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Prescrizione Crediti di Lavoro: la Cassazione blocca i termini

La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione crediti di lavoro dopo le riforme del 2012. Alcuni lavoratori avevano chiesto il riconoscimento dell’anzianità maturata in apprendistato. L’azienda si era opposta sostenendo che il diritto fosse prescritto. La Corte ha stabilito che, in assenza di un regime di stabilità forte che protegga il lavoratore dal timore del licenziamento, il termine di prescrizione per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma solo dalla sua cessazione. Di conseguenza, la richiesta dei lavoratori è stata considerata valida e l’azienda ha perso la causa su questo punto.

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Pubblicato il 27 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 6462 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 6462/2023)

Crediti di lavoro: quando inizia a decorrere la prescrizione?

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di prescrizione crediti di lavoro, con importanti conseguenze per i dipendenti assunti dopo le riforme del mercato del lavoro. La questione nasce da una vertenza tra un gruppo di lavoratori e un’importante azienda del settore trasporti. I dipendenti chiedevano il riconoscimento, ai fini degli scatti di anzianità, del periodo di apprendistato svolto anni prima. L’azienda, però, si difendeva sostenendo che tale diritto fosse ormai estinto per prescrizione, essendo trascorsi più di cinque anni dalla maturazione delle differenze retributive.

Il contesto: la stabilità del posto di lavoro

Il cuore del problema non riguarda il diritto in sé, ma il momento in cui inizia a decorrere il tempo utile per richiederlo. La legge prevede generalmente un termine di cinque anni per i crediti di lavoro. Storicamente, la giurisprudenza ha sempre distinto tra due situazioni. Se il lavoratore gode di una ‘stabilità reale’ (cioè una forte protezione contro il licenziamento illegittimo, con diritto alla reintegra), la prescrizione decorre anche durante il rapporto di lavoro. Si presume infatti che il lavoratore, sentendosi protetto, non abbia timore di fare causa al proprio datore. Al contrario, se questa stabilità manca, il lavoratore potrebbe essere spinto a non agire per ‘metus’, ovvero per paura di essere licenziato. In questo caso, la prescrizione rimane ‘congelata’ e inizia a decorrere solo alla fine del rapporto.

L’impatto della Riforma Fornero sulla prescrizione crediti di lavoro

Le riforme legislative, in particolare la Legge n. 92 del 2012 (Riforma Fornero) e il successivo D.Lgs. n. 23 del 2015 (Jobs Act), hanno modificato profondamente il regime delle tutele in caso di licenziamento. Hanno ridotto le ipotesi di reintegrazione nel posto di lavoro, privilegiando un indennizzo economico. Secondo la Cassazione, questo cambiamento ha indebolito la posizione del lavoratore, rendendo il rapporto di lavoro meno stabile. Di conseguenza, il timore di una ritorsione da parte del datore di lavoro in caso di richieste economiche è tornato a essere un elemento concreto e rilevante.

La decorrenza della prescrizione crediti di lavoro oggi

Sulla base di queste premesse, la Corte ha concluso che per i rapporti di lavoro non più assistiti da un regime di stabilità forte, il termine di prescrizione non può decorrere mentre il rapporto è in corso. Il ‘timer’ dei cinque anni per richiedere le differenze retributive, gli scatti di anzianità o altre somme non pagate scatta solo ed esclusivamente dal giorno della cessazione del rapporto di lavoro. Questa interpretazione estende una maggiore protezione al lavoratore, permettendogli di far valere i propri diritti senza la pressione del timore di perdere il posto.

Le motivazioni: la mancanza di stabilità blocca la prescrizione

La Corte ha rigettato il ricorso dell’azienda, basando la sua decisione su un orientamento ormai consolidato. I giudici hanno affermato che il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, come disciplinato dopo il 2012, non offre più una tutela adeguata e predeterminata contro i licenziamenti. Questa incertezza giustifica la sospensione del decorso della prescrizione. Il lavoratore non può essere penalizzato per non aver agito legalmente durante il rapporto, quando la sua posizione contrattuale è più debole. La prescrizione dei crediti di lavoro, quindi, decorre dalla fine del contratto, momento in cui il lavoratore è libero di agire senza temere ritorsioni.

Le conclusioni: vittoria per i lavoratori

L’esito finale della vicenda è stato favorevole ai lavoratori. La Corte ha respinto la tesi dell’azienda sulla prescrizione, confermando il diritto dei dipendenti a ottenere il pagamento delle differenze retributive richieste. L’azienda è stata condannata a pagare metà delle spese legali del giudizio di Cassazione. Questa sentenza consolida un principio di diritto cruciale: la stabilità del rapporto di lavoro è il presupposto indispensabile perché la prescrizione dei crediti possa decorrere durante il suo svolgimento. In sua assenza, i diritti economici del lavoratore sono tutelati fino alla cessazione del rapporto.

Quando inizia a decorrere la prescrizione per i miei crediti di lavoro arretrati?
Secondo questa sentenza, per i rapporti di lavoro soggetti alle normative post-2012 e privi di ‘stabilità reale’, il termine di prescrizione di cinque anni inizia a decorrere solo dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Questo principio vale per tutti i contratti di lavoro?
Si applica ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato che non godono di un regime di tutela forte contro i licenziamenti, come quelli regolati dalla Riforma Fornero e dal Jobs Act, dove la reintegra è un’eccezione.

Posso richiedere stipendi non pagati risalenti a più di cinque anni fa se lavoro ancora nella stessa azienda?
Sì, in base a questa decisione, il diritto non è prescritto. Il termine di prescrizione è sospeso a causa del timore di un licenziamento e inizierà a decorrere solo quando il rapporto di lavoro terminerà.

Termini giuridici

Prescrizione
La perdita di un diritto, come quello a ricevere pagamenti arretrati, perché non è stato fatto valere entro un tempo massimo stabilito dalla legge.
Metus
Termine latino che indica il timore, in questo caso la paura del licenziamento che può spingere un lavoratore a non richiedere i propri diritti per timore di ritorsioni.
Funzione nomofilattica
Il compito della Corte di Cassazione di garantire che la legge venga interpretata e applicata in modo uguale da tutti i tribunali, assicurando la certezza del diritto.
Compensazione delle spese
La decisione del giudice con cui ogni parte del processo paga le proprie spese legali, o una parte di esse, invece di addebitarle tutte alla parte che ha perso.
Stabilità reale
Un regime di protezione del lavoratore che prevede, in caso di licenziamento illegittimo, il diritto a essere reintegrato nel posto di lavoro.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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