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Progressione orizzontale: il diritto alla promozione

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 10459/2024, chiarisce la natura del diritto alla progressione orizzontale nel pubblico impiego. Quando una procedura selettiva, basata su un bando assimilabile a un’offerta al pubblico, si conclude con la formazione di una graduatoria, il dipendente vanta un diritto soggettivo pieno alla promozione, non una mera pretesa risarcitoria per perdita di chance. Di conseguenza, il giudice ordinario può ordinare all’amministrazione di completare l’iter e riconoscere l’inquadramento superiore.

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Pubblicato il 8 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Progressione orizzontale: Quando il dipendente ha diritto alla promozione e non solo al risarcimento

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale per i dipendenti pubblici in attesa di una progressione orizzontale. Se l’amministrazione indice una selezione, la porta a termine fino alla creazione di una graduatoria ma poi si ferma, il lavoratore non ha solo diritto a un risarcimento per la ‘perdita di chance’, ma un vero e proprio diritto soggettivo a ottenere la promozione. Vediamo insieme i dettagli di questa importante decisione.

I Fatti di Causa

Una dipendente di un importante ente previdenziale nazionale partecipava a una procedura selettiva per ottenere il passaggio a un livello differenziato di professionalità, con decorrenza dal 2008. L’iter selettivo si concludeva regolarmente con la formazione di una graduatoria in cui la lavoratrice risultava utilmente collocata. Tuttavia, l’Ente ometteva di formalizzare l’approvazione della graduatoria, negando di fatto la promozione alla dipendente e ad altri colleghi.

La lavoratrice si rivolgeva quindi al Tribunale per ottenere il riconoscimento del proprio diritto. Inizialmente, la Corte d’Appello, riformando la decisione di primo grado, riconosceva alla dipendente solo un risarcimento del danno da perdita di chance, sostenendo che il giudice non potesse sostituirsi all’Amministrazione nell’approvare la graduatoria e disporre la promozione.

La decisione della Cassazione sulla progressione orizzontale

La Corte di Cassazione ha ribaltato completamente la visione della Corte territoriale. La controversia non riguarda un atto di potere discrezionale dell’amministrazione, ma l’adempimento di un’obbligazione di natura contrattuale. Il bando di selezione, infatti, va considerato come un’offerta al pubblico. Una volta che i dipendenti partecipano e la procedura si conclude con la formazione della graduatoria, il loro diritto alla promozione si consolida e diventa un diritto soggettivo pieno.

Il ruolo del Giudice Ordinario

La Corte ha riaffermato che, in questi casi, la giurisdizione spetta al giudice ordinario. Poiché si tratta di far valere un diritto soggettivo derivante da un rapporto di lavoro privatizzato, il giudice ha il potere non solo di condannare l’amministrazione al risarcimento, ma anche di emettere una sentenza di condanna a un ‘facere’, ovvero ordinare all’ente di completare la procedura e attribuire la qualifica superiore al dipendente.

L’irrilevanza del blocco delle progressioni economiche

L’ente previdenziale si era difeso invocando una norma (art. 9, comma 21, l. n. 122/2010) che aveva bloccato gli effetti economici delle progressioni di carriera per il triennio 2011-2013. La Cassazione ha chiarito che tale norma non impediva lo svolgimento delle procedure selettive, ma ne limitava unicamente gli effetti economici per il periodo indicato. Di conseguenza, non poteva essere usata come giustificazione per l’inadempimento dell’amministrazione e la mancata approvazione della graduatoria.

le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla distinzione tra atti discrezionali della P.A. e atti di gestione del rapporto di lavoro. La procedura selettiva per la progressione orizzontale, una volta indetta con un bando che ne fissa i criteri, non è più un esercizio di potere discrezionale. Diventa un’obbligazione contrattuale nei confronti dei partecipanti. La mancata approvazione finale della graduatoria, già formata e definita, costituisce un inadempimento contrattuale. Pertanto, la tutela del lavoratore non può limitarsi al risarcimento per la perdita di una possibilità, ma deve essere una tutela specifica e reale, finalizzata a ottenere il bene della vita a cui aspirava: la promozione.

le conclusioni

La Corte di Cassazione ha accolto i motivi principali del ricorso della dipendente, cassando la sentenza d’appello e rinviando la causa a un’altra sezione della stessa Corte per una nuova decisione. Viene così stabilito che, in presenza di una procedura selettiva conclusa, il diritto alla progressione orizzontale diventa esigibile e può essere imposto dal giudice. Questo principio rafforza la posizione dei dipendenti pubblici, trasformando l’esito positivo di una selezione da semplice aspettativa a un diritto pieno e tutelabile in modo specifico.

Quando un dipendente pubblico acquisisce un diritto pieno alla promozione anziché un semplice diritto al risarcimento?
Secondo la Corte, il dipendente acquisisce un diritto soggettivo pieno e non una mera pretesa risarcitoria quando la procedura selettiva per la progressione, assimilabile a un’offerta al pubblico, si è conclusa nelle sue fasi sostanziali con la formazione di una graduatoria. A quel punto, l’obbligo dell’amministrazione di procedere alla promozione si è consolidato.

Può un giudice ordinario ordinare a una Pubblica Amministrazione di concedere una promozione?
Sì. Trattandosi di un diritto soggettivo sorto nell’ambito del rapporto di lavoro, il giudice ordinario ha il potere di emettere qualsiasi tipo di sentenza, inclusa una condanna a un ‘facere’, ossia ordinare all’amministrazione di compiere l’atto dovuto, come l’approvazione della graduatoria e l’attribuzione della qualifica superiore.

Il blocco normativo delle progressioni economiche ha impedito lo svolgimento delle selezioni?
No. La Corte ha chiarito che la normativa che ha bloccato gli effetti economici delle progressioni di carriera per alcuni anni (l. n. 122/2010) non ha mai posto un divieto assoluto allo svolgimento delle procedure selettive. Ne ha solo limitato temporaneamente gli effetti retributivi, ma non ha annullato il diritto dei dipendenti a vedere concluso l’iter e riconosciuto il passaggio di livello.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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