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Procedura Civile

Estinzione giudizio di cassazione: guida completa

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del giudizio di cassazione a seguito dell’inerzia della parte ricorrente. Dopo aver ricevuto una proposta di definizione anticipata ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il ricorrente non ha chiesto una decisione sul ricorso entro il termine di 40 giorni, un’omissione interpretata come rinuncia. Di conseguenza, il procedimento è stato dichiarato estinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali a favore della controparte.

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Specificità del ricorso in Cassazione: i requisiti

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia bancaria per carenza di specificità. La decisione sottolinea che le censure relative al superamento del tasso soglia e all’esistenza di un fido di fatto devono essere formulate in modo dettagliato e autosufficiente, senza richiedere alla Corte una nuova valutazione del merito. La sentenza ribadisce l’importanza della corretta formulazione degli atti per superare il vaglio di ammissibilità, confermando che la mancanza di una precisa esposizione dei fatti e delle prove rende il ricorso non scrutinabile.

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Indennità di occupazione: chi paga? Cassazione chiarisce

Una società agricola ha richiesto l’indennità di occupazione per un terreno utilizzato per la costruzione di un’opera pubblica da parte di una società concessionaria e del Ministero. Poiché la procedura di esproprio non è stata completata, è sorta una controversia su chi fosse il soggetto tenuto al pagamento. La Corte di Cassazione ha stabilito la responsabilità solidale di entrambi, concessionario ed ente pubblico concedente, affermando che gli accordi interni tra di loro non possono scaricare la responsabilità verso il proprietario del terreno danneggiato. La decisione chiarisce che chiunque eserciti poteri espropriativi, anche se delegato, è responsabile per l’indennità di occupazione.

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Estinzione del giudizio: la rinuncia chiude il caso

Una lunga disputa legale tra un proprietario e una società costruttrice, relativa alla violazione delle distanze tra edifici, si è conclusa davanti alla Corte di Cassazione. Dopo una condanna al risarcimento danni in appello, le parti hanno presentato ricorsi incrociati. Tuttavia, un accordo extragiudiziale ha portato alla rinuncia reciproca agli atti, determinando l’estinzione del giudizio e ponendo fine alla controversia senza una decisione nel merito.

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Delibera supercondominio: annullabilità, non nullità

La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sulla validità della delibera supercondominio. In un caso riguardante la mancata nomina del rappresentante di un edificio in un supercondominio con più di 60 partecipanti, la Suprema Corte ha stabilito che tale vizio procedurale non comporta la nullità della delibera, bensì la sua semplice annullabilità. La decisione ribalta i giudizi di merito e specifica che la sanzione per la mancata nomina è il ricorso all’autorità giudiziaria per la designazione, non l’invalidità assoluta delle decisioni prese. Viene inoltre precisato che un singolo condomino può impugnare la delibera solo se il rappresentante del suo edificio era assente, dissenziente o astenuto.

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Morte difensore: il rinvio dell'udienza è d'obbligo

La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di morte del difensore unico di una parte dopo il deposito del ricorso, l’udienza deve essere rinviata per garantire il diritto di difesa. Sebbene il processo non si interrompa automaticamente, il giudice deve disporre il rinvio e la comunicazione personale alla parte rimasta senza legale, qualora non vi sia prova che questa fosse già a conoscenza dell’evento. Questa decisione tutela il contraddittorio e la possibilità di nominare un nuovo avvocato.

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Patteggiamento esdebitazione: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione ha confermato che una sentenza di patteggiamento per bancarotta fraudolenta è pienamente equiparabile a una sentenza di condanna ai fini della concessione dell’esdebitazione. Di conseguenza, tale sentenza impedisce al fallito di ottenere la liberazione dai debiti residui. La Corte ha inoltre chiarito che la recente “Riforma Cartabia”, che attenua gli effetti extra-penali del patteggiamento, non è retroattiva. La decisione sottolinea che la condanna penale, anche se patteggiata, costituisce un “fatto storico” che dimostra la mancanza di meritevolezza del debitore, bloccando l’accesso al beneficio.

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Improcedibilità Ricorso Cassazione: Guida Pratica

La Corte di Cassazione dichiara l’improcedibilità di un ricorso a causa di un vizio formale, senza entrare nel merito di una disputa immobiliare tra fratelli. La decisione evidenzia l’importanza cruciale del corretto deposito degli atti, in particolare della sentenza impugnata con la relata di notifica. L’omissione di tale adempimento ha reso fatale l’impugnazione, confermando come un errore procedurale possa precludere la valutazione delle ragioni di una parte. Questo caso serve da monito sull’imprescindibile rigore necessario nella gestione del processo, sottolineando come l’improcedibilità del ricorso in Cassazione sia una sanzione severa ma necessaria per garantire l’ordinato svolgimento del giudizio di legittimità.

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Onere della prova: rivendica beni nel fallimento

Un soggetto rivendicava la proprietà di beni mobili presenti in un immobile locato da una società poi fallita. La Corte di Cassazione, pur avendo in precedenza escluso l’applicazione di un regime probatorio rigoroso, ha rigettato il ricorso. Si è chiarito che l’esclusione di una presunzione legale non esonera il rivendicante dall’onere della prova circa la proprietà dei beni. La valutazione delle prove offerte, inclusa quella per presunzioni, rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logicamente coerente.

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Estinzione ricorso Cassazione: silenzio che costa caro

Una società di trasporti ha presentato ricorso in Cassazione avverso una sentenza della Corte d’Appello. A seguito della proposta di definizione del giudizio formulata ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., la società non ha chiesto la decisione del ricorso nel termine di quaranta giorni. La Suprema Corte, interpretando tale silenzio come una rinuncia, ha dichiarato l’estinzione del ricorso Cassazione, senza disporre sulle spese poiché la controparte non si era costituita.

