesso di causalità tra la cosa e il danno, e può includere anche la condotta del danneggiato stesso.

La Corte di Appello ha confermato l’impostazione del primo giudice, sottolineando che il comportamento della vittima può integrare il caso fortuito quando è talmente imprudente da costituire l’unica e sufficiente causa del sinistro.

Le Motivazioni: La Condotta della Vittima come “Caso Fortuito”

La Corte ha rigettato l’appello basandosi su una valutazione attenta delle circostanze concrete, che hanno portato a qualificare la condotta della cittadina come negligente e determinante per l’incidente. I punti chiave della motivazione sono stati:

1. Conoscenza dei luoghi: È emerso che la danneggiata risiedeva a poca distanza dal luogo dell’incidente. Questo ha fatto presumere ai giudici che fosse a conoscenza delle condizioni del marciapiede e delle sue criticità. La familiarità con il percorso avrebbe dovuto indurla a una maggiore cautela.

2. Visibilità del pericolo: Nonostante la donna lamentasse scarsa illuminazione, i giudici hanno accertato la presenza di un lampione nelle immediate vicinanze. Anche se la luce fosse stata “fioca”, una minima attenzione sarebbe stata sufficiente per notare un’irregolarità della pavimentazione, resa peraltro evidente dalle diverse caratteristiche cromatiche rispetto al resto del marciapiede.

3. Dovere di ordinaria diligenza: La presenza di fogli o altro materiale sulla pavimentazione, anziché essere una scusante, avrebbe dovuto rappresentare un campanello d’allarme per il pedone, spingendolo a procedere con maggiore prudenza. Il cittadino che utilizza un bene pubblico ha sempre un dovere di ragionevole cautela.

In sostanza, la Corte ha concluso che il pericolo era prevedibile ed evitabile. La caduta non è stata causata tanto dalla buca in sé, quanto dalla disattenzione della donna, che non ha adottato le normali cautele richieste dalle circostanze. Questo comportamento ha interrotto il nesso causale tra la condizione del marciapiede e il danno, integrando il caso fortuito che esonera il Comune da ogni responsabilità.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per Cittadini e Amministrazioni

Questa sentenza ribadisce un principio fondamentale: la responsabilità custode non è assoluta. Se da un lato le amministrazioni pubbliche hanno l’obbligo di mantenere le strade in condizioni di sicurezza, dall’altro i cittadini hanno il dovere di usare la normale diligenza nel percorrere gli spazi pubblici. Il diritto al risarcimento viene meno quando il danno è la conseguenza diretta di una condotta imprudente o distratta. Per i cittadini, ciò significa che la conoscenza dei luoghi e la visibilità del pericolo sono fattori decisivi in un’eventuale causa di risarcimento. Per gli enti, la decisione conferma che una difesa efficace può basarsi sulla dimostrazione della prevedibilità ed evitabilità del pericolo da parte del danneggiato.

Quando un Comune è esente da responsabilità per una caduta su un marciapiede dissestato?
Un Comune è esente da responsabilità quando la condotta del pedone danneggiato è talmente imprudente da interrompere il nesso di causalità tra lo stato del marciapiede e il danno. Questo si verifica se il pericolo era prevedibile ed evitabile con l’ordinaria diligenza, configurando un caso fortuito.

La scarsa illuminazione è sufficiente per attribuire la colpa al Comune?
No, non necessariamente. Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che la presenza di un lampione, seppur con luce definita ‘fioca’, fosse sufficiente a consentire a un pedone attento di notare l’irregolarità. La scarsità di luce, inoltre, dovrebbe indurre il pedone a una cautela ancora maggiore.

Vivere vicino al luogo dell’incidente può influire sulla richiesta di risarcimento?
Sì. Secondo la sentenza, la prossimità della residenza al luogo del sinistro fa presumere che il danneggiato conoscesse le condizioni del percorso. Questa familiarità con i luoghi è un elemento che gioca a sfavore del richiedente, poiché implica un maggior dovere di attenzione e prudenza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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