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NASpI: i termini per comunicare il lavoro autonomo

La Corte di Cassazione ha stabilito che per mantenere il diritto alla NASpI in caso di avvio di attività lavorativa autonoma, la comunicazione del reddito presunto deve avvenire entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. Non è necessario che tale comunicazione preceda la domanda di indennità, essendo valida anche se presentata contestualmente. Nel caso esaminato, un consulente aveva dichiarato il reddito entro otto giorni dall’inizio dell’attività, rispettando i termini legali e scongiurando la decadenza dal beneficio per il primo semestre di percezione.

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Pubblicato il 24 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

NASpI: i termini per comunicare il lavoro autonomo

L’indennità NASpI rappresenta un sostegno economico vitale per chi perde involontariamente l’occupazione. Tuttavia, la sua gestione richiede estrema attenzione, specialmente quando il beneficiario decide di intraprendere un’attività di lavoro autonomo. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale riguardante i termini di comunicazione del reddito presunto all’INPS, proteggendo i lavoratori da interpretazioni eccessivamente restrittive.

Il caso: contestualità tra domanda e inizio attività

La controversia nasce dalla richiesta di un lavoratore che, all’inizio dell’anno, aveva avviato un’attività di consulenza professionale. Contestualmente alla presentazione della domanda per la NASpI, l’interessato aveva comunicato all’ente previdenziale l’inizio della nuova attività e il relativo reddito presunto. L’ente aveva però eccepito la decadenza dal beneficio, sostenendo che la comunicazione dell’attività autonoma dovesse necessariamente precedere la domanda di disoccupazione.

La tesi dell’ente previdenziale

Secondo l’istituto, il mancato invio preventivo della dichiarazione sul reddito avrebbe dovuto comportare la perdita del diritto all’indennità per tutto il primo semestre. L’ente basava la propria posizione su una lettura rigida del d.lgs. 22/2015, interpretando il silenzio precedente alla domanda come un’omissione informativa insanabile.

La decisione della Suprema Corte

I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso dell’ente, confermando la validità della condotta del lavoratore. La Corte ha chiarito che la normativa non impone una gerarchia temporale tra la comunicazione del reddito e la domanda di NASpI, purché venga rispettato il termine essenziale previsto dalla legge per informare l’amministrazione.

Il termine dei 30 giorni

Il principio cardine ribadito dalla Cassazione è che la comunicazione deve avvenire entro 30 giorni dall’inizio dell’attività lavorativa. Se l’attività è già in corso al momento della richiesta dell’indennità, il termine decorre dalla data di presentazione della domanda stessa. Nel caso di specie, la comunicazione era avvenuta solo otto giorni dopo l’inizio dell’attività, risultando quindi pienamente tempestiva.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la propria decisione sull’analisi degli articoli 10 e 11 del d.lgs. n. 22/2015. Le motivazioni risiedono nel fatto che la legge mira a garantire la trasparenza tra il percettore del sussidio e l’ente erogatore, permettendo a quest’ultimo di verificare se il reddito prodotto superi le soglie di compatibilità. Non esiste alcun precetto normativo che obblighi il cittadino a inviare la comunicazione del reddito presunto prima della domanda di indennità. La finalità della norma è soddisfatta nel momento in cui l’INPS viene messo a conoscenza della situazione lavorativa entro il termine di trenta giorni, permettendo il ricalcolo o la sospensione del beneficio in base ai guadagni effettivi. La contestualità tra la domanda di prestazione e la denuncia dell’attività autonoma è dunque un comportamento legittimo che non può dar luogo a decadenza.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza riafferma un principio di ragionevolezza e tutela per il lavoratore che cerca di reinserirsi nel mercato del lavoro attraverso l’autoimpiego. La NASpI non viene persa se la comunicazione del reddito presunto avviene entro i termini di legge, anche se tale informativa coincide temporalmente con la richiesta del sussidio. Questa interpretazione evita che meri formalismi burocratici si trasformino in ostacoli insormontabili per chi, pur essendo disoccupato, si attiva per produrre nuovo reddito. La decisione conferma che la tempestività dell’informativa è l’unico vero requisito per evitare la decadenza, garantendo la stabilità economica del beneficiario durante la fase di avvio della nuova attività professionale.

Entro quanto tempo va comunicato l’inizio di un’attività autonoma se si percepisce la NASpI?
La comunicazione all’INPS deve avvenire entro 30 giorni dall’inizio dell’attività o, se l’attività è preesistente, dalla data di presentazione della domanda di indennità.

La comunicazione del reddito deve necessariamente precedere la domanda di disoccupazione?
No, la giurisprudenza ha chiarito che non è necessario che la comunicazione preceda la domanda, purché venga rispettato il termine dei 30 giorni previsto dalla legge.

Cosa succede se il reddito effettivo supera quello inizialmente dichiarato?
Se il reddito supera le soglie di legge, il diritto alla prestazione può venire meno per il periodo successivo al superamento, ma non comporta automaticamente la decadenza retroattiva se la comunicazione iniziale è stata tempestiva.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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