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Soccombenza virtuale e rinuncia: le spese legali

Una società di trasporti ha rinunciato al proprio ricorso in Cassazione contro alcuni ex dipendenti. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio ma ha condannato la società a pagare le spese legali applicando il principio della soccombenza virtuale, poiché avrebbe probabilmente perso la causa. La decisione chiarisce che la rinuncia agli atti non esonera dal pagamento delle spese di lite.

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Appello rito sommario: il termine di 30 giorni

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un avvocato contro la declaratoria di inammissibilità del suo appello, giudicato tardivo. Il caso riguardava una richiesta di pagamento di onorari professionali a un Comune. La Suprema Corte ha confermato che, in caso di appello rito sommario, il termine perentorio di trenta giorni decorre dalla notifica integrale dell’ordinanza. Inoltre, ha chiarito che, in caso di notifica fallita, il notificante ha l’onere di riattivare il processo con immediatezza, e un ritardo di un mese è stato ritenuto eccessivo, non potendo sanare la tardività.

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Contratto preliminare: validità e requisiti

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, interviene su un complesso caso immobiliare, chiarendo i requisiti di validità del contratto preliminare. La vicenda riguarda alcuni consorzi che avevano agito contro una società immobiliare per ottenere il trasferimento di proprietà di lotti di terreno. La Corte d’Appello aveva dichiarato nulli gli accordi per indeterminatezza dell’oggetto. La Cassazione ha cassato tale decisione, stabilendo che per la validità del preliminare è sufficiente che l’oggetto sia determinabile, anche tramite rinvio a elementi esterni (per relationem), distinguendo nettamente tali requisiti da quelli, più stringenti, necessari per ottenere una sentenza di esecuzione in forma specifica ai sensi dell’art. 2932 c.c. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.

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Opposizione decreto liquidazione: il rimedio corretto

La Corte di Cassazione chiarisce che l’opposizione decreto liquidazione del compenso di un professionista delegato, quando non contesta l’importo ma il soggetto tenuto al pagamento, deve essere proposta come opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.). In tale giudizio è necessaria la partecipazione di tutte le parti potenzialmente obbligate (litisconsorzio necessario), pena la nullità della decisione.

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Confini incerti: la Cassazione sui titoli di proprietà

In una controversia su confini incerti e ripartizione di spese per lavori edili, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: nell’azione di regolamento di confini, i titoli di acquisto della proprietà e i documenti da essi richiamati, come le planimetrie di frazionamento, costituiscono la prova principale e sovrana per determinare la linea di separazione. Solo in caso di loro insufficienza si può ricorrere ad altri mezzi di prova. La richiesta di rimborso per opere di adeguamento sismico è stata respinta per mancanza di prova di un accordo specifico sulla condivisione dei costi.

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Fermo auto professionale: quando è legittimo?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20559/2025, ha stabilito che spetta al professionista dimostrare che il proprio veicolo è strumentale all’attività lavorativa per evitarne il fermo amministrativo. La Corte ha rigettato il ricorso di un avvocato, negandogli il risarcimento del danno, poiché la prova della strumentalità era stata fornita solo in corso di causa e non in fase pre-contenziosa, escludendo così la colpa dell’agente di riscossione. Il caso sottolinea l’importanza di agire tempestivamente per contestare il preavviso di fermo auto professionale.

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Inammissibilità ricorso cassazione: i nuovi motivi

Un lavoratore, dopo aver perso in primo e secondo grado la causa per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con una compagnia assicurativa, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso cassazione perché basato su argomenti e questioni giuridiche nuove, introdotte tardivamente nel giudizio d’appello e non riproposte correttamente in sede di legittimità come vizi procedurali. La Corte ha sottolineato che non si possono introdurre nuove allegazioni in fatto e in diritto a giudizio avanzato, e che il ricorso deve contestare specificamente le ragioni della decisione impugnata, non introdurre nuove prospettive.

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Cessione del Credito: eccezioni del debitore ceduto

Una società si oppone a un decreto ingiuntivo, sostenendo l’invalidità di una cessione del credito per una presunta doppia cessione e denunciando gravi inadempimenti del creditore originario. Il Tribunale di Venezia ha respinto l’opposizione, chiarendo che non vi era stata una doppia cessione, ma due cessioni distinte di quote diverse dello stesso credito. Ha inoltre stabilito che la firma del verbale di collaudo da parte del debitore, senza riserve, preclude la possibilità di contestare successivamente la conformità e il funzionamento del bene.

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CTU esplorativa: legittima se basata su prove iniziali

In una disputa ereditaria, la Cassazione ha stabilito che una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) non è da considerarsi ‘CTU esplorativa’ se la parte ha già fornito elementi di prova iniziali, come l’indicazione di conti correnti con movimenti anomali. In tal caso, il consulente può legittimamente acquisire la documentazione bancaria per accertare i fatti. La Corte ha anche riaffermato il diritto del coerede, escluso dal godimento di un bene, a ricevere un’indennità, chiarendo che la richiesta di ‘rendimento dei conti’ include la domanda di pagamento delle somme dovute.

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Ricorso inammissibile: Cassazione chiude il caso

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un’imprenditrice contro il decreto di chiusura del suo fallimento. L’appello, volto a contestare la validità della sentenza di fallimento originaria del 1999, è stato respinto per motivi procedurali: l’imprenditrice avrebbe dovuto usare un altro strumento legale (il reclamo). Inoltre, il ricorso è stato giudicato generico e confuso, violando il principio di specificità. La ricorrente è stata condannata a pagare le spese e a sanzioni per lite temeraria.

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