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Punteggio servizio militare: vale di più se in servizio?

Un membro del personale scolastico ATA ha contestato l’assegnazione di un punteggio servizio militare inferiore perché svolto prima dell’inizio di un rapporto di lavoro con la scuola. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che è legittimo differenziare il punteggio: quello più alto spetta a chi interrompe un lavoro già in essere per adempiere all’obbligo di leva, al fine di non penalizzarlo; quello più basso, equiparato al servizio civile presso enti pubblici, spetta a chi lo ha svolto prima, in quanto le due situazioni non sono comparabili.

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Pubblicato il 17 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Punteggio Servizio Militare ATA: Perché Vale di Più se Svolto Durante il Lavoro?

La valutazione del servizio militare ai fini delle graduatorie scolastiche è da tempo oggetto di dibattito. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza su un punto cruciale: la differenza di punteggio servizio militare a seconda che sia stato svolto prima o durante un rapporto di lavoro nel settore scolastico. Questa decisione ha implicazioni significative per tutto il personale Amministrativo, Tecnico e Ausiliario (ATA) che aspira a una posizione nelle scuole pubbliche. Analizziamo insieme la pronuncia per capire le ragioni di questa distinzione.

I Fatti del Caso: La Controversia sul Punteggio Assegnato

Un aspirante collaboratore scolastico si era visto attribuire un punteggio di 0,60 punti per il servizio militare di leva, svolto prima di instaurare qualsiasi rapporto di lavoro con l’amministrazione scolastica. L’interessato ha contestato tale valutazione, sostenendo di avere diritto al punteggio pieno di 6 punti, lo stesso riconosciuto a chi svolge il servizio militare mentre è già impiegato nella scuola.

La sua richiesta, respinta sia in primo grado dal Tribunale sia in appello dalla Corte d’Appello, è giunta fino alla Corte di Cassazione. La questione centrale era stabilire se la normativa secondaria, ovvero il Decreto Ministeriale che disciplina le graduatorie, potesse legittimamente creare una tale disparità di trattamento.

La Valutazione Differenziata del Punteggio Servizio Militare

Il Decreto Ministeriale n. 50 del 2021, che regola le graduatorie di terza fascia del personale ATA, prevede due modalità diverse di valutazione del servizio militare:

1. Servizio svolto in costanza di rapporto: Se un dipendente scolastico è costretto a interrompere il proprio lavoro per adempiere all’obbligo di leva, quel periodo viene considerato come ‘servizio effettivo’ reso nella stessa qualifica. Di conseguenza, gli viene attribuito un punteggio pieno (0,60 punti al mese, fino a un massimo di 6 punti l’anno).
2. Servizio svolto non in costanza di rapporto: Se il servizio militare è stato prestato prima di avere un qualsiasi impiego nella scuola, viene valutato come un servizio reso alle dipendenze di altre amministrazioni statali. In questo caso, il punteggio è ridotto (0,15 punti al mese, fino a un massimo di 0,60 punti l’anno).

Questa distinzione è stata il fulcro del contenzioso.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha ritenuto infondato il ricorso, confermando la legittimità della differenziazione operata dal Decreto Ministeriale. Le motivazioni si basano su un’attenta analisi della logica che ispira la normativa.

La Distinzione tra Servizio “in Costanza” e “non in Costanza” di Rapporto

I giudici hanno chiarito che le due situazioni non sono comparabili e, pertanto, un trattamento differenziato non solo è possibile, ma anche ragionevole. L’attribuzione del punteggio pieno a chi interrompe un rapporto di lavoro risponde a un’esigenza di pari trattamento e di tutela. Lo scopo è evitare che un cittadino venga penalizzato per aver adempiuto a un dovere costituzionale (art. 52 della Costituzione). Se non venisse applicato questo correttivo, chi presta servizio militare si troverebbe svantaggiato rispetto ai colleghi che, nello stesso periodo, hanno continuato a lavorare e maturare anzianità.

Al contrario, per chi ha svolto il servizio militare prima di entrare nel mondo della scuola, non esiste un rapporto di lavoro da proteggere. In questo caso, la normativa si limita a valorizzare un periodo di servizio reso allo Stato, equiparandolo a quello prestato presso qualsiasi altro ente pubblico.

Il Rispetto dei Principi Costituzionali e della Normativa Primaria

La Corte ha specificato che il Codice dell’Ordinamento Militare (art. 2050) impone di valutare il servizio militare con un punteggio non inferiore a quello previsto per i servizi prestati presso altre amministrazioni pubbliche. Il Decreto Ministeriale rispetta pienamente questa disposizione, attribuendo proprio quel punteggio. Non vi è quindi alcuna violazione di una norma di rango superiore.

In altre parole, la legge non impone di attribuire sempre e comunque il punteggio massimo, ma garantisce una valutazione minima, che è stata correttamente applicata.

Le Conclusioni e il Principio di Diritto

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando un importante principio di diritto: non è illegittimo il Decreto Ministeriale che, per le graduatorie ATA, attribuisce un punteggio maggiore a chi ha prestato servizio militare in costanza di rapporto di lavoro rispetto a chi lo ha svolto al di fuori di esso. La decisione consolida un orientamento che riconosce la ragionevolezza di un trattamento differenziato volto a tutelare posizioni giuridiche oggettivamente diverse.

Questa sentenza chiarisce definitivamente che la finalità della norma è quella di evitare una discriminazione per chi è già inserito nel mondo del lavoro, e non quella di attribuire un vantaggio indiscriminato a tutti coloro che hanno adempiuto all’obbligo di leva.

Perché il servizio militare svolto durante un contratto di lavoro con la scuola riceve un punteggio più alto?
Perché la legge intende proteggere chi è costretto a interrompere il proprio servizio per adempiere a un dovere costituzionale. Attribuire un punteggio pieno evita che questa persona sia svantaggiata rispetto ai colleghi che hanno continuato a lavorare, garantendo così il principio di non discriminazione.

È illegittimo che un Decreto Ministeriale assegni un punteggio inferiore al servizio militare svolto prima dell’assunzione?
No, secondo la Corte di Cassazione non è illegittimo. La normativa primaria (Codice dell’Ordinamento Militare) richiede solo che tale servizio sia valutato con un punteggio pari a quello previsto per i servizi resi presso altre amministrazioni pubbliche, e il Decreto Ministeriale rispetta questa condizione.

L’affermazione che il servizio militare è “valido a tutti gli effetti” significa che deve sempre ottenere il massimo punteggio?
No. La Corte chiarisce che tale principio va contestualizzato. Nel caso delle graduatorie, non implica un’automatica equiparazione al punteggio massimo, ma la necessità di una sua valorizzazione. La differenziazione basata sul momento in cui il servizio è stato prestato (prima o durante un impiego) è considerata legittima perché le situazioni sono diverse.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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