LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Platea licenziandi: i limiti alla scelta del datore

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18215/2024, ha confermato l’illegittimità di un licenziamento collettivo in cui la platea licenziandi era stata limitata ai dipendenti di una sola unità produttiva. La Corte ha ribadito che il datore di lavoro ha l’onere di specificare, fin dall’avvio della procedura, le ragioni tecniche e organizzative di tale scelta e i motivi per cui le mansioni dei lavoratori non sono fungibili con quelle di altri dipendenti in altre sedi. La violazione di questo obbligo costituisce un’errata applicazione dei criteri di scelta, con conseguente diritto del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Platea licenziandi: la Cassazione fissa paletti invalicabili per l’azienda

Nel contesto dei licenziamenti collettivi, la definizione della platea licenziandi è un momento cruciale che può determinare la legittimità dell’intera procedura. Con la recente ordinanza n. 18215 del 3 luglio 2024, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su questo tema, ribadendo principi fondamentali a tutela dei lavoratori e chiarendo gli obblighi informativi a carico del datore di lavoro. La decisione sottolinea come la scelta di limitare il perimetro dei possibili licenziati a una singola sede o reparto debba essere sorretta da motivazioni solide, oggettive e comunicate in modo trasparente sin dall’inizio.

I Fatti del Caso

Una società avviava una procedura di licenziamento collettivo, limitando la selezione dei lavoratori da licenziare esclusivamente a quelli impiegati presso uno specifico sito produttivo. Una lavoratrice, inclusa tra gli esuberi, impugnava il licenziamento sostenendone l’illegittimità. A suo avviso, l’azienda non aveva fornito alcuna valida giustificazione per questa restrizione della platea licenziandi, omettendo di considerare altri dipendenti con mansioni fungibili impiegati in altre sedi aziendali. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello di Milano accoglievano le ragioni della lavoratrice, dichiarando il licenziamento illegittimo e riconoscendole il diritto alla reintegrazione. La società, soccombente, proponeva quindi ricorso in Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso dell’azienda, confermando la sentenza d’appello. I giudici di legittimità hanno riaffermato un consolidato orientamento giurisprudenziale: la regola generale per l’individuazione dei lavoratori da licenziare è quella di considerare l’intero “complesso aziendale”.

Una deroga a questo principio, con la limitazione della platea licenziandi a un singolo reparto o unità produttiva, è ammissibile solo a condizioni molto stringenti. Non è sufficiente che vi sia una crisi in quella specifica sede. L’azienda deve:
1. Indicare espressamente nella comunicazione di avvio della procedura (ex art. 4, L. 223/1991) le specifiche esigenze tecnico-produttive e organizzative che giustificano tale limitazione.
2. Spiegare le ragioni per cui non è possibile impiegare i lavoratori di quella sede in altre unità produttive, dimostrando la non fungibilità delle loro mansioni con quelle di altri colleghi.

La Corte ha inoltre chiarito che un eventuale accordo sindacale concluso durante la procedura non può “sanare” un vizio così sostanziale se non prevede espressamente una clausola in tal senso e se non dimostra che le organizzazioni sindacali sono state messe nelle condizioni di valutare compiutamente le ragioni della scelta aziendale.

Le Motivazioni della Sentenza

Il cuore della motivazione risiede nella tutela del controllo sindacale e nella necessità di garantire una corretta applicazione dei criteri di scelta (carichi di famiglia, anzianità, esigenze tecnico-produttive). Se l’azienda limita arbitrariamente la platea licenziandi, di fatto vanifica l’applicazione di questi criteri, poiché la scelta è già compiuta a monte. La comunicazione iniziale deve quindi contenere tutte le informazioni necessarie per consentire ai sindacati di verificare l’effettiva necessità dei licenziamenti e la correttezza del perimetro individuato.

La Cassazione ha precisato che la mancata specificazione di queste ragioni non è un mero vizio di forma della comunicazione, ma una violazione sostanziale che incide direttamente sui criteri di scelta. Di conseguenza, la sanzione applicabile non è quella indennitaria, prevista per i vizi procedurali, ma la tutela reintegratoria, prevista dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori per la violazione dei criteri di scelta.
L’onere di provare la sussistenza delle ragioni oggettive che giustificano la scelta ristretta grava interamente sul datore di lavoro.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza consolida un principio di fondamentale importanza nel diritto del lavoro. Le aziende che intendono avviare un licenziamento collettivo non possono limitare la platea licenziandi per mere ragioni di convenienza o per semplificare la procedura. Devono essere in grado di dimostrare, con ragioni oggettive e documentabili, che quella specifica scelta è imposta da insuperabili esigenze tecniche, produttive e organizzative e che non esistono alternative, come il trasferimento di personale con mansioni fungibili.
Per i lavoratori, questa sentenza rappresenta un’importante conferma: la scelta di chi licenziare non può essere arbitraria e deve rispettare criteri legali applicati su una base di confronto la più ampia possibile. Un licenziamento basato su una platea illegittimamente ristretta è un licenziamento nullo, con diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro.

In un licenziamento collettivo, l’azienda può limitare la scelta dei lavoratori da licenziare a una sola sede o reparto?
Sì, ma solo a condizioni molto precise. L’azienda deve dimostrare, fin dalla comunicazione di avvio della procedura, l’esistenza di specifiche e oggettive esigenze tecnico-produttive e organizzative che giustificano tale limitazione e spiegare perché i lavoratori in esubero non possono essere impiegati in altre sedi, ad esempio per la non fungibilità delle mansioni.

Un accordo con i sindacati può ‘sanare’ i vizi della comunicazione di avvio della procedura di licenziamento?
Un accordo sindacale può sanare eventuali vizi formali solo se lo prevede espressamente. Tuttavia, secondo la Corte, la mancata giustificazione della limitazione della platea non è un vizio formale ma sostanziale, che attiene ai criteri di scelta, e un accordo non può sanarlo se non dimostra che i sindacati hanno potuto consapevolmente e compiutamente verificare le ragioni di tale limitazione.

Qual è la conseguenza se un’azienda limita illegittimamente la platea dei licenziandi?
La conseguenza è l’illegittimità del licenziamento. Secondo la Corte di Cassazione, una limitazione illegittima della platea equivale a una violazione dei criteri di scelta previsti dalla legge. Pertanto, al lavoratore licenziato spetta la tutela reintegratoria, ossia il diritto a essere riassunto nel proprio posto di lavoro, e non una semplice indennità economica.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati