Definizione
Il diritto di un creditore di essere pagato prima di tutti gli altri creditori ordinari durante una procedura di fallimento o amministrazione straordinaria.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 417 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 43% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 30%
- Rigettato 43%
- Inammissibile 21%
- Estinto 3%
- Altro 2%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 193%
- Civile Sez. 65%
- Civile Sez. Lavoro3%
Precedenti più richiamati
- Cass. 21151/2022in 21 provvedimenti
- Cass. S.U. 42093/2021in 90 provvedimenti
- Cass. 4341/2020in 14 provvedimenti
- Cass. 1195/2018in 11 provvedimenti
- Cass. 10130/2021in 10 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una società fornitrice ha richiesto un decreto ingiuntivo contro il Ministero dell'Economia per ottenere il pagamento di forniture di cemento. I beni erano stati ordinati dal custode nel corso di una procedura di prevenzione antimafia a carico di una s.r.l. confiscata. Il Tribunale ha revocato il decreto, ma la Corte d'Appello ha condannato il Ministero ritenendo lo Stato obbligato a pagare i debiti aziendali. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno ribaltato la pronuncia e dato ragione al Ministero. La Corte ha stabilito che durante la fase di amministrazione giudiziaria rileva il ruolo assunto dal gestore al momento del contratto. Poiché l'incaricato ha agito come legale rappresentante della società e non come gestore dei singoli beni confiscati, risponde esclusivamente la società con il proprio patrimonio e non lo Stato.
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Una donna comproprietaria al 50% di immobili gestiti dal fallimento del marito otteneva un decreto ingiuntivo contro la curatela. La donna chiedeva la propria quota dei canoni di locazione incassati interamente dalla procedura. La curatela contestava l'azione ordinaria. La Corte d'Appello dichiarava la domanda inammissibile: la richiesta di denaro costituisce credito personale e soggiace alla regola della esclusività dello stato passivo. La donna ricorreva in Cassazione qualificando la pretesa come rivendica reale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Chi pretende somme riscosse dalla curatela fa valere un diritto di credito contrattuale e non un'azione reale immobiliare. Il creditore deve necessariamente presentare domanda di insinuazione al passivo.
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Un professionista ha chiesto la prededuzione del credito professionale per servizi resi a un'azienda che aveva avviato un concordato preventivo con riserva, poi fallito. Il Tribunale ha negato la prededuzione, decisione confermata dalla Cassazione. La Corte ha chiarito che il credito del professionista per l'assistenza al concordato preventivo non ammesso non gode automaticamente della prededuzione nel successivo fallimento. La prededuzione spetta solo se la procedura è stata effettivamente aperta e le prestazioni erano funzionali alla conservazione o all'incremento del valore aziendale. La sentenza sottolinea l'importanza dell'effettiva ammissione del concordato per il riconoscimento della prededuzione credito professionale.
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Un professionista ha chiesto di essere ammesso al passivo del fallimento di una società per ottenere il saldo dei propri compensi. L'accordo prevedeva il versamento del saldo all'esito della domanda di concordato. Il Tribunale ha ritenuto che l'interpretazione del contratto subordinasse il pagamento al buon esito della procedura, negando la somma poiché il concordato era stato dichiarato inammissibile. Il professionista ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un'errata interpretazione delle clausole. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha stabilito che l'interpretazione del contratto rientra tra le valutazioni di fatto riservate al giudice di merito. La Cassazione non può riesaminare la volontà negoziale delle parti né sostituire l'interpretazione del giudice con quella della parte ricorrente.
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La società fornitrice di energia elettrica chiedeva la prededuzione fornitura energia per le prestazioni erogate prima e dopo l'ammissione dell'ente debitore alla procedura di amministrazione straordinaria. Il giudice di merito ammetteva in prededuzione solo i crediti sorti dopo l'apertura della procedura concorsuale. I crediti anteriori venivano degradati al rango chirografario per assenza di formale subentro contrattuale da parte dei commissari. La fornitrice ricorreva in Cassazione, eccependo che l'ente aveva imposto la continuità dell'erogazione qualificando le utenze come non disalimentabili. La Suprema Corte ha rilevato un contrasto tra le tutele del fornitore vincolato alla somministrazione obbligatoria e le norme fallimentari. I giudici hanno rimesso la questione alla pubblica udienza per definire un principio di diritto vincolante.
