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Progressione economica somministrati: la Cassazione decide

Una lavoratrice impiegata per sette anni presso un ente pubblico tramite contratti di somministrazione ha visto riconosciuto dalla Corte di Cassazione il suo diritto alla progressione economica. La Corte ha stabilito che, in caso di utilizzo illegittimo della somministrazione, il principio di non discriminazione impone di garantire al lavoratore lo stesso trattamento economico dei dipendenti di ruolo, inclusa la progressione economica somministrati, pur escludendo la conversione del rapporto a tempo indeterminato.

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Pubblicato il 8 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Diritto alla Progressione Economica per i Lavoratori Somministrati nel Pubblico Impiego

Con l’ordinanza n. 10399/2024, la Corte di Cassazione ha affermato un principio cruciale in materia di lavoro pubblico e precariato, stabilendo il pieno diritto alla progressione economica somministrati anche per chi lavora per la Pubblica Amministrazione tramite agenzia interinale. Questa decisione chiarisce che il principio di non discriminazione prevale anche quando la legge vieta la conversione del contratto in un rapporto a tempo indeterminato.

Il Caso: Lavoro Precario Continuativo presso un Ente Pubblico

Una lavoratrice ha prestato servizio per ben sette anni, dal 2002 al 2009, presso un’agenzia regionale per la protezione ambientale. Il rapporto è iniziato con un contratto a tempo determinato, più volte prorogato, per poi proseguire con una serie di contratti di somministrazione stipulati tramite un’agenzia per il lavoro.

La lavoratrice ha contestato l’illegittimità di tali contratti, sostenendo che fossero stati utilizzati per coprire esigenze stabili e non temporanee, e ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato direttamente con l’ente pubblico, oltre al diritto alla progressione economica prevista dal contratto collettivo del comparto Sanità.

Il Tribunale di primo grado le aveva riconosciuto le differenze retributive per la mancata progressione economica, ma la Corte d’Appello aveva ribaltato la decisione, negando tale diritto sulla base del fatto che la lavoratrice non era una dipendente diretta dell’ente, ma solo un’utilizzata.

La Decisione della Corte di Cassazione e la progressione economica somministrati

La Suprema Corte ha accolto il ricorso della lavoratrice, cassando la sentenza d’appello e rinviando la causa per una nuova valutazione. Il punto centrale della decisione è l’applicazione del principio di parità di trattamento e di non discriminazione tra lavoratori a termine e lavoratori a tempo indeterminato.

L’Applicazione del Principio di Non Discriminazione

I giudici hanno ribadito che la Direttiva europea 1999/70/CE vieta di trattare i lavoratori a tempo determinato in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili, a meno che non sussistano ragioni oggettive. Questo principio si applica pienamente anche ai rapporti di lavoro con le pubbliche amministrazioni. La progressione economica legata all’anzianità di servizio è un elemento fondamentale delle condizioni di impiego e non può essere negata solo perché il rapporto di lavoro è a termine o in somministrazione.

La Sostituzione dell’Ente Pubblico all’Agenzia di Lavoro

La Corte ha chiarito un aspetto tecnico ma decisivo: quando un contratto di somministrazione con la Pubblica Amministrazione è illegittimo (perché, come in questo caso, manca il requisito di temporaneità), l’ente pubblico utilizzatore si sostituisce legalmente all’agenzia di somministrazione nel rapporto con il lavoratore. Sebbene questo non porti alla ‘conversione’ del contratto in un posto fisso – vietata nel settore pubblico se non tramite concorso – determina comunque l’applicazione al lavoratore della stessa disciplina economica e normativa dei dipendenti diretti dell’ente.

Le Motivazioni della Sentenza

La motivazione della Cassazione si fonda sull’illegittimità dell’esclusione della lavoratrice dalla progressione economica. La Corte d’Appello aveva errato nel considerare la lavoratrice come un soggetto esterno all’ente. Al contrario, la Suprema Corte ha stabilito che, a seguito dell’accertata illegittimità dei contratti, la lavoratrice doveva essere considerata, ai fini del trattamento economico, alla stregua di un dipendente diretto.

L’assenza di una vera ragione oggettiva per un trattamento differenziato ha reso insostenibile la posizione della Corte d’Appello. Il fatto che il rapporto di lavoro fosse stato continuativo per sette anni, sebbene formalmente precario, rafforzava la necessità di applicare il principio di parità di trattamento per evitare una discriminazione basata unicamente sulla natura del contratto.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia

Questa ordinanza ha importanti conseguenze pratiche per tutti i lavoratori somministrati nel settore pubblico. Essa sancisce che, in caso di abuso e utilizzo illegittimo di contratti a termine o di somministrazione, il lavoratore ha diritto a ricevere lo stesso trattamento economico, inclusi gli scatti di anzianità e le progressioni di carriera economica, previsto per i colleghi assunti a tempo indeterminato. Pur rimanendo fermo il divieto di conversione automatica del contratto, questa pronuncia rafforza la tutela economica dei lavoratori precari, disincentivando le amministrazioni dall’abusare di forme contrattuali flessibili per coprire fabbisogni di personale stabili.

Un lavoratore somministrato presso una Pubblica Amministrazione ha diritto alla stessa progressione economica di un dipendente di ruolo?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in applicazione del principio di non discriminazione, il lavoratore somministrato ha diritto allo stesso trattamento economico e normativo dei dipendenti diretti dell’ente utilizzatore, inclusa la progressione economica basata sull’anzianità di servizio.

Cosa succede se i contratti di somministrazione con un ente pubblico sono illegittimi perché usati per esigenze non temporanee?
In caso di illegittimità, l’ente pubblico si sostituisce all’agenzia di somministrazione nel rapporto di lavoro. Sebbene ciò non comporti la trasformazione del contratto a tempo indeterminato, il lavoratore acquisisce il diritto a ricevere lo stesso trattamento economico e normativo che sarebbe spettato a un dipendente assunto a termine direttamente dall’ente.

È possibile ottenere la trasformazione del contratto da tempo determinato a indeterminato in caso di abuso da parte di una Pubblica Amministrazione?
No, la sentenza conferma che nel settore del lavoro pubblico non opera la ‘conversione’ del rapporto a tempo indeterminato come sanzione per l’abuso di contratti a termine o di somministrazione. La tutela del lavoratore si realizza attraverso il diritto alla parità di trattamento economico e al risarcimento del danno, ma non con la stabilizzazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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