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Posizione organizzativa: diritto all’indennità fissa

La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una dipendente del settore sanitario a percepire un assegno ad personam in seguito alla soppressione della propria posizione organizzativa dovuta a una riforma dell’ente. La decisione ribadisce che, se l’incarico è stato ricoperto per almeno tre anni con valutazioni positive, il dipendente ha diritto a mantenere l’incremento economico acquisito.

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Pubblicato il 21 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Posizione organizzativa e tutela del reddito nel settore sanitario

Nel complesso mondo della pubblica amministrazione, la posizione organizzativa rappresenta uno strumento fondamentale per la gestione delle responsabilità. Ma cosa accade quando l’ente viene riorganizzato e tali posizioni vengono soppresse? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i diritti economici dei lavoratori coinvolti.

Cos’è la posizione organizzativa nel settore sanitario

La posizione organizzativa è un incarico di natura temporanea, comunemente definito ad tempus, che non muta il profilo professionale del dipendente ma ne arricchisce le funzioni. Si tratta di ruoli di alta responsabilità, la cui istituzione è demandata alla discrezionalità dell’amministrazione nell’ambito della classificazione del personale prevista dai contratti collettivi nazionali.

Nel caso analizzato, una dipendente con qualifica di dietista aveva ricoperto per anni un incarico di coordinamento. A seguito di una riforma regionale che ha accorpato diverse aziende sanitarie in un unico ente, l’incarico è stato dichiarato non più attuale e interrotto.

Soppressione della posizione organizzativa e diritti acquisiti

Il punto centrale della controversia riguarda l’applicazione dell’articolo 36 del CCNL Comparto Sanità del 1999. Tale norma prevede che, qualora una posizione organizzativa venga soppressa per una diversa organizzazione dell’ente, al dipendente che l’abbia ricoperta per almeno tre anni con valutazioni positive spetti l’attribuzione della fascia economica successiva o, se già all’ultima fascia, un importo a titolo personale pari all’ultimo incremento ottenuto.

L’ente datore di lavoro sosteneva che l’incarico fosse scaduto naturalmente e che non vi fosse stata una proroga formale tale da giustificare il mantenimento del beneficio economico. Tuttavia, le prove documentali prodotte hanno dimostrato che l’attività era proseguita di fatto, con il pieno consenso dell’amministrazione, ben oltre il termine originario.

La prova dello svolgimento della posizione organizzativa

Un elemento decisivo è stato il comportamento dell’amministrazione stessa. Attraverso delibere di proroga e comunicazioni ufficiali, l’ente aveva manifestato la volontà di mantenere attivi gli incarichi per garantire la continuità operativa durante la fase di transizione. Le buste paga e i certificati di stato di servizio hanno confermato il pagamento dell’indennità e lo svolgimento delle funzioni fino alla formale interruzione del 2018.

La conferma della Cassazione sulla posizione organizzativa

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell’amministrazione sanitaria, confermando la sentenza di appello. I giudici hanno chiarito che, una volta accertata la sussistenza dei requisiti (durata triennale, valutazioni positive e soppressione per riorganizzazione), il diritto al beneficio economico scatta automaticamente.

Non è stato accolto il tentativo dell’ente di contestare la quantificazione dell’importo in sede di legittimità, trattandosi di una questione nuova non adeguatamente sollevata nei precedenti gradi di giudizio. La Corte ha ribadito che il giudice non può sostituirsi alla Pubblica Amministrazione nelle scelte organizzative, ma deve tutelare il lavoratore quando queste scelte impattano su diritti economici previsti dalla contrattazione collettiva.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte risiedono nella corretta interpretazione delle risultanze istruttorie. Il Giudice di merito ha logicamente dedotto la prosecuzione dell’incarico sulla base di atti provenienti dallo stesso datore di lavoro. Poiché la soppressione della posizione organizzativa è avvenuta nell’ambito di una vasta riforma strutturale dell’ente, il requisito della “diversa organizzazione” richiesto dal CCNL è risultato pienamente integrato. Inoltre, l’assenza di contestazioni tempestive sulle valutazioni professionali della dipendente ha reso consolidato il diritto alla percezione dell’assegno ad personam.

Le conclusioni

Le conclusioni di questo provvedimento sottolineano l’importanza della stabilità economica per i dipendenti pubblici che assumono incarichi di responsabilità. Sebbene la posizione organizzativa sia per sua natura revocabile o soggetta a scadenza, la contrattazione collettiva ha inteso premiare il merito e l’esperienza acquisita, trasformando un’indennità temporanea in un beneficio fisso qualora l’interruzione del rapporto non dipenda da demeriti del lavoratore ma da esigenze amministrative. Per gli enti pubblici, questo significa che ogni processo di riorganizzazione deve tenere conto degli oneri economici derivanti dalla cristallizzazione di tali benefici per il personale in servizio.

Cosa succede se la posizione organizzativa viene soppressa per riorganizzazione?
Se il dipendente ha ricoperto l’incarico per almeno tre anni con valutazioni positive ha diritto a un incremento della fascia economica o a un assegno ad personam pari all’ultimo incremento ottenuto.

Quali requisiti servono per mantenere l’importo economico dopo la revoca?
È necessario che l’incarico sia durato almeno un triennio, che i risultati siano stati valutati positivamente e che la cessazione sia dovuta a una diversa organizzazione aziendale.

È sufficiente lo svolgimento di fatto delle funzioni per ottenere il beneficio?
Sì, se lo svolgimento di fatto è supportato da documentazione dell’ente che attesti la proroga dell’incarico e il mantenimento delle responsabilità oltre la scadenza formale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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