Reiterazione Contratti a Termine: la Cassazione Prende Tempo per una Decisione Cruciale
La questione della reiterazione contratti a termine nel pubblico impiego rappresenta da anni un terreno di scontro legale e di grande incertezza. Un’ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione ha recentemente messo in pausa un caso emblematico, scegliendo di non decidere immediatamente ma di rinviare la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito. Questa scelta sottolinea la complessità e l’importanza della materia, che tocca i diritti di molti lavoratori e gli obblighi della Pubblica Amministrazione.
I Fatti del Caso
Un lavoratore, impiegato presso un prestigioso istituto pubblico di ricerca ambientale, ha visto il suo rapporto di lavoro protrarsi nel tempo attraverso una serie di contratti a tempo determinato. Ritenendo illegittima questa prassi, ha adito le vie legali chiedendo al Tribunale di accertare il suo diritto all’assunzione a tempo indeterminato con la qualifica di dirigente. Oltre alla stabilizzazione, ha richiesto il pagamento delle differenze retributive e il risarcimento del danno per l’abusiva reiterazione dei contratti e per la perdita di chance, cioè per non aver potuto partecipare a selezioni interne per dirigenti.
Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno respinto le sue domande. Non arresosi, il lavoratore ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione, portando la questione al massimo grado della giustizia ordinaria.
La questione giuridica e la reiterazione dei contratti a termine
Il cuore del problema risiede nel delicato equilibrio tra le norme nazionali, in particolare l’art. 19, comma 6, del D.Lgs. 165/2001 che disciplina l’uso dei contratti a termine nel settore pubblico, e i principi del diritto dell’Unione Europea, che mirano a prevenire gli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti a tempo determinato. La domanda fondamentale è: fino a che punto la Pubblica Amministrazione può fare ricorso a contratti a termine senza violare il diritto del lavoratore alla stabilità e senza incorrere in sanzioni?
La questione assume una particolare rilevanza, definita ‘nomofilattica’, perché una decisione in un senso o nell’altro può creare un precedente vincolante per innumerevoli casi simili in tutto il Paese.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La Suprema Corte, con la sua ordinanza interlocutoria, non ha dato torto o ragione a nessuna delle parti. Ha invece preso atto della straordinaria importanza della questione giuridica. I giudici hanno rilevato che una controversia analoga, sebbene riguardante un ente diverso, era già stata rinviata a pubblica udienza proprio per la sua rilevanza nomofilattica.
Considerando che anche il caso in esame presenta aspetti di significativo rilievo e solleva questioni che richiedono una risposta chiara e uniforme, la Corte ha ritenuto ‘doverosa’ la remissione della causa a un’udienza pubblica. Questa scelta strategica permetterà di discutere il caso congiuntamente a un altro simile, consentendo ai giudici di valutare tutti gli aspetti della materia, inclusi i precedenti in ambito sanitario e degli enti locali, per giungere a una pronuncia meditata e completa.
Le Conclusioni
L’ordinanza interlocutoria non è una decisione finale, ma un passo procedurale di grande significato. Indica che la Corte di Cassazione intende affrontare il tema della reiterazione contratti a termine nel pubblico impiego in modo organico e definitivo, con l’obiettivo di stabilire un principio di diritto chiaro che possa guidare i giudici di merito e fornire certezza a lavoratori e amministrazioni. La futura sentenza, che scaturirà dalla pubblica udienza, è destinata ad avere un impatto profondo sul diritto del lavoro pubblico in Italia, definendo i limiti e le conseguenze dell’utilizzo dei contratti a tempo determinato.
Qual era la richiesta principale del lavoratore?
Il lavoratore chiedeva l’accertamento del suo diritto a un contratto di lavoro a tempo indeterminato come dirigente, oltre al risarcimento del danno per l’abusiva reiterazione dei contratti a termine e per la perdita di chance.
Perché la Corte di Cassazione non ha deciso subito il caso?
La Corte ha ritenuto che la questione avesse ‘rilevanza nomofilattica’, ovvero un’importanza tale da richiedere una decisione ponderata e uniforme per evitare contrasti giurisprudenziali futuri. Per questo ha preferito rinviare la causa a una pubblica udienza.
Cosa succederà adesso?
La causa verrà discussa in una pubblica udienza, insieme a un altro caso simile. Questo permetterà alla Corte di Cassazione di esaminare a fondo la materia e di emettere una sentenza che stabilisca un principio di diritto chiaro e vincolante sulla reiterazione dei contratti a termine nel pubblico impiego.
Testo del provvedimento
Ordinanza interlocutoria di Cassazione Civile Sez. L Num. 8681 Anno 2025
Civile Ord. Sez. L Num. 8681 Anno 2025
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME
Data pubblicazione: 02/04/2025
ha pronunciato la seguente
ORDINANZA INTERLOCUTORIA
sul ricorso iscritto al n. 36191/2019 R.G. proposto da:
COGNOME NOME, rappresentato e difeso dall’AVV_NOTAIO presso il cui studio in INDIRIZZO è elettivamente domiciliato
contro
RAGIONE_SOCIALE), rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, presso i cui uffici in RomaINDIRIZZO INDIRIZZO, è per legge domiciliata
- controricorrente – avverso la sentenza della Corte d’Appello di Roma, n. 1639/2019, depositata il 22.5.2019, NUMERO_DOCUMENTO;
udita la relazione svolta nell’adunanza camerale del 22.10.2024 e poi, in sede di riconvocazione, del 21.1.2025 dal Consigliere NOME COGNOME;
FATTI DI CAUSA
INTERLOCUTORIA
Ud.21/1/2025
la Corte d’Appello di Roma ha disatteso il gravame proposto da NOME COGNOME avverso la sentenza del Tribunale della stessa città ed ha quindi confermato il rigetto delle domande con le quali il medesimo aveva chiesto l’accertamento del diritto all’inquadramento presso RAGIONE_SOCIALE come dirigente generale, o in subordine di seconda fascia a tempo indeterminato, oltre che di condanna comunque della controparte al pagamento delle corrispondenti retribuzioni, al risarcimento del danno per abusiva reiterazione di contratti a termine e per perdita di chance per la mancata partecipazione alle selezioni a dirigente generale;
NOME COGNOME ha proposto ricorso per cassazione con sei motivi, resistiti da controricorso di RAGIONE_SOCIALE;
RAGIONI DELLA DECISIONE
la Corte rileva che, con riferimento alla tematica della reiterazione dei contratti a termine stipulati ai sensi dell’art. 19, co. 6, del d. lgs. n. 165 del 2001, in relazione anche alla disciplina eurounitaria, è stata rinviata ad udienza pubblica controversia analoga alla presente, pur se riguardante altre parti ed un diverso ente (Cass. n. 31546/2024, di cui al NUMERO_DOCUMENTO);
la questione ha rilevanza nomofilattica ed impone di valutare anche quanto ritenuto da Cass. 13066/2022 in ambito sanitario e da Cass. 478/2014 in ambito di enti locali;
è dunque doverosa la remissione anche della presente causa ad udienza pubblica, ove potranno essere definite anche le ulteriori questioni agitate tra le parti, parimenti di significativo rilievo nomofilattico;
P.Q.M.
La Corte rinvia la causa a nuovo ruolo per la fissazione in udienza pubblica congiuntamente alla causa NRG 19085/2020.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Lavoro