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Mobilità volontaria: come si calcola lo stipendio?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 19613/2024, ha stabilito un importante principio in materia di mobilità volontaria nel pubblico impiego. In assenza di tabelle di equiparazione, l’amministrazione di destinazione, nel determinare il nuovo inquadramento retributivo, deve tenere conto delle progressioni economiche maturate dal dipendente presso l’ente di provenienza. Tuttavia, deve escludere dal calcolo la Retribuzione Individuale di Anzianità (RIA), in quanto non facente parte dello stipendio tabellare. La decisione chiarisce come bilanciare il diritto del lavoratore a mantenere il livello retributivo raggiunto con i criteri organizzativi della nuova amministrazione.

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Pubblicato il 20 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Mobilità volontaria PA: stipendio e inquadramento, la Cassazione fa chiarezza

La mobilità volontaria tra diverse pubbliche amministrazioni è uno strumento fondamentale per la carriera dei dipendenti pubblici, ma spesso genera dubbi sull’inquadramento e sul trattamento economico nella nuova sede. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 19613/2024) ha stabilito un principio cruciale: nel calcolare la nuova retribuzione, l’ente di destinazione deve considerare le progressioni economiche maturate, ma non la Retribuzione Individuale di Anzianità (RIA). Analizziamo la decisione nel dettaglio.

I fatti del caso

Tre dipendenti pubblici, provenienti da un’amministrazione locale e da un’azienda sanitaria, si trasferivano tramite mobilità volontaria presso un’amministrazione centrale. Al momento dell’inquadramento, il nuovo datore di lavoro aveva determinato la loro posizione economica basandosi unicamente sullo stipendio tabellare iniziale della categoria di provenienza. Questa scelta non teneva conto degli scatti e delle progressioni economiche che i lavoratori avevano accumulato nel corso degli anni, né della loro Retribuzione Individuale di Anzianità (RIA). I dipendenti, ritenendo il nuovo inquadramento penalizzante, hanno adito le vie legali, ottenendo ragione sia in primo grado che in appello.

La questione giuridica: come si calcola la retribuzione?

Il cuore della controversia risiedeva nella mancanza, all’epoca dei fatti, di tabelle ufficiali di equiparazione tra i diversi comparti della Pubblica Amministrazione. In assenza di tali strumenti, come deve comportarsi l’amministrazione di destinazione per garantire un corretto inquadramento? L’amministrazione ricorrente sosteneva di aver agito legittimamente, poiché il trattamento economico complessivo dei dipendenti era comunque migliorato e perché includere tutte le voci retributive pregresse avrebbe creato disparità interne e un aggravio di spesa. I lavoratori, invece, rivendicavano il diritto a veder riconosciuto il livello retributivo effettivamente raggiunto con l’esperienza.

Mobilità volontaria: il principio della Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’amministrazione, stabilendo un principio di diritto chiaro. Quando mancano tabelle di equiparazione, l’amministrazione di destinazione, se utilizza come parametro lo stipendio tabellare dell’ente di provenienza, deve considerare non solo il livello base, ma anche le progressioni economiche orizzontali che il dipendente ha conseguito. Queste progressioni, infatti, rappresentano l’evoluzione della professionalità del lavoratore e sono parte integrante del suo trattamento economico consolidato.

Le motivazioni della decisione

I giudici hanno operato una distinzione fondamentale tra due componenti della retribuzione: le progressioni economiche e la RIA.

Le progressioni economiche, pur essendo maturate nel tempo, sono considerate un’evoluzione dello stesso stipendio tabellare. Ignorarle significherebbe ‘resettare’ la carriera del dipendente, facendolo regredire a un livello retributivo che non rispecchia più la sua effettiva anzianità e professionalità. Pertanto, devono essere incluse nel calcolo per determinare la corretta fascia economica di arrivo.

Discorso diverso vale per la Retribuzione Individuale di Anzianità (RIA). La Corte ha ribadito che la RIA non è una componente dello stipendio tabellare, ma un istituto a sé stante, legato all’anzianità di servizio maturata in un preciso arco temporale e destinato a premiare l’esperienza. Poiché il parametro di riferimento scelto dall’amministrazione era lo stipendio tabellare, correttamente la RIA è stata esclusa dal calcolo dell’equiparazione. Essa non può essere ‘trasportata’ come voce retributiva autonoma nel nuovo rapporto di lavoro.

Conclusioni: un principio di equilibrio per la mobilità volontaria

La sentenza rappresenta un punto di equilibrio importante. Da un lato, tutela il lavoratore, garantendo che la sua professionalità e gli avanzamenti di carriera ottenuti non vengano azzerati in caso di mobilità volontaria. Dall’altro, riconosce la specificità di alcuni istituti retributivi come la RIA, che non fanno parte del nucleo dello stipendio tabellare e non possono essere automaticamente trasferiti. Questa decisione fornisce un criterio guida per le amministrazioni, promuovendo una maggiore certezza del diritto nelle procedure di trasferimento del personale pubblico.

Se mi trasferisco con la mobilità volontaria, la nuova amministrazione deve riconoscere gli scatti di stipendio che ho maturato?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel determinare il nuovo inquadramento, l’amministrazione di destinazione deve tenere conto delle progressioni economiche ottenute dal dipendente presso l’ente di provenienza, in quanto rappresentano un’evoluzione del suo stipendio tabellare.

La Retribuzione Individuale di Anzianità (RIA) viene mantenuta in caso di mobilità?
No. Secondo la sentenza, la RIA non è una componente dello stipendio tabellare, ma una voce retributiva a sé stante. Pertanto, se l’amministrazione di destinazione usa come parametro di riferimento lo stipendio tabellare, la RIA non deve essere inclusa nel calcolo per l’inquadramento e non viene conservata.

Cosa succede se mancano tabelle di equiparazione ufficiali tra i comparti pubblici?
In assenza di tabelle specifiche, l’amministrazione di destinazione deve utilizzare un criterio logico per l’inquadramento, come il confronto tra gli stipendi tabellari. Tuttavia, come chiarito dalla Corte, questo confronto deve basarsi sulla retribuzione tabellare effettivamente percepita dal lavoratore, comprensiva delle progressioni economiche maturate, e non solo sul livello iniziale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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