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Pagamento effettuato mediante assegno

Infatti, sebbene l’assegno sia bancario che circolare costituisca, a differenza della cambiale, mezzo di pagamento, la consegna di esso, salva diversa volontà delle parti, si intende fatta pro solvendo e non pro soluto con esclusione dell’immediato effetto estintivo del debito (per tutte Cass. Siffatta conclusione e, peraltro, coerente con la legge di circolazione del titolo, il cui possesso da parte del creditore che lo ha ricevuto implica il mancato pagamento, – da accertare mediante protesto, nel caso di mancanza di fondi -, essendo onerato il creditore che voglia agire in base all’azione causale della restituzione del titolo (Regio Decreto n. 1736 del 1933, articolo 58).

Pubblicato il 26 December 2021 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

In caso di pagamento effettuato mediante assegno di conto corrente, l’effetto liberatorio si verifica con la riscossione della somma portata dal titolo, in quanto la consegna del titolo deve considerarsi effettuata, salva diversa volontà‘ delle parti, “pro solvendo”; tuttavia, poiché l’assegno, in quanto titolo pagabile a vista, si perfeziona, quale mezzo di pagamento, quando passa dalla disponibilità del traente a quella del prenditore, ai fini della prova del pagamento, quale fatto estintivo dell’obbligazione, è sufficiente che il debitore dimostri l’avvenuta emissione e la consegna del titolo, incombendo invece al creditore la prova del mancato incasso, la quale, pur costituendo una prova negativa, non si risolve in una “probatio diabolica”, in quanto, avuto riguardo alla legge di circolazione del titolo, il possesso dello stesso da parte del creditore che lo ha ricevuto implica il mancato pagamento” (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 17749 del 30/07/2009).

Infatti, sebbene l’assegno sia bancario che circolare costituisca, a differenza della cambiale, mezzo di pagamento, la consegna di esso, salva diversa volontà delle parti, si intende fatta pro solvendo e non pro soluto con esclusione dell’immediato effetto estintivo del debito (per tutte Cass. S.U. n. 26617 del 2007).

Nondimeno, l’assegno bancario costituisce appunto un mezzo di pagamento agevole, sostitutivo della moneta, un titolo di credito pagabile a vista (cioè all’atto della presentazione), che si perfeziona giuridicamente nel momento in cui entra in circolazione, vale a dire quando dalla disponibilità del traente passa a quella del prenditore (Cass. S.U. n. 2907 del 2969), avendo la Suprema Corte già affermato che la prova del pagamento, quale fatto estintivo di una obbligazione, può essere validamente fornita con la dimostrazione dell’avvenuta emissione di un assegno, non sussistendo contraddizione tra il valore così attribuito al rilascio del titolo e l’astrattezza dello stesso (Cass. n. 115 del 1962; v. anche n. 3863 del 1969).

Siffatta conclusione e, peraltro, coerente con la legge di circolazione del titolo, il cui possesso da parte del creditore che lo ha ricevuto implica il mancato pagamento, – da accertare mediante protesto, nel caso di mancanza di fondi -, essendo onerato il creditore che voglia agire in base all’azione causale della restituzione del titolo (Regio Decreto n. 1736 del 1933, articolo 58).

Ne consegue che, una volta provata la consegna dei titoli, spetta al beneficiario o prenditore provare il mancato incasso dei medesimi, mediante la produzione degli stessi, non costituendo questa una prova negativa risolventesi in una protettivo diabolica (in relazione alla cambiale, Cass. n. 16994 del 2007).

Corte di Cassazione, Ordinanza n. 33566 del 11 novembre 2021

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