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Progressioni economiche e precari negli enti locali

Una lavoratrice assunta come maestra d’infanzia a tempo determinato da un ente locale ha agito in giudizio per ottenere le progressioni economiche negate rispetto ai colleghi di ruolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che ai dipendenti delle scuole comunali si applica il CCNL del comparto Regioni e Autonomie Locali e non quello del comparto Scuola. Poiché il contratto degli enti locali non prevede automatismi stipendiali legati alla sola anzianità, ma progressioni basate sul merito comparativo, non è configurabile alcuna discriminazione tra personale precario e personale di ruolo.

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Pubblicato il 27 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Progressioni economiche e precari: la decisione della Cassazione

Il tema delle progressioni economiche nel pubblico impiego rappresenta un terreno di scontro frequente, specialmente quando riguarda la disparità di trattamento tra personale a tempo determinato e personale di ruolo. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini del diritto agli scatti stipendiali per i docenti delle scuole comunali, definendo quale contratto collettivo debba essere applicato e quali siano le conseguenze retributive.

Il caso del personale scolastico comunale

La vicenda trae origine dal ricorso di una maestra d’infanzia che, avendo lavorato per anni con contratti a termine presso un Comune, lamentava di non aver percepito gli incrementi stipendiali riconosciuti ai colleghi assunti a tempo indeterminato. In primo grado, il Tribunale aveva accolto la domanda, condannando l’ente locale al pagamento delle differenze retributive. Tuttavia, la Corte d’Appello aveva ribaltato la decisione, escludendo la discriminazione.

La distinzione tra i comparti di contrattazione

Il nodo centrale della controversia riguarda l’individuazione del CCNL applicabile. Mentre la lavoratrice invocava le tutele del comparto Scuola, che prevede scatti di anzianità automatici, la Suprema Corte ha ricordato che le amministrazioni pubbliche sono obbligate ad applicare il contratto del proprio comparto di appartenenza. Per i dipendenti degli enti locali, anche se impiegati in ambito educativo, il riferimento è il CCNL Regioni e Autonomie Locali.

La decisione della Corte di Cassazione

La Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, pur correggendo la motivazione della sentenza di secondo grado. I giudici hanno stabilito che il principio di non discriminazione non può essere utilizzato per estendere ai precari trattamenti che non sono previsti nemmeno per i dipendenti stabili del medesimo comparto. Nel settore degli enti locali, infatti, la progressione economica non è un automatismo legato al tempo, ma un processo basato su criteri di merito e selezioni interne.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla natura vincolata della contrattazione nel pubblico impiego. A differenza del settore privato, la Pubblica Amministrazione non può scegliere arbitrariamente quale contratto applicare né disporre liberamente dell’inquadramento dei lavoratori. Poiché il CCNL Regioni e Autonomie Locali prevede che le progressioni economiche orizzontali avvengano solo per merito comparativo, non esiste un diritto soggettivo allo scatto automatico. Di conseguenza, se il dipendente di ruolo non riceve aumenti automatici per la sola anzianità, non può riceverli nemmeno il lavoratore a termine in nome del principio di parità.

Le conclusioni

Le conclusioni della sentenza evidenziano che il diritto alla parità di trattamento tra precari e stabili opera solo se esiste un beneficio previsto dalla legge o dal contratto per i lavoratori a tempo indeterminato. Se il contratto collettivo di riferimento esclude automatismi retributivi per tutti, il lavoratore a termine non può vantare pretese basate su contratti di comparti diversi (come quello della Scuola statale). Questa pronuncia ribadisce l’importanza della corretta individuazione della fonte contrattuale per valutare la fondatezza di ogni richiesta di adeguamento salariale nel settore pubblico.

Un dipendente comunale a termine può chiedere gli scatti di anzianità dei docenti statali?
No, perché ai dipendenti delle scuole comunali si applica il contratto del comparto Regioni e Autonomie Locali, non quello del comparto Scuola.

Cosa succede se il Comune applica per errore un contratto collettivo diverso?
Il giudice può rilevare d’ufficio il contratto corretto, poiché nel pubblico impiego la scelta del comparto è vincolata dalla legge e non dalla volontà delle parti.

Esiste discriminazione se i precari non ricevono aumenti automatici?
Non c’è discriminazione se il contratto applicabile prevede progressioni solo per merito e non per semplice anzianità, valendo tale regola per tutti i dipendenti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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