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Progressione economica negata: la Cassazione tutela i lavoratori a termine

Numerosi lavoratori con contratti a tempo determinato, impiegati presso un Comune, hanno chiesto il riconoscimento del diritto alla progressione economica, che era stato loro negato. La Corte d’Appello aveva rigettato le loro richieste. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dei lavoratori, stabilendo che i dipendenti a tempo determinato non possono essere esclusi a priori dalle valutazioni per la progressione economica. Questo principio si basa sulla clausola 4 della Direttiva europea 1999/70/CE, che impone la parità di trattamento. La Cassazione ha quindi rinviato la causa a un’altra Corte d’Appello per una nuova valutazione dei fatti.

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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 18138 Anno 2022 (Cass. civ. sez. lavoro n. 18138/2022)

La progressione economica dei lavoratori a termine: una vittoria in Cassazione

La Corte di Cassazione ha recentemente emesso una sentenza fondamentale che riguarda la progressione economica dei lavoratori a termine. Questa decisione chiarisce importanti aspetti sui diritti dei dipendenti con contratti a tempo determinato, specialmente nel settore pubblico. La sentenza affronta il tema della parità di trattamento, un principio cardine del diritto del lavoro, e stabilisce nuovi criteri per l’applicazione delle normative.

Il caso: lavoratori a termine contro il Comune

La vicenda ha coinvolto un gruppo numeroso di lavoratori. Essi avevano contratti a tempo determinato con un Comune. Questi lavoratori chiedevano il riconoscimento del diritto alla progressione economica. La progressione economica è un aumento dello stipendio o del livello retributivo. Essa si basa sull’anzianità di servizio o sulla valutazione delle prestazioni. Il Comune aveva negato loro questo diritto. I lavoratori hanno quindi intrapreso un’azione legale per tutelare i propri interessi.

La decisione della Corte d’Appello

In primo grado, il Tribunale aveva dato ragione ai lavoratori. Tuttavia, la Corte d’Appello aveva ribaltato questa decisione. La Corte d’Appello aveva rigettato le richieste dei lavoratori. Essa aveva sostenuto che i contratti a tempo determinato non prevedevano tale progressione. Questa interpretazione ha spinto i lavoratori a ricorrere alla Corte di Cassazione. Il ricorso per Cassazione è un’azione legale per contestare una sentenza di un tribunale inferiore.

Il ruolo della Direttiva Europea sulla progressione economica

La Corte di Cassazione ha esaminato attentamente il caso. Ha considerato le normative nazionali e, soprattutto, la Direttiva europea 1999/70/CE. Questa Direttiva contiene un Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato. La clausola 4 di questo Accordo Quadro è cruciale. Essa stabilisce il principio di non discriminazione. Questo significa che i lavoratori a tempo determinato non devono essere trattati in modo meno favorevole rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato comparabili. Questo vale solo se non ci sono ragioni oggettive che giustifichino un trattamento diverso.

Le motivazioni della Cassazione sulla progressione economica

La Suprema Corte ha ritenuto fondate le censure dei lavoratori. Ha affermato che non si possono escludere a priori i lavoratori a tempo determinato dalle valutazioni per la progressione economica. La Corte d’Appello aveva omesso di valutare in concreto alcuni aspetti fondamentali. Non aveva considerato la rispondenza del rapporto alle esigenze istituzionali dell’ente. Non aveva verificato l’incompatibilità di una causa formativa o di inserimento. Non aveva valutato la durata ultratriennale dei rapporti. La Cassazione ha ribadito che la clausola 4 della Direttiva impone al datore di lavoro di riservare al lavoratore a tempo determinato lo stesso trattamento. Questo include la progressione stipendiale legata all’anzianità e alla valutazione positiva dell’attività. È necessario includere nel calcolo dell’anzianità anche il servizio prestato con contratti a tempo determinato.

Le conclusioni: cosa cambia per la progressione economica

La Corte di Cassazione ha accolto il quinto e il sesto motivo di ricorso dei lavoratori. Ha rigettato i primi quattro motivi e ha dichiarato assorbito il settimo. La sentenza della Corte d’Appello è stata cassata. La causa è stata rinviata a una diversa sezione della Corte d’Appello di Messina. Questo giudice dovrà riesaminare il caso. Dovrà farlo seguendo i principi stabiliti dalla Cassazione. In pratica, i lavoratori a tempo determinato hanno ora una base solida per chiedere la progressione economica. La nuova Corte d’Appello dovrà valutare se il diritto alla progressione economica esiste. Dovrà anche decidere sulle spese legali. Questa decisione rappresenta un passo importante verso la parità di trattamento nel mondo del lavoro pubblico.

I lavoratori a tempo determinato hanno diritto alla progressione economica?
Sì, secondo la Corte di Cassazione, i lavoratori con contratti a tempo determinato non possono essere esclusi a priori dalla progressione economica, a meno che non vi siano ragioni oggettive che giustifichino un trattamento diverso. Questo diritto si basa sul principio di non discriminazione previsto dalla Direttiva europea 1999/70/CE.

Qual è il ruolo della normativa europea in questi casi?
La Direttiva europea 1999/70/CE, in particolare la sua clausola 4, è fondamentale. Essa stabilisce che i lavoratori a tempo determinato non devono essere trattati in modo meno favorevole rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato comparabili, garantendo così la parità di trattamento anche per la progressione economica.

Cosa succede dopo una sentenza di rinvio della Cassazione?
Dopo una sentenza di rinvio, la causa torna a un giudice di merito (solitamente una Corte d’Appello diversa da quella che ha emesso la sentenza annullata). Questo giudice dovrà riesaminare il caso, ma dovrà attenersi ai principi di diritto stabiliti dalla Corte di Cassazione. Nel caso specifico, dovrà valutare il diritto alla progressione economica tenendo conto della parità di trattamento.

Termini giuridici

Ricorso per Cassazione
Un'azione legale presentata alla Corte di Cassazione, il più alto grado di giudizio in Italia, per contestare una sentenza di un tribunale inferiore, solitamente per errori di diritto.
Rinvio
La decisione della Corte di Cassazione di annullare una sentenza e rimandare la causa a un altro giudice di merito (solitamente una Corte d'Appello) per un nuovo esame, seguendo i principi di diritto stabiliti dalla Cassazione.
Accordo Quadro
Un accordo tra le parti sociali (sindacati e datori di lavoro) a livello europeo, che stabilisce principi generali in materia di lavoro, come quello sui contratti a tempo determinato.
Progressione economica
L'aumento dello stipendio o del livello retributivo di un lavoratore, basato sull'anzianità di servizio, sulla valutazione delle prestazioni o su altri criteri previsti dai contratti collettivi.
Contratti a tempo determinato
Rapporti di lavoro che hanno una data di inizio e una data di fine predefinite, a differenza dei contratti a tempo indeterminato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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