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Progressione stipendiale: l’anzianità conta dal giorno

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 33054/2023, ha stabilito un principio fondamentale sulla progressione stipendiale nel pubblico impiego. Il caso riguardava una ricercatrice che contestava il metodo di calcolo dell’anzianità di servizio per il passaggio di fascia. La Corte ha chiarito che gli anni di anzianità devono essere calcolati a partire dalla data di assunzione e non fino al 31 dicembre di ogni anno. Questa interpretazione previene disparità di trattamento tra lavoratori, garantendo che la progressione si basi sull’effettivo servizio prestato. La sentenza d’appello, che aveva dato ragione all’ente pubblico, è stata annullata con rinvio.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Progressione Stipendiale: l’Anzianità di Servizio si Calcola dalla Data di Assunzione

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 33054 del 2023, ha fatto chiarezza su una questione cruciale per molti lavoratori del pubblico impiego: come si calcola l’anzianità per la progressione stipendiale? La Corte ha stabilito che il calcolo deve basarsi sull’anniversario della data di assunzione e non sulla fine dell’anno solare, una decisione che garantisce equità e previene disparità di trattamento.

I Fatti del Caso: Una Ricercatrice Contro l’Ente di Ricerca

La vicenda ha origine dalla domanda di una ricercatrice di un importante ente pubblico nazionale, assunta a tempo indeterminato nel luglio del 1998. La lavoratrice contestava il metodo con cui l’ente calcolava il passaggio alle fasce stipendiali superiori. Secondo l’ente, il periodo necessario per la progressione doveva concludersi il 31 dicembre dell’anno di maturazione, indipendentemente dalla data di assunzione.

Questo metodo, secondo la ricercatrice, ritardava ingiustamente i suoi avanzamenti di carriera. Mentre il tribunale di primo grado le aveva dato ragione, la Corte d’Appello aveva ribaltato la decisione, accogliendo la tesi dell’ente. La lavoratrice ha quindi presentato ricorso in Cassazione.

La Questione Giuridica sulla Progressione Stipendiale

Il fulcro della controversia era l’interpretazione della contrattazione collettiva del comparto Ricerca. In particolare, si dibatteva sul significato dell’espressione “anni finiti” richiesta per maturare il diritto al passaggio di fascia. L’ente datore di lavoro sosteneva che un anno di anzianità si dovesse considerare “finito” solo al 31 dicembre. La lavoratrice, invece, riteneva che l’anno si completasse all’anniversario della sua data di assunzione.

La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere quale delle due interpretazioni fosse corretta, analizzando le clausole dei contratti collettivi succedutisi nel tempo (dal 1996 al 2005) e il principio di non discriminazione tra lavoratori.

L’Analisi della Corte di Cassazione sulla Progressione Stipendiale

La Suprema Corte ha accolto le ragioni della lavoratrice, ritenendo la motivazione della Corte d’Appello “perplessa ed incomprensibile” e la sua interpretazione della normativa contrattuale palesemente errata. I giudici di legittimità hanno chiarito che il passaggio di fascia deve avvenire al compimento di un determinato anno di anzianità, e tale anno va inteso come interamente compiuto a partire dalla data di assunzione del singolo lavoratore.

Le Motivazioni

La Corte ha fondato la sua decisione su tre pilastri principali. In primo luogo, ha evidenziato la contraddittorietà della sentenza d’appello, che prima affermava che la prima fascia andava “dall’inizio del rapporto lavorativo al 4° anno” e poi, in modo illogico, sosteneva che servissero 5 anni di permanenza per passare alla seconda. In secondo luogo, l’interpretazione letterale e logica del contratto collettivo non lasciava spazio a dubbi: un anno di servizio si completa dopo dodici mesi dalla data di assunzione. Pertanto, nel caso di specie, la ricercatrice aveva maturato il diritto al passaggio di fascia al compimento del quarto anno dalla sua assunzione, ovvero nel luglio del 2002, e non il 31 dicembre 2002. Infine, la Corte ha sottolineato che l’interpretazione opposta avrebbe generato una “evidente ed ingiustificata disparità di trattamento” tra i lavoratori assunti a inizio anno e quelli assunti a fine anno, penalizzando questi ultimi.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza della Corte d’Appello e ha rinviato la causa ad un’altra sezione della stessa Corte per una nuova valutazione. Il nuovo giudice dovrà attenersi al principio di diritto stabilito dalla Cassazione: per la progressione stipendiale, l’anzianità di servizio si calcola sulla base della data di assunzione di ogni singolo lavoratore. Questa decisione riafferma un principio di equità e logica, garantendo che gli avanzamenti di carriera siano legati all’effettivo servizio prestato e non a un’arbitraria data di calendario.

Come si calcola l’anzianità di servizio per la progressione stipendiale?
L’anzianità di servizio si calcola a partire dalla data di assunzione del lavoratore. Il periodo necessario per il passaggio di fascia si completa all’anniversario della data di assunzione, non alla fine dell’anno solare (31 dicembre).

Cosa significa l’espressione “anni finiti” in un contratto collettivo per l’avanzamento di carriera?
Significa che gli anni devono essere interamente compiuti, ovvero devono essere trascorsi dodici mesi effettivi a partire dalla data di inizio del periodo di riferimento, che coincide con la data di assunzione del dipendente.

Perché l’interpretazione basata sulla fine dell’anno solare è stata ritenuta errata e discriminatoria?
È stata ritenuta errata perché contraria alla logica e al tenore letterale delle norme contrattuali. È stata considerata discriminatoria perché creerebbe un’ingiusta disparità di trattamento tra i lavoratori assunti all’inizio dell’anno e quelli assunti in mesi successivi, i quali vedrebbero di fatto allungato il loro primo periodo di permanenza nella fascia stipendiale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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