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Opzione regime contributivo: le nuove regole Fornero

Una lavoratrice ha esercitato l’opzione per il regime contributivo nel 2013, sperando di accedere alla pensione con i requisiti più favorevoli precedenti alla Riforma Fornero. La Corte di Cassazione ha respinto questa interpretazione, stabilendo che l’opzione esercitata dopo l’entrata in vigore della riforma (d.l. n. 201/2011) modifica solo il metodo di calcolo della pensione, ma non i requisiti di accesso, che restano quelli più restrittivi introdotti dalla nuova normativa.

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Pubblicato il 11 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Opzione Regime Contributivo: la Cassazione chiarisce l’impatto della Riforma Fornero

Con l’ordinanza in esame, la Corte di Cassazione ha affrontato una questione cruciale in materia previdenziale: gli effetti dell’opzione regime contributivo esercitata dopo l’entrata in vigore della cosiddetta Riforma Fornero. La pronuncia stabilisce un principio fondamentale, chiarendo che tale opzione non può essere utilizzata come un espediente per aggirare i più severi requisiti di accesso alla pensione introdotti nel 2011.

I fatti del caso: la richiesta di pensione e l’opzione

Una lavoratrice aveva presentato domanda di pensione di vecchiaia, optando per la liquidazione con il sistema interamente contributivo. La sua opzione era stata esercitata nel luglio 2013, quindi in un momento in cui la Riforma Fornero (d.l. n. 201/2011) era già pienamente in vigore.

Nei primi due gradi di giudizio, i tribunali avevano dato ragione alla lavoratrice, riconoscendole il diritto alla pensione con decorrenza dal novembre 2015. Secondo i giudici di merito, la lavoratrice poteva ancora beneficiare dei requisiti di accesso più favorevoli previsti dalla normativa precedente alla riforma. L’istituto previdenziale, non condividendo questa interpretazione, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione.

La decisione della Corte di Cassazione e l’opzione regime contributivo

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’istituto previdenziale, ribaltando completamente la decisione dei giudici di merito. Il fulcro della decisione risiede nell’interpretazione dell’art. 24, comma 7, del d.l. n. 201/2011.

Questa norma ha modificato la Legge n. 335/1995, abrogando l’inciso che permetteva a chi optava per il sistema contributivo di beneficiare anche dei relativi requisiti di accesso alla prestazione. Di conseguenza, l’opzione regime contributivo, se esercitata dopo l’entrata in vigore della riforma, ha effetto unicamente sulle modalità di calcolo dell’assegno pensionistico, ma non sui requisiti anagrafici e contributivi necessari per ottenerlo.

Le motivazioni: l’impatto della Riforma Fornero sull’opzione

La Corte ha basato il proprio ragionamento sul principio del tempus regit actum, secondo cui gli atti giuridici sono disciplinati dalla legge in vigore al momento del loro compimento. La lavoratrice ha esercitato l’opzione nel 2013, quando la legge non consentiva più di estendere i benefici dell’opzione anche ai requisiti di accesso.

I giudici hanno sottolineato che le disposizioni derogatorie, come quelle invocate dalla lavoratrice, devono essere interpretate in modo restrittivo. Permettere all’optante di accedere a un regime più favorevole, ormai abrogato, si tradurrebbe in una deroga non prevista dalla legge, in contrasto con gli obiettivi di sostenibilità del sistema pensionistico perseguiti dalla Riforma Fornero. L’opzione non può trasformarsi in uno strumento per ottenere ex post un trattamento di favore.

Le conclusioni: cosa cambia per chi sceglie il sistema contributivo

La pronuncia della Cassazione stabilisce un principio di diritto chiaro e inequivocabile: chi esercita l’opzione per il sistema contributivo successivamente all’entrata in vigore della Riforma Fornero (6 dicembre 2011) è soggetto ai nuovi e più restrittivi requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia. L’opzione influenzerà esclusivamente il calcolo dell’importo della pensione, che verrà liquidata interamente con le regole del sistema contributivo, ma non consentirà di andare in pensione prima o con meno contributi rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente al momento dell’esercizio dell’opzione stessa.

Esercitare l’opzione per il regime contributivo dopo la Riforma Fornero permette di accedere alla pensione con i vecchi requisiti più favorevoli?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’opzione esercitata dopo l’entrata in vigore del d.l. n. 201/2011 non consente di beneficiare dei requisiti di accesso alla pensione precedenti e più favorevoli.

A cosa si applica l’opzione per il regime contributivo se esercitata dopo il 2011?
Se esercitata dopo l’entrata in vigore della Riforma Fornero, l’opzione riguarda esclusivamente le regole di calcolo della pensione (liquidazione con il sistema contributivo) e non i requisiti di accesso alla prestazione (età e anzianità contributiva), che restano quelli, più restrittivi, previsti dalla nuova normativa.

Quale principio giuridico ha applicato la Corte per risolvere il caso?
La Corte ha applicato il principio generale tempus regit actum, secondo cui un atto è disciplinato dalla legge in vigore nel momento in cui viene compiuto. Poiché l’opzione è stata esercitata nel 2013, si applicano le norme in vigore in quel momento, che avevano già soppresso la possibilità di estendere l’opzione anche ai requisiti di accesso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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