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Periodo di comporto: malattia professionale esclusa

Un lavoratore è stato licenziato per superamento del periodo di comporto. La Cassazione ha stabilito che le assenze dovute a malattia professionale, causate dalla violazione dell’obbligo di sicurezza del datore di lavoro, non possono essere incluse nel calcolo del periodo di comporto, rendendo il licenziamento illegittimo.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Periodo di Comporto e Malattia Professionale: La Cassazione Tutela il Lavoratore

L’ordinanza n. 11945/2023 della Corte di Cassazione affronta una questione cruciale nel diritto del lavoro: il calcolo del periodo di comporto. Questa decisione stabilisce un principio fondamentale a tutela del lavoratore, chiarendo che le assenze dovute a malattia professionale, riconducibili a una responsabilità del datore di lavoro, non possono essere conteggiate ai fini del superamento del limite massimo di assenze consentite.

I fatti del caso: licenziamento per superamento del comporto

Il caso esaminato riguardava un lavoratore licenziato da una nota azienda per aver superato il numero massimo di giorni di assenza per malattia previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicabile. Il lavoratore ha impugnato il licenziamento, sostenendo che una parte significativa delle sue assenze non derivava da una malattia comune, bensì da una malattia professionale causata dalle condizioni di lavoro e dalla violazione, da parte dell’azienda, degli obblighi di sicurezza.

La Corte d’Appello, in un primo momento, aveva dato ragione all’azienda, ritenendo che il contratto collettivo non prevedesse un’esclusione esplicita per le assenze dovute a malattia professionale dal calcolo del periodo di comporto. Il lavoratore ha quindi presentato ricorso in Cassazione.

La decisione della Corte di Cassazione sul periodo di comporto

La Suprema Corte ha ribaltato la decisione dei giudici di merito, accogliendo il ricorso del lavoratore. Gli Ermellini hanno affermato un principio di diritto di grande importanza: le assenze del lavoratore causate da infortunio sul lavoro o malattia professionale, se riconducibili a una violazione da parte del datore di lavoro dell’obbligo di sicurezza imposto dall’art. 2087 del Codice Civile, non sono computabili nel periodo di comporto.

Di conseguenza, il licenziamento intimato sulla base del superamento di tale periodo, calcolato includendo anche le assenze per malattia professionale, è stato dichiarato illegittimo. La causa è stata rinviata alla Corte d’Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.

Le motivazioni: perché la malattia professionale non si calcola

La Corte di Cassazione ha fondato la sua decisione su argomentazioni solide, incentrate sulla tutela della salute del lavoratore come diritto fondamentale. Le motivazioni principali possono essere riassunte in due punti chiave.

La violazione dell’obbligo di sicurezza (Art. 2087 c.c.)

Il fulcro del ragionamento risiede nell’articolo 2087 c.c., che impone all’imprenditore di adottare tutte le misure necessarie per tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. Quando un lavoratore si ammala a causa di condizioni di lavoro nocive o per la mancata adozione di adeguate misure di prevenzione, la responsabilità ricade sul datore di lavoro. Sarebbe una contraddizione giuridica e un’ingiustizia consentire al datore di lavoro di beneficiare della propria inadempienza, utilizzando le assenze causate dalla sua condotta per giustificare un licenziamento. In sostanza, nessuno può trarre vantaggio da un proprio illecito.

La non computabilità delle assenze nel periodo di comporto

Sulla base di questa premessa, la Corte ha concluso che le assenze dovute a malattia professionale o infortunio sul lavoro imputabili a responsabilità datoriale non sono assimilabili a quelle per malattia comune. Il periodo di comporto è una norma che bilancia l’interesse del lavoratore a conservare il posto e quello dell’azienda a non subire un’assenza prolungata che pregiudichi l’organizzazione. Tuttavia, questo bilanciamento non può operare quando l’assenza stessa è conseguenza di una colpa dell’azienda. Escludere tali giorni dal calcolo è, quindi, una diretta conseguenza della violazione dell’obbligo di sicurezza.

Le conclusioni: implicazioni pratiche per datori e lavoratori

Questa ordinanza consolida un orientamento giurisprudenziale a forte tutela dei lavoratori. Le implicazioni pratiche sono significative:

1. Per i lavoratori: Viene rafforzata la protezione contro licenziamenti ingiusti. Un lavoratore che si assenta a causa di una malattia professionale riconducibile a colpa del datore non dovrà temere che quei giorni contribuiscano al superamento del periodo di comporto.
2. Per i datori di lavoro: Si sottolinea l’importanza cruciale di un’attenta e scrupolosa applicazione di tutte le normative sulla sicurezza sul lavoro. Un’eventuale negligenza non solo espone l’azienda a sanzioni e richieste di risarcimento danni, ma rende anche illegittimo un eventuale licenziamento per superamento del comporto, qualora le assenze siano legate a tale negligenza.

Le assenze per malattia professionale rientrano nel calcolo del periodo di comporto?
No, secondo la Corte di Cassazione, le assenze dovute a malattia professionale riconducibili a una violazione dell’obbligo di sicurezza da parte del datore di lavoro non devono essere incluse nel calcolo del periodo di comporto.

Cosa succede se il contratto collettivo non esclude esplicitamente le assenze per malattia professionale dal comporto?
Anche se il contratto collettivo non lo prevede espressamente, il principio di esclusione si applica comunque. Esso deriva direttamente dalla legge, in particolare dall’articolo 2087 del Codice Civile, che prevale sulla contrattazione collettiva in quanto norma imperativa a tutela della salute del lavoratore.

Qual è il fondamento giuridico per escludere tali assenze dal calcolo del periodo di comporto?
Il fondamento è l’articolo 2087 del Codice Civile, che impone al datore di lavoro l’obbligo di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Permettere il licenziamento per assenze causate dalla violazione di questo obbligo sarebbe contrario ai principi generali dell’ordinamento, che impediscono di trarre vantaggio da un proprio comportamento illecito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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