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Un professionista ha chiesto il riconoscimento di un credito per prestazioni svolte prima dell'apertura dell'amministrazione straordinaria di un'azienda, in particolare per la preparazione della domanda di ammissione a tale procedura. Il Tribunale ha escluso la prededuzione credito professionale, cioè il diritto a essere pagato con priorità, ritenendo che le norme sull'amministrazione straordinaria non prevedano tale privilegio per attività pre-procedura e che non fosse applicabile la legge fallimentare. Il professionista ha poi rinunciato al ricorso in Cassazione, portando all'estinzione del giudizio e alla compensazione delle spese legali.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che, a seguito del licenziamento da un'Azienda fallita, rivendicava l'Indennità di mancato preavviso e l'integrazione del Fondo Volo. Il Lavoratore aveva ottenuto il riconoscimento di entrambi i crediti nello stato passivo del Fallimento. Il Curatore ha proposto ricorso. La Corte ha confermato il diritto all'Indennità di mancato preavviso, chiarendo che è dovuta anche se il Lavoratore ha percepito l'indennità di mobilità, a meno che non sia provato l'effettivo pagamento. Tuttavia, ha respinto la richiesta per il Fondo Volo, specificando che si tratta di un credito previdenziale gestito dall'INPS e non un debito diretto dell'Azienda fallita. Il Lavoratore ha quindi vinto per l'Indennità di mancato preavviso ma ha perso sul Fondo Volo.
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Professionisti incaricati da un'azienda in crisi per un concordato preventivo hanno chiesto la prededuzione dei loro crediti nel successivo stato passivo dell'amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la prededuzione dei crediti professionali è riconosciuta solo se la procedura di concordato preventivo è stata effettivamente aperta o se il servizio era funzionale a un successivo fallimento. La semplice presentazione della domanda, se la procedura non si apre, non basta. La Corte ha anche confermato la corretta quantificazione del compenso da parte del Tribunale.
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Una ex fallita ha citato in giudizio il curatore fallimentare, chiedendo il risarcimento dei danni per un presunto ritardo nella chiusura della procedura. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il ritardo nella chiusura del fallimento era giustificato dalla pendenza di un'azione revocatoria e da incertezze sulla destinazione dei fondi. Il curatore aveva agito con diligenza, anche creando un trust. La Corte ha ribadito che la responsabilità del curatore fallimentare non sussisteva, poiché le sue azioni erano state appropriate e motivate.
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Un avvocato ha chiesto di essere pagato per la sua attività di advisor legale, svolta per un'azienda che cercava di accedere al concordato preventivo. L'azienda è poi fallita. La curatela fallimentare si è opposta al pagamento, sollevando l'eccezione di inadempimento professionale. Ha sostenuto che il professionista non aveva svolto il suo incarico con la dovuta diligenza, portando all'inammissibilità del concordato. La Corte di Cassazione ha confermato che l'eccezione di inadempimento professionale era legittima. Ha così negato il diritto al compenso all'avvocato, ritenendo inammissibile il suo ricorso e condannandolo alle spese.
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Un professionista chiedeva l'ammissione dei propri compensi nel fallimento di una società. Il giudice delegato accoglieva la richiesta solo parzialmente. Il professionista cedeva poi il credito a una società terza. La cessionaria proponeva opposizione allo stato passivo, pretendendo somme maggiori e la collocazione in prededuzione non richiesta in origine. Il Tribunale riconosceva soltanto gli importi indicati nella domanda iniziale, escludendo incrementi. La società cessionaria impugnava il provvedimento in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato il rigetto: nel giudizio di opposizione allo stato passivo vige il divieto assoluto di introdurre domande nuove o modificare al rialzo le richieste quantitative già avanzate. La natura impugnatoria del rito impone la massima celerità e tutela la parità di tutti i creditori.
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Un'avvocata ha tentato di ottenere il riconoscimento del suo credito professionale nel fallimento di un'azienda, chiedendo la prededuzione per le sue parcelle. Il Tribunale ha respinto la sua opposizione allo stato passivo, escludendo il suo credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'avvocata inammissibile, confermando di fatto la decisione precedente. Questo significa che la richiesta di pagamento prioritario per il credito professionale nel fallimento non è stata accolta per vizi procedurali, senza che la Corte entrasse nel merito della fondatezza del credito stesso.
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Un Lavoratore, licenziato illegittimamente da un'Azienda, ottenne la reintegrazione, ma l'Azienda fallì prima dell'esecuzione. Il Lavoratore chiese l'ammissione al passivo fallimentare per le retribuzioni successive al fallimento e per le ritenute previdenziali a suo carico non versate. La Cassazione ha respinto la richiesta per le retribuzioni post-fallimento, poiché il fallimento sospende il rapporto di lavoro e l'attività d'impresa, escludendo il danno risarcibile. Ha invece accolto la domanda relativa ai crediti del lavoratore per le ritenute previdenziali non versate, affermando che il datore di lavoro inadempiente non può operare la rivalsa, e il lavoratore ha diritto al lordo.
