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Perdita di chance: risarcimento nel pubblico impiego

Un dipendente pubblico ha contestato l’esito di una selezione per il conferimento di una posizione organizzativa, denunciando la violazione dei principi di trasparenza e correttezza. Sebbene la Corte d’Appello avesse accertato l’illegittimità della procedura, aveva negato il risarcimento invocando l’insindacabilità della discrezionalità amministrativa. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale visione, stabilendo che la perdita di chance costituisce un’entità patrimoniale autonoma. Il risarcimento spetta ogniqualvolta il lavoratore dimostri una probabilità concreta di successo, indipendentemente dalla certezza della nomina finale.

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Pubblicato il 24 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Perdita di chance: risarcimento nel pubblico impiego

La perdita di chance rappresenta un pilastro fondamentale nella tutela del lavoratore pubblico, specialmente quando le procedure selettive interne non rispettano i criteri di trasparenza e imparzialità. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito che l’illegittimità di una procedura di selezione per posizioni organizzative fa sorgere il diritto al risarcimento del danno, anche se il giudice non può sostituirsi all’amministrazione nella scelta finale.

Il caso della selezione illegittima

La vicenda trae origine dal ricorso di un dipendente comunale, inquadrato come istruttore direttivo, che aveva partecipato a una selezione per un incarico di responsabilità. L’amministrazione aveva però assegnato il ruolo a un profilo tecnico, ignorando i requisiti culturali e professionali previsti dal regolamento interno e dal CCNL. In primo grado, il tribunale aveva riconosciuto un risarcimento di 35.000 euro per la perdita di chance. Tuttavia, la Corte d’Appello aveva riformato la sentenza, sostenendo che, trattandosi di una scelta discrezionale dell’ente, il giudice non potesse accertare con certezza chi avrebbe vinto, negando così ogni ristoro.

La distinzione tra discrezionalità e arbitrio

Il punto centrale della controversia riguarda il confine tra il potere discrezionale della Pubblica Amministrazione e l’obbligo di agire secondo buona fede. Sebbene l’ente sia libero di individuare il candidato più idoneo, tale scelta deve avvenire nel rispetto delle regole che l’amministrazione stessa si è data. La violazione di queste regole procedurali lede l’interesse del dipendente al corretto svolgimento della comparazione.

Perdita di chance come danno autonomo

La Cassazione ha ribadito che la perdita di chance non è una mera aspettativa di fatto, ma un’entità patrimoniale a sé stante, suscettibile di valutazione economica autonoma. Non è necessario dimostrare la certezza matematica della vittoria, ma è sufficiente provare una probabilità concreta ed effettiva di successo che è stata vanificata dal comportamento illecito del datore di lavoro.

Le motivazioni

Le motivazioni della Suprema Corte si fondano sulla necessità di non lasciare senza conseguenze risarcitorie una condotta amministrativa accertata come illegittima. I giudici di legittimità hanno rilevato un vizio logico nella sentenza d’appello: la Corte territoriale aveva sovrapposto il piano della causalità con quello della quantificazione. In sostanza, l’assenza di certezza sull’attribuzione dell’incarico non può escludere il risarcimento se è provato il nesso tra la condotta scorretta dell’ente e la perdita della possibilità di ottenere il vantaggio. Il danno va quindi liquidato in via equitativa, parametrando il risarcimento alle retribuzioni perse in proporzione al grado di probabilità di successo che il lavoratore avrebbe avuto in una procedura regolare.

Le conclusioni

Le conclusioni della Corte di Cassazione impongono un riesame della vicenda, stabilendo che il dipendente pubblico ha diritto a essere risarcito ogniqualvolta l’amministrazione ometta il rispetto delle regole procedimentali o si discosti dai criteri valutativi prestabiliti. Questo principio rafforza la tutela dei lavoratori contro l’uso distorto della discrezionalità amministrativa, trasformando la chance perduta in un credito risarcitorio concreto. La decisione conferma che la trasparenza non è solo un dovere etico della PA, ma un obbligo giuridico la cui violazione comporta costi economici diretti per l’ente inadempiente.

Quando si ha diritto al risarcimento per perdita di chance?
Il diritto sorge quando il dipendente dimostra che, a causa di una procedura illegittima o scorretta, ha perso una probabilità concreta e reale di ottenere un incarico o un vantaggio economico.

Il giudice può annullare la scelta della Pubblica Amministrazione?
Il giudice ordinario non può sostituirsi all’amministrazione nella scelta del candidato, ma può accertare l’illegittimità del comportamento e condannare l’ente al risarcimento dei danni.

Come viene calcolato l’ammontare del danno?
Il danno viene liquidato in via equitativa, calcolando una percentuale delle retribuzioni che il lavoratore avrebbe percepito, proporzionata alla sua probabilità di vittoria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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