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Pagamento COSAP autostrade: guida alla sentenza

La Corte d’Appello di Milano, in sede di rinvio dalla Cassazione, ha confermato l’obbligo di pagamento COSAP autostrade per una società concessionaria. Il caso riguarda l’occupazione di un’area di sedime comunale tramite un cavalcavia. La sentenza chiarisce che il trasferimento di proprietà delle varianti stradali statali ai Comuni avviene automaticamente per legge e nega le esenzioni richieste.

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Pubblicato il 9 maggio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Pagamento COSAP autostrade: la decisione della Corte d’Appello

La questione del pagamento COSAP autostrade rappresenta un tema complesso che intreccia il diritto tributario, la proprietà pubblica e i regimi di concessione. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Milano, pronunciata in sede di rinvio, offre importanti chiarimenti su chi sia tenuto a pagare il canone per l’occupazione di spazi pubblici e come si determini la titolarità delle aree stradali.

Il contesto del pagamento COSAP autostrade

La vicenda nasce dall’impugnazione di diversi avvisi di accertamento relativi al canone di occupazione di spazi e aree pubbliche (COSAP) per gli anni dal 2015 al 2020. Una società concessionaria autostradale aveva contestato la pretesa di un Comune e del suo ente riscossore, sostenendo che l’area occupata da un cavalcavia non fosse di proprietà comunale, ma statale.

Il caso è giunto in Corte d’Appello dopo un passaggio in Cassazione, la quale aveva stabilito un principio fondamentale: l’onere di provare la proprietà del suolo occupato spetta all’ente impositore, trattandosi di un elemento costitutivo della pretesa tributaria.

La proprietà delle varianti stradali e il trasferimento automatico

Uno dei punti cardine riguardanti il pagamento COSAP autostrade è l’identificazione dell’ente proprietario. La Corte ha stabilito che, in presenza di varianti stradali che non alterano i capisaldi del tracciato, il passaggio di proprietà dallo Stato al Comune avviene ipso iure, ovvero automaticamente per legge.

Secondo il Regolamento di esecuzione del Codice della Strada, i tratti di strade statali dismessi a seguito di varianti sono obbligatoriamente trasferiti all’ente locale competente. Pertanto, la mancata voltura catastale o l’assenza di un provvedimento formale di declassificazione non impediscono il sorgere dell’obbligo di pagamento verso il Comune, che è diventato proprietario effettivo del sedime.

Esenzioni soggettive e oggettive: perché sono state negate

La società concessionaria ha tentato di invocare diverse esenzioni per evitare il pagamento COSAP autostrade:

  1. Esenzione soggettiva: sostenendo di essere un organismo di diritto pubblico che agisce per finalità pubbliche.
  2. Esenzione oggettiva: relativa agli impianti adibiti a servizi pubblici con devoluzione gratuita all’ente al termine della concessione.

La Corte ha rigettato entrambe le tesi. Le norme sulle esenzioni sono di stretta interpretazione e non possono essere applicate analogicamente a società per azioni, anche se concessionarie di un pubblico servizio, poiché queste operano comunque con finalità lucrative e assumono il rischio d’impresa.

L’impatto del giudicato sulle sanzioni

Infine, la sentenza ha affrontato il tema delle sanzioni. In questo caso specifico, è emerso che tra le medesime parti era già intervenuta una sentenza definitiva per le annualità successive, che aveva rideterminato le sanzioni applicando il cumulo giuridico per l’intero periodo dal 2015. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l’inammissibilità delle doglianze sulle sanzioni per carenza di interesse, essendo la questione ormai coperta dal giudicato.

le motivazioni

La Corte ha motivato il rigetto dell’appello evidenziando che il trasferimento della proprietà stradale in favore del Comune si è perfezionato automaticamente ai sensi dell’art. 4 del D.P.R. 495/1992. È stato inoltre sottolineato che le prove fotografiche e documentali fornite dall’ente impositore, unitamente alla normativa vigente, sono state sufficienti a dimostrare la titolarità dell’area. Riguardo alle esenzioni, la Corte ha ribadito la natura eccezionale delle stesse, escludendo che una società concessionaria possa essere equiparata allo Stato o ad altri enti pubblici ai fini del beneficio fiscale.

le conclusioni

In conclusione, la sentenza conferma integralmente l’obbligo di versamento del canone in capo alla concessionaria. Il principio espresso rafforza il potere impositivo dei Comuni sulle aree di sedime stradale trasferite a seguito di varianti, limitando al contempo le possibilità per i soggetti privati di invocare esenzioni riservate esclusivamente agli enti pubblici. La decisione chiude un lungo contenzioso, ponendo l’accento sull’importanza della prova della proprietà e sull’efficacia automatica delle norme di settore nel trasferimento dei beni demaniali.

Chi deve provare la proprietà del terreno in una causa per il pagamento COSAP?
L’onere della prova spetta all’ente impositore, il quale deve dimostrare di essere il legittimo proprietario dell’area occupata per poter esigere il canone.

Una società concessionaria di autostrade può godere delle esenzioni COSAP riservate allo Stato?
No, le esenzioni hanno natura eccezionale e non si applicano a soggetti privati o società per azioni, anche se svolgono un servizio pubblico per conto dell’ente concedente.

Il trasferimento di una strada statale al Comune richiede sempre un atto notarile?
No, per le varianti stradali che non alterano i capisaldi del tracciato, il trasferimento della proprietà avviene automaticamente per legge senza necessità di atti formali o decreti ministeriali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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