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L'Azienda Cedente ha chiesto l'ammissione al passivo de L'Azienda Cessionaria, in amministrazione straordinaria, per un credito derivante dalla cessione di un ramo d'azienda. Il credito era un "credito condizionato amministrazione straordinaria", legato all'affidamento di lavori a un consorzio. Poiché la condizione non si è verificata prima dell'apertura della procedura, il Tribunale ha ammesso il credito con riserva e in chirografo, escludendo la prededuzione. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il credito era effettivamente condizionato e non era sorto in funzione della procedura, quindi non aveva diritto alla prededuzione.
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Un geometra ha ricevuto l'incarico da una società edilizia di redigere la perizia di stima degli immobili per presentare un concordato preventivo. Dopo il fallimento della società, il professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di oltre 216.000 euro in prededuzione. Il giudice delegato e il Tribunale hanno dimezzato l'importo del 50% per gravi inesattezze e lacune nella stima. Il tecnico ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che l'iniziale ammissione al concordato provasse la qualità del lavoro. La Suprema Corte ha confermato il taglio: l'apertura del concordato non vincola gli organi fallimentari. Il curatore può eccepire il non corretto adempimento, riducendo il compenso del professionista nel concordato per riequilibrare le prestazioni.
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Un professionista ha assistito un'azienda nella preparazione di un concordato preventivo. La procedura è stata poi revocata per problematiche emerse, come un sequestro penale e l'escussione di un pegno, portando al fallimento dell'azienda. Il professionista ha chiesto la prededucibilità del suo credito, ma il Tribunale l'ha negata, valutando l'utilità delle prestazioni ex post (dopo i fatti). La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione. Ha stabilito che la prededucibilità del credito del professionista deve essere valutata sull'utilità ex ante (iniziale) della prestazione per la procedura, non sul suo esito finale. La diligenza del professionista è una questione separata.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che chiedeva la prededuzione credito lavoristico per MBO e ferie non godute, maturate durante l'amministrazione straordinaria di un'Azienda. Il Tribunale aveva riconosciuto la prededuzione per MBO per più annualità di quelle richieste. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Azienda, stabilendo che il Tribunale era andato "oltre la domanda" (ultrapetizione) per le annualità non richieste. Ha però confermato la prededuzione per le annualità effettivamente richieste e per le ferie, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione.
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Un Fornitore ha chiesto il riconoscimento della natura di crediti prededucibili per forniture a una Grande Azienda in amministrazione straordinaria. Le forniture riguardavano fasi di lavorazione dell'acciaio successive alla produzione del "primo acciaio" (la bramma). Il Tribunale ha negato la prededuzione, ritenendo che solo le prestazioni essenziali per la continuità del ciclo produttivo che porta alla bramma d'acciaio potessero godere di tale privilegio. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione restrittiva. Ha stabilito che l'espressione "impianti produttivi essenziali" si riferisce solo al nucleo centrale della produzione, non alle fasi di lavorazione successive. Il Fornitore non ha ottenuto il riconoscimento dei crediti prededucibili.
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Un'impresa fornitrice ha richiesto l'ammissione del proprio credito con la qualifica di credito in prededuzione PMI nell'ambito della procedura di amministrazione straordinaria di una grande società debitrice. L'impresa riteneva di possedere la qualifica di piccola e media impresa ai sensi della normativa europea. Tuttavia, il Tribunale ha negato la prededuzione collocando il credito tra quelli ordinari. L'impresa ha quindi proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'omesso esame di documenti aziendali e della dichiarazione sostitutiva relativa ai requisiti dimensionali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, evidenziando che la prova del numero di dipendenti diretti non basta a dimostrare lo stato di PMI se non si esclude con certezza la presenza di imprese collegate o controllate. Di conseguenza, il credito rimane chirografario e l'impresa ricorrente deve pagare le spese legali.
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Una società acquirente ha acquistato un complesso aziendale da una clinica successivamente fallita. In seguito, la società ha chiesto l'insinuazione al passivo fallimentare per recuperare sia una somma pagata a un terzo creditore, sia l'imposta di registro versata per l'atto di acquisto. Il Giudice Delegato e il Tribunale hanno ammesso con riserva il primo importo, ma hanno escluso le spese fiscali di registro perché il contratto di vendita poneva i tributi a carico esclusivo dell'acquirente. Durante la causa in Cassazione, la società ha incassato interamente la somma ammessa con riserva tramite i riparti fallimentari. I Giudici di Legittimità hanno dichiarato estinta la lite sul credito rimborsato e hanno confermato l'esclusione definitiva delle spese di registro, rigettando le pretese della società acquirente e condannandola alle spese processuali.
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