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Punteggio servizio militare ATA: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22429/2024, ha stabilito la legittimità della differenziazione del punteggio del servizio militare ai fini delle graduatorie del personale ATA. Viene confermato che il servizio prestato in costanza di rapporto di lavoro riceve una valutazione maggiore rispetto a quello svolto prima dell’instaurazione di un impiego nel settore scolastico. Quest’ultimo viene equiparato al servizio reso presso altre pubbliche amministrazioni, ottenendo un punteggio inferiore. La Corte ha ritenuto tale diversità di trattamento ragionevole e non discriminatoria.

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Pubblicato il 17 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Punteggio servizio militare ATA: la Cassazione fa chiarezza

Il calcolo del punteggio servizio militare nelle graduatorie del personale ATA è da tempo fonte di contenziosi. La questione centrale riguarda la legittimità di attribuire un punteggio differente a seconda che il servizio di leva sia stato svolto prima o durante un rapporto di lavoro nel settore scolastico. Con la recente sentenza n. 22429 del 2024, la Corte di Cassazione ha messo un punto fermo sulla questione, fornendo un’interpretazione chiara e definitiva.

I Fatti del Caso

Un aspirante collaboratore scolastico si era visto attribuire un punteggio di 0,60 punti per il servizio militare obbligatorio svolto prima di iniziare a lavorare nella scuola. Ritenendo tale valutazione penalizzante, ha avviato un’azione legale per ottenere il riconoscimento di un punteggio pieno, pari a 6 punti, lo stesso che viene assegnato a chi svolge il servizio militare in costanza di un rapporto di lavoro con l’amministrazione scolastica.

La Corte d’Appello, in un primo momento, aveva dato ragione al lavoratore, basandosi su precedenti pronunce. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito, tuttavia, ha impugnato tale decisione, portando il caso dinanzi alla Corte di Cassazione.

La Questione Giuridica: È legittimo differenziare il punteggio?

Il nodo gordiano della controversia era stabilire se il Decreto Ministeriale che disciplina le graduatorie ATA (D.M. n. 50 del 2021) fosse legittimo nel prevedere una doppia valutazione per il servizio militare.

Da un lato, il servizio prestato in costanza di rapporto è considerato come servizio effettivo reso nella medesima qualifica, e valutato fino a 6 punti l’anno. Dall’altro, il servizio prestato non in costanza di rapporto è considerato come un servizio reso alle dipendenze delle amministrazioni statali, con una valutazione nettamente inferiore (fino a 0,60 punti l’anno). La difesa del lavoratore sosteneva che questa differenziazione fosse discriminatoria e illegittima.

Le Motivazioni della Cassazione sul Punteggio Servizio Militare

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, ribaltando la decisione della Corte d’Appello e ritenendo pienamente legittima la differenziazione del punteggio.

Il ragionamento dei giudici si fonda su una distinzione cruciale tra le due situazioni:

1. Servizio Militare in Costanza di Rapporto: Chi è costretto a interrompere un impiego scolastico per adempiere all’obbligo di leva si trova in una situazione particolare. Non riconoscere a questo periodo lo stesso valore del servizio effettivamente lavorato creerebbe una palese discriminazione e una penalizzazione ingiusta, in contrasto con l’articolo 52 della Costituzione, che tutela chi adempie a un dovere civico. Pertanto, è corretto e ragionevole che questo periodo venga valutato con il punteggio pieno (6 punti), come se il lavoratore non avesse mai interrotto il servizio.

2. Servizio Militare non in Costanza di Rapporto: Chi svolge il servizio militare prima di aver instaurato un qualsiasi rapporto di lavoro con la scuola si trova in una situazione differente. In questo caso, la normativa (art. 2050 del Codice dell’Ordinamento Militare) prevede che tale periodo sia valutato nei pubblici concorsi “con lo stesso punteggio che le commissioni esaminatrici attribuiscono per i servizi prestati negli impieghi civili presso enti pubblici”. Il Decreto Ministeriale, attribuendo un punteggio di 0,60 punti, si allinea perfettamente a questa previsione, equiparando il servizio di leva al servizio svolto presso una qualsiasi altra Pubblica Amministrazione. Non vi è quindi alcuna violazione di legge.

La Corte ha sottolineato che le due situazioni non sono omogenee e, di conseguenza, un trattamento differenziato non solo è consentito, ma è anche giustificato dalla necessità di tutelare posizioni giuridiche diverse.

Le Conclusioni

La sentenza della Cassazione stabilisce un principio di diritto chiaro: la differenziazione del punteggio servizio militare nelle graduatorie ATA è legittima. Il trattamento più favorevole è riservato unicamente a chi ha dovuto sospendere un rapporto di lavoro già in essere con l’amministrazione scolastica per adempiere all’obbligo di leva. Per tutti gli altri, il servizio militare viene valutato come un normale servizio prestato presso un’altra amministrazione pubblica. Questa decisione chiude un lungo capitolo di incertezza legale e fornisce un criterio univoco per la valutazione di questo specifico titolo in tutte le future procedure di aggiornamento delle graduatorie.

Il servizio militare vale sempre 6 punti nelle graduatorie ATA?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che il punteggio massimo di 6 punti annui è riconosciuto solo se il servizio militare è stato prestato in costanza di un rapporto di lavoro nel settore scolastico, come interruzione dello stesso. Se svolto prima, viene valutato con un punteggio inferiore, pari a 0,60 punti annui.

Perché esiste una differenza di punteggio per il servizio militare?
La differenza si basa sulla situazione del candidato. Chi interrompe un lavoro per il servizio di leva viene tutelato per non subire un pregiudizio dalla sospensione forzata del rapporto. Chi, invece, svolge il servizio militare prima di entrare nel mondo della scuola, vede quel periodo valutato come un generico servizio reso allo Stato, equiparato a quello presso altre pubbliche amministrazioni.

Questa differenziazione è considerata legittima dalla legge?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che il Decreto Ministeriale n. 50 del 2021, che prevede questa differenziazione, è pienamente rispettoso delle norme primarie, tra cui il Codice dell’Ordinamento Militare. La diversità di trattamento è giustificata dalla non omogeneità delle situazioni di partenza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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