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Patto di prelazione: interruzione della prescrizione

La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un lavoratore che lamentava la violazione di un patto di prelazione per la riassunzione previsto da accordi sindacali. Nonostante una precedente sentenza avesse riconosciuto il suo diritto a essere riassunto, la Corte d’Appello aveva rigettato la richiesta di risarcimento danni per il periodo precedente al 2006, ritenendola prescritta. La Suprema Corte ha cassato la decisione, rilevando che i giudici di merito hanno omesso di esaminare dieci atti di diffida prodotti dal lavoratore, i quali avrebbero potuto interrompere il decorso della prescrizione decennale. La decisione sottolinea che l’eccezione di interruzione della prescrizione è rilevabile d’ufficio se i documenti sono ritualmente acquisiti agli atti.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Patto di prelazione: la Cassazione sulla prescrizione del risarcimento

Il patto di prelazione nel diritto del lavoro rappresenta una garanzia fondamentale per i dipendenti che, a seguito di riorganizzazioni aziendali, vantano il diritto di essere preferiti in caso di nuove assunzioni. Tuttavia, l’efficacia di questo diritto dipende strettamente dalla tempestività dell’azione legale e dalla corretta gestione degli atti interruttivi della prescrizione.

Il caso: violazione del patto di prelazione e risarcimento

La vicenda trae origine da un accordo sindacale che prevedeva un diritto di precedenza nella riassunzione per un gruppo di lavoratori. Un dipendente, nonostante il riconoscimento giudiziale del proprio diritto a essere riassunto con decorrenza retroattiva, ha agito per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla tardiva esecuzione di tale obbligo da parte della società.

In sede di merito, la Corte d’Appello aveva dichiarato prescritti i danni maturati nel decennio anteriore alla domanda riconvenzionale, ignorando la documentazione prodotta dal lavoratore a sostegno dell’interruzione dei termini.

L’importanza degli atti interruttivi

Il cuore della controversia riguarda l’efficacia delle diffide stragiudiziali. Il lavoratore aveva infatti depositato dieci atti di diffida inviati nel corso degli anni, volti a sollecitare la riassunzione e a richiedere il risarcimento dei danni economici. Questi documenti, se correttamente valutati, avrebbero potuto spostare il termine della prescrizione decennale, permettendo il recupero di somme altrimenti perdute.

La decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, focalizzandosi sull’omesso esame di fatti decisivi. Gli Ermellini hanno ribadito che l’eccezione di interruzione della prescrizione integra un’eccezione in senso lato. Ciò significa che il giudice ha il dovere di rilevarla d’ufficio, a condizione che gli elementi probatori (come le ricevute delle raccomandate o le notifiche degli ufficiali giudiziari) siano stati ritualmente acquisiti al processo.

Il principio della doppia conforme e i suoi limiti

Un aspetto tecnico rilevante della sentenza riguarda la cosiddetta “doppia conforme”. La Corte ha chiarito che tale preclusione non opera quando le motivazioni dei giudici di primo e secondo grado divergono sensibilmente o quando, come in questo caso, il giudice d’appello esamina nel merito una domanda che il primo giudice aveva ritenuto assorbita.

Le motivazioni

Le motivazioni della Cassazione risiedono nel vizio di omesso esame di un fatto storico decisivo, individuato nelle dieci diffide prodotte dal ricorrente. La Corte d’Appello ha errato nel considerare come unico atto interruttivo la domanda riconvenzionale del lavoratore, trascurando completamente l’attività stragiudiziale precedente. Tale omissione ha impedito una corretta verifica del decorso del termine decennale previsto dall’art. 2946 c.c., rendendo la sentenza di merito lacunosa e meritevole di cassazione.

Le conclusioni

Le conclusioni della Suprema Corte impongono un nuovo esame della vicenda presso la Corte d’Appello in diversa composizione. Il giudice del rinvio dovrà analizzare analiticamente ogni singola diffida per determinare se e in quale misura esse abbiano interrotto la prescrizione. Questa sentenza conferma che, in presenza di un patto di prelazione violato, la produzione documentale degli atti di messa in mora è l’elemento chiave per salvaguardare il diritto al risarcimento integrale del danno subito dal lavoratore.

Cosa succede se il datore di lavoro viola un patto di prelazione per la riassunzione?
Il lavoratore ha diritto a richiedere il risarcimento del danno contrattuale per il periodo di mancata occupazione, purché dimostri il pregiudizio economico subito rispetto alla posizione che avrebbe dovuto ricoprire.

Come si può evitare che il diritto al risarcimento cada in prescrizione?
È necessario inviare atti formali di costituzione in mora, come le diffide tramite raccomandata A/R o PEC, che interrompono il termine decennale e fanno ripartire il conteggio del tempo per l’esercizio del diritto.

Il giudice può rilevare d’ufficio l’interruzione della prescrizione?
Sì, l’eccezione di interruzione della prescrizione è considerata un’eccezione in senso lato e può essere rilevata dal giudice anche d’ufficio, purché i documenti che la provano siano stati regolarmente depositati agli atti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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