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Permessi elettorali: i diritti dei lavoratori

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una grande azienda metalmeccanica che aveva negato il corretto trattamento per i permessi elettorali ai propri dipendenti impegnati come rappresentanti di lista. La società, durante le consultazioni, aveva disposto la chiusura dello stabilimento, obbligando i lavoratori a utilizzare permessi annui retribuiti (PAR) o a recuperare le ore in giornate successive. I giudici hanno stabilito che l’assenza per funzioni elettorali è equiparata a tutti gli effetti all’attività lavorativa. Pertanto, l’azienda non può imporre l’uso di ferie o il recupero della produzione, poiché le norme sui permessi elettorali sono imperative e non derogabili da accordi sindacali aziendali.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Permessi elettorali: la Cassazione tutela il diritto al seggio

I permessi elettorali costituiscono un pilastro della partecipazione democratica, garantendo ai lavoratori che svolgono funzioni presso i seggi di non subire penalizzazioni economiche o contrattuali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito con forza che questo diritto è intoccabile, anche di fronte a chiusure aziendali programmate o accordi sindacali che tentano di limitarne la portata.

Il caso dei permessi elettorali e la chiusura aziendale

La vicenda trae origine dal ricorso di una società che, in occasione di una tornata elettorale, aveva deciso di chiudere lo stabilimento produttivo. Ai dipendenti impegnati come rappresentanti di lista era stato imposto di coprire la giornata di assenza tramite l’utilizzo di permessi annui retribuiti (PAR) o ferie residue. Per le giornate successive, l’azienda aveva preteso il recupero della produzione in turni straordinari, negando di fatto la natura di giornata lavorativa effettiva al tempo dedicato al seggio.

I lavoratori hanno contestato tale condotta, sostenendo che l’impegno elettorale debba essere equiparato all’attività lavorativa a tutti gli effetti di legge, senza che il datore di lavoro possa erodere il monte ferie o richiedere prestazioni compensative.

La disciplina dei permessi elettorali come norma imperativa

La Suprema Corte ha chiarito che la normativa sui permessi elettorali (Art. 119 D.P.R. n. 361/1957) ha carattere imperativo. Questo significa che le tutele previste dalla legge non possono essere derogate dai contratti collettivi o da accordi aziendali, a meno che questi non prevedano condizioni più favorevoli per il lavoratore.

L’equiparazione al lavoro effettivo

Il cuore della decisione risiede nel principio di equiparazione: i giorni trascorsi al seggio sono considerati, per legge, giorni di lavoro. Se l’azienda decide di chiudere lo stabilimento, tale scelta non può ricadere negativamente sul lavoratore impegnato in un munus publicum. Imporre il recupero delle ore o l’uso di permessi personali significa annullare il beneficio legale e penalizzare il cittadino per l’esercizio di una funzione pubblica.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la propria decisione sulla natura inderogabile della tutela elettorale, volta a coordinare l’espletamento di funzioni pubbliche con i diritti del rapporto di lavoro. I giudici hanno evidenziato che l’accordo sindacale invocato dall’azienda era illegittimo nella parte in cui limitava il trattamento di favore ai soli presidenti e scrutatori, escludendo i rappresentanti di lista, che la legge invece equipara totalmente. Inoltre, è stato rilevato che la chiusura dello stabilimento non fa venir meno l’obbligo della società di rispettare la disciplina legale: sottrarre ferie o PAR per coprire l’assenza elettorale costituisce una violazione diretta della norma che garantisce il pagamento di quote retributive aggiuntive o riposi compensativi per i giorni festivi o non lavorativi trascorsi al seggio.

Le conclusioni

In conclusione, la Cassazione ha confermato che il diritto ai permessi elettorali deve essere garantito integralmente. Il datore di lavoro non può trasformare un diritto legale in un onere per il dipendente, né può invocare l’abuso del diritto basandosi semplicemente sul numero elevato di lavoratori nominati rappresentanti di lista. La partecipazione alle operazioni elettorali rimane un diritto individuale protetto, la cui integrità economica e normativa deve essere preservata contro ogni tentativo di erosione contrattuale o gestionale.

Cosa succede se l’azienda chiude durante le elezioni?
Il lavoratore impegnato al seggio ha comunque diritto al trattamento economico e normativo previsto dalla legge, senza dover utilizzare le proprie ferie o permessi residui.

Un accordo sindacale può ridurre i giorni di permesso?
No, le norme che regolano le funzioni elettorali sono imperative e non possono essere derogate in senso peggiorativo per il dipendente da contratti collettivi.

Il rappresentante di lista ha gli stessi diritti dello scrutatore?
Sì, la legge equipara totalmente i rappresentanti di lista ai presidenti, segretari e scrutatori di seggio per quanto riguarda i permessi.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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