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Progressione stipendiale docenti: sì anche ai precari

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 31662/2023, ha stabilito che i docenti precari hanno diritto alla stessa progressione stipendiale dei colleghi di ruolo, basata sull’anzianità di servizio maturata. La Corte ha chiarito che la mancanza del titolo di abilitazione all’insegnamento o la natura temporanea dei contratti non costituiscono ragioni oggettive per giustificare una disparità di trattamento economico, poiché le mansioni svolte sono sostanzialmente identiche. La decisione si fonda sul principio di non discriminazione sancito dalla normativa europea.

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Pubblicato il 20 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Progressione stipendiale docenti: spetta anche ai precari senza abilitazione

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rafforzato un principio fondamentale nel settore scolastico: la progressione stipendiale dei docenti precari deve essere equiparata a quella dei colleghi di ruolo. Questa decisione, in linea con la normativa europea, stabilisce che l’esperienza maturata sul campo è il fattore determinante per gli scatti di anzianità, a prescindere dal possesso del titolo abilitante o dalla natura temporanea del contratto. Analizziamo nel dettaglio la vicenda e le motivazioni della Corte.

I Fatti di Causa

La controversia ha origine dal ricorso di due insegnanti precarie contro un’amministrazione regionale. Le docenti chiedevano il riconoscimento delle differenze retributive derivanti dalla mancata applicazione della progressione stipendiale prevista dai contratti collettivi, calcolata sulla base della loro intera anzianità di servizio maturata con contratti a tempo determinato.

L’amministrazione si opponeva, sostenendo che la posizione delle supplenti non fosse comparabile a quella dei docenti di ruolo per due motivi principali:
1. La mancanza del titolo di abilitazione all’insegnamento.
2. La natura frammentaria e saltuaria del servizio prestato.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano dato ragione alle insegnanti. L’amministrazione ha quindi presentato ricorso in Cassazione.

La questione giuridica e il trattamento dei docenti precari

Il nucleo della questione giuridica riguardava l’interpretazione del principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato, sancito dalla Direttiva europea 1999/70/CE. La Corte era chiamata a stabilire se la mancanza del titolo abilitante potesse costituire una “ragione oggettiva” sufficiente a giustificare una disparità di trattamento economico per quanto riguarda la progressione stipendiale dei docenti.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha respinto il ricorso dell’amministrazione, confermando le sentenze precedenti e basando la sua decisione su argomentazioni chiare e consolidate.

Il Principio di Non Discriminazione

La Corte ha ribadito che la clausola 4 dell’Accordo Quadro allegato alla direttiva europea impone di riconoscere l’anzianità di servizio maturata dal personale scolastico assunto con contratti a termine ai fini dell’attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti di ruolo. Qualsiasi trattamento differenziato è illegittimo se non supportato da ragioni oggettive.

L’Irrilevanza del Titolo Abilitante ai Fini Retributivi

Il punto centrale della motivazione è che la mancanza del titolo di abilitazione non costituisce una ragione oggettiva per negare gli scatti di anzianità. La progressione stipendiale è uno strumento che remunera l’esperienza e la professionalità acquisite con il passare del tempo. Secondo la Corte, ciò che rileva è la sostanziale identità della mansione svolta.

Le funzioni, le attività e le responsabilità di un docente supplente sono le stesse di un docente di ruolo. Il titolo abilitante è un requisito per l’immissione in ruolo, ma non modifica la natura del lavoro prestato giorno per giorno in aula. Di conseguenza, l’esperienza maturata da un precario è del tutto comparabile a quella di un collega a tempo indeterminato.

La Natura del Rapporto di Lavoro

Anche l’argomento relativo alla natura temporanea e frammentaria del servizio è stato respinto. La Corte ha sottolineato che proprio la precarietà del rapporto è la condizione che la normativa europea mira a tutelare dalla discriminazione. Pertanto, il carattere temporaneo del contratto non può essere usato come giustificazione per un trattamento economico deteriore.

Conclusioni

L’ordinanza della Cassazione consolida un orientamento giurisprudenziale di grande importanza per la tutela dei diritti dei lavoratori precari della scuola. Viene affermato con forza che, ai fini della retribuzione e della progressione di carriera, conta la sostanza del lavoro svolto e l’esperienza accumulata, non la forma del contratto o il possesso di determinati titoli. Questa decisione garantisce che l’anzianità di servizio venga correttamente valorizzata, impedendo che i docenti a tempo determinato subiscano una penalizzazione economica ingiustificata rispetto ai colleghi di ruolo.

Un docente precario ha diritto alla stessa progressione stipendiale di un docente di ruolo?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che, in base al principio di non discriminazione sancito dall’Unione Europea, l’anzianità di servizio maturata deve essere riconosciuta ai fini della progressione stipendiale anche al personale assunto con contratti a termine.

La mancanza del titolo di abilitazione all’insegnamento giustifica una retribuzione inferiore per i docenti precari?
No. Secondo la Corte, il titolo abilitante non è un elemento che giustifica una diversità di trattamento retributivo. Ciò che conta ai fini della progressione economica è la sostanziale identità delle mansioni svolte, che sono le medesime per docenti di ruolo e supplenti.

Il servizio prestato con supplenze brevi e saltuarie conta per l’anzianità ai fini retributivi?
Sì, la Corte ha affermato che il periodo di effettivo servizio prestato come docente precario, indipendentemente dalla natura temporanea del rapporto, deve essere valorizzato per il computo dell’anzianità di servizio utile ai fini retributivi.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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