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Maggiorazione RIA: il diritto al ricalcolo economico

Il Tribunale di Roma ha riconosciuto il diritto di un dipendente pubblico alla Maggiorazione RIA per il raggiungimento dei cinque anni di anzianità entro il 31 dicembre 1992. La decisione recepisce l’illegittimità costituzionale del blocco normativo precedente, pur limitando il pagamento degli arretrati a causa della prescrizione quinquennale intervenuta prima della notifica del ricorso.

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Pubblicato il 5 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Maggiorazione RIA: Il Tribunale di Roma riconosce il diritto al ricalcolo

La questione della Maggiorazione RIA (Retribuzione Individuale di Anzianità) torna al centro del dibattito giuridico grazie a una recente e importante sentenza del Tribunale di Roma. Molti dipendenti pubblici, che hanno maturato determinati requisiti di anzianità tra il 1991 e il 1993, si sono visti negare per anni i relativi incrementi economici a causa di norme poi dichiarate illegittime. Questa pronuncia chiarisce come recuperare tali somme, pur facendo i conti con i rigorosi limiti della prescrizione.

Il caso: il blocco dell’anzianità utile

Un dipendente di un’importante Amministrazione Pubblica, assunto nel 1986, ha agito in giudizio per ottenere il riconoscimento della Maggiorazione RIA prevista dal DPR 44/1990. Secondo la normativa dell’epoca, chi maturava 5, 10 o 20 anni di servizio entro il 1990 aveva diritto a un incremento dello stipendio.

Successivamente, una legge del 2000 (L. 388/2000) aveva stabilito retroattivamente che solo l’anzianità maturata entro il 31 dicembre 1990 fosse valida, escludendo chi aveva raggiunto il requisito nel biennio 1991-1992. Tuttavia, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 4 del 2024, ha rimosso questo ostacolo, definendo tale blocco come una violazione dei principi costituzionali.

La decisione del Tribunale sulla Maggiorazione RIA

Il Tribunale di Roma ha accolto parzialmente le richieste del lavoratore. È stato accertato che il ricorrente aveva effettivamente maturato i cinque anni di anzianità entro il 31 dicembre 1992, condizione necessaria per accedere al beneficio economico.

L’Amministrazione Pubblica si era difesa sostenendo che il diritto fosse ormai prescritto o che gli incrementi fossero già stati assorbiti in precedenti ricalcoli contrattuali. Il Giudice ha però smentito queste tesi, verificando che la misura della Maggiorazione RIA era rimasta invariata dal 1990 in poi, provando così il mancato riconoscimento del beneficio dovuto.

L’impatto della prescrizione sugli arretrati

Un punto cruciale della sentenza riguarda la prescrizione. Sebbene il diritto a vedersi riconosciuta l’anzianità di servizio non scada mai (essendo un mero fatto giuridico), il diritto a percepire i soldi (i ratei dello stipendio) scade dopo cinque anni.

Poiché il lavoratore non aveva inviato atti formali di interruzione (diffide o messe in mora) prima di avviare la causa, il Tribunale ha dichiarato prescritti tutti i crediti maturati oltre i cinque anni precedenti la notifica del ricorso. Di conseguenza, l’Amministrazione è stata condannata a pagare solo le differenze retributive maturate dal novembre 2020 in avanti.

le motivazioni

Il Giudice ha basato la sua decisione sulla gerarchia delle fonti e sugli effetti delle sentenze della Corte Costituzionale. Una volta dichiarata incostituzionale la norma che limitava l’anzianità al 1990, tale limite scompare dall’ordinamento con effetto retroattivo. Pertanto, chiunque abbia raggiunto i requisiti entro il 31 dicembre 1992 (termine ultimo prima del blocco generale delle progressioni del 1993) ha un diritto soggettivo al ricalcolo della propria posizione stipendiale. Il Tribunale ha inoltre chiarito che la prescrizione non colpisce il diritto alla qualifica o all’anzianità in sé, ma solo le singole mensilità non reclamate tempestivamente.

le conclusioni

In conclusione, la sentenza stabilisce un principio fondamentale: il dipendente pubblico ha diritto alla Maggiorazione RIA se ha maturato l’anzianità richiesta entro il 1992. Tuttavia, l’inerzia nel richiedere formalmente le somme dovute può costare cara. Per ottenere il pagamento integrale degli arretrati, è indispensabile aver interrotto la prescrizione con atti scritti nel corso degli anni. In assenza di tali atti, il recupero economico sarà limitato esclusivamente all’ultimo quinquennio, oltre agli interessi legali e alla rivalutazione monetaria sui singoli ratei dovuti.

Chi ha diritto alla maggiorazione RIA dopo la sentenza della Corte Costituzionale?
Hanno diritto i dipendenti pubblici che hanno maturato 5, 10 o 20 anni di anzianità di servizio entro il 31 dicembre 1992, superando il vecchio limite che riconosceva solo l’anzianità maturata entro il 1990.

Cosa succede se non è stata inviata una diffida per la maggiorazione RIA negli anni passati?
Se non è stata inviata una diffida o una messa in mora, si applica la prescrizione quinquennale. In questo caso è possibile recuperare solo gli arretrati degli ultimi cinque anni calcolati a ritroso dalla data di notifica del ricorso in tribunale.

È possibile perdere il diritto alla maggiorazione RIA se il rapporto di lavoro è terminato?
Il diritto ai ricalcoli economici può essere esercitato finché il rapporto non è considerato esaurito o finché non sono decorsi i termini prescrizionali per i crediti da lavoro, ma la maturazione dell’anzianità come fatto giuridico resta accertabile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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