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Mobilità volontaria: stop ai tagli di stipendio.

La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di mobilità volontaria nel pubblico impiego, il dipendente ha diritto a conservare il trattamento economico acquisito presso l’amministrazione di provenienza. Nonostante le riforme del 2005, il passaggio tra enti è configurato come cessione del contratto, imponendo il riconoscimento di un assegno ad personam riassorbibile per evitare una violazione del divieto di reformatio in peius.

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Pubblicato il 23 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Mobilità volontaria: il diritto a mantenere lo stipendio

Il tema della mobilità volontaria nel pubblico impiego è spesso fonte di incertezze, specialmente riguardo al trattamento economico spettante al dipendente che transita da un’amministrazione all’altra. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza, stabilendo un principio fondamentale per la tutela dei lavoratori pubblici.

Il caso del trasferimento tra enti

Un dipendente pubblico era transitato nei ruoli di un ente previdenziale nazionale attraverso una procedura di mobilità volontaria. La controversia nasceva dalla contestazione del trattamento economico applicato dall’amministrazione di destinazione, che non riconosceva al lavoratore il mantenimento del livello retributivo precedentemente acquisito. La Corte territoriale aveva inizialmente negato tale diritto, basandosi su un’interpretazione restrittiva delle norme introdotte nel 2005.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso del lavoratore, ribadendo che il passaggio tra diverse pubbliche amministrazioni non deve tradursi in un danno economico. La sentenza ha cassato la decisione di merito, rinviando il caso per un nuovo esame basato sulla corretta interpretazione delle norme vigenti. I giudici hanno chiarito che la tutela della retribuzione è un elemento essenziale che accompagna il lavoratore anche nel nuovo ente.

Le motivazioni

I giudici di legittimità hanno analizzato l’art. 30 del d.lgs. n. 165/2001, modificato dalla legge n. 246/2005. Sebbene la norma utilizzi l’avverbio “esclusivamente” in riferimento al trattamento economico dell’amministrazione di destinazione, ciò non esclude il mantenimento del trattamento pregresso. La mobilità volontaria è configurata come una “cessione del contratto” ai sensi dell’art. 1406 c.c., il che implica la conservazione dell’anzianità e del trattamento economico goduto. La Corte ha sottolineato che il divieto di reformatio in peius rimane un principio cardine del pubblico impiego: se il legislatore avesse voluto derogarvi, avrebbe dovuto farlo in modo esplicito. Inoltre, incentivare la mobilità senza garantire lo stipendio sarebbe controproducente per l’efficienza della Pubblica Amministrazione, disincentivando lo spostamento delle risorse umane dove più necessarie.

Le conclusioni

In conclusione, il dipendente che sceglie la mobilità volontaria ha diritto a un assegno ad personam riassorbibile qualora il nuovo inquadramento preveda una retribuzione inferiore. Questa tutela garantisce che il diritto alla carriera e la stabilità economica non vengano sacrificati in nome di una redistribuzione del personale. Le amministrazioni non possono invocare pareri o circolari interne per negare tale diritto, poiché la giurisprudenza di legittimità prevale sulle prassi amministrative non vincolanti, assicurando un trattamento uniforme e giusto per tutti i dipendenti pubblici.

Cosa succede allo stipendio se cambio ente pubblico tramite mobilità volontaria?
Il dipendente ha diritto a mantenere il trattamento economico fisso e continuativo goduto in precedenza attraverso un assegno ad personam riassorbibile.

La legge del 2005 ha eliminato la tutela contro il peggioramento salariale?
No, la Cassazione ha stabilito che le modifiche all’art. 30 del d.lgs. 165/2001 non hanno cancellato il diritto del lavoratore a non subire una riduzione dello stipendio.

Qual è la natura giuridica del passaggio tra diverse amministrazioni?
Viene configurato come una cessione del contratto di lavoro, che comporta il trasferimento dei diritti e degli obblighi lasciando immutati gli elementi essenziali del rapporto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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