La liquidazione controllata rappresenta uno strumento fondamentale introdotto dal Codice della Crisi e dell’Insolvenza per permettere a persone fisiche e piccoli imprenditori di gestire situazioni di crisi economica insostenibile. Un recente provvedimento del Tribunale di Firenze offre un’interessante panoramica su come questa procedura venga applicata in presenza di ingenti debiti fiscali.
Il caso esaminato riguarda una debitrice, ex titolare di ditte individuali ormai cessate, che si è trovata gravata da un debito superiore ai 200.000 euro, di cui la stragrande maggioranza nei confronti dell’erario. A fronte di un reddito da lavoro dipendente di circa 13.000 euro annui e dell’assenza di proprietà immobiliari, la situazione di squilibrio finanziario è apparsa evidente e strutturale.
Il presupposto della liquidazione controllata
Per accedere alla procedura, il debitore deve dimostrare di trovarsi in uno stato di sovraindebitamento. Questo significa che non deve essere in grado di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni. Nel caso specifico, la sproporzione tra il reddito annuo e l’ammontare dei debiti ha reso palese l’impossibilità di un rientro ordinario.
Un aspetto cruciale analizzato dal tribunale è la natura del debitore: la procedura è accessibile alle persone fisiche che non sono soggette alla liquidazione giudiziale (riservata alle imprese più grandi). Il fatto che la ricorrente avesse cessato le proprie attività imprenditoriali anni prima ha confermato la sua idoneità ad accedere a questa specifica tutela.
La gestione dei crediti professionali nella liquidazione controllata
Un punto di grande rilievo tecnico affrontato nella sentenza riguarda il pagamento dei professionisti che assistono il debitore nella presentazione della domanda. Spesso si ritiene che tali crediti debbano essere pagati in prededuzione, ovvero con precedenza assoluta. Tuttavia, il tribunale ha espresso un parere restrittivo.
L’interpretazione normativa fornita chiarisce che i crediti sorti per l’assistenza nella presentazione della domanda non rientrano automaticamente tra quelli prededucibili, poiché la legge non lo prevede espressamente per questa procedura, a differenza di quanto accade per altri strumenti di regolazione della crisi.
Le motivazioni
Il tribunale ha basato la propria decisione sulla verifica dei presupposti oggettivi e soggettivi previsti dal Codice della Crisi. Nello specifico, le motivazioni risiedono nel riconoscimento dello stato di sovraindebitamento della ricorrente, la quale, pur lavorando, non dispone di mezzi minimamente sufficienti a coprire l’esposizione debitoria. Inoltre, è stata accertata la regolarità formale della domanda e l’attendibilità della documentazione prodotta dal gestore della crisi. La corte ha inoltre motivato l’esclusione della prededuzione per i crediti professionali sottolineando come l’attuale formulazione dell’articolo 6 del Codice non includa tali compensi nell’elenco tassativo dei crediti prioritari per la procedura di liquidazione in esame.
Le conclusioni
In conclusione, il Tribunale di Firenze ha dichiarato l’apertura della procedura, nominando un giudice delegato e un liquidatore per gestire il patrimonio della debitrice. Il provvedimento ordina il deposito di tutti i documenti contabili e fiscali e assegna ai creditori un termine di novanta giorni per presentare le domande di ammissione al passivo. Questo decreto conferma che la liquidazione controllata è uno strumento accessibile e concreto per chi, pur agendo in buona fede, si ritrova schiacciato da debiti pregressi, offrendo una prospettiva di ripartenza economica attraverso la futura esdebitazione.
Quando si può richiedere la liquidazione controllata?
Può essere richiesta da soggetti sovraindebitati, come consumatori o piccoli imprenditori, che non possono accedere alla liquidazione giudiziale e che si trovano in uno squilibrio economico tale da non poter pagare i propri debiti.
È possibile includere i debiti verso il fisco nella procedura?
Sì, i debiti verso l’amministrazione finanziaria possono essere inseriti nella liquidazione controllata e verranno gestiti dal liquidatore insieme agli altri debiti del ricorrente.
I professionisti che aiutano il debitore vengono pagati prima degli altri?
Secondo questa interpretazione giudiziaria, i crediti dei professionisti per la presentazione della domanda non godono della prededuzione, quindi non vengono pagati con priorità assoluta rispetto agli altri creditori.