LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Limite delle riserve negli appalti: impresa perde i costi extra

Un’impresa di costruzioni ha chiesto il pagamento di oltre 1,6 milioni di euro per riserve relative a costi extra in un appalto pubblico. La Corte d’Appello ha ridotto la somma a circa 477 mila euro, applicando il limite delle riserve negli appalti pari al 20% del valore del contratto. L’impresa ha fatto ricorso in Cassazione contestando la costituzionalità di questo limite. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso principale dell’impresa, poiché la Corte Costituzionale ha già ritenuto legittimo il tetto del 20%. Di conseguenza, anche il ricorso dell’ente pubblico è stato dichiarato inefficace perché tardivo. L’impresa perde la causa e deve pagare le spese legali.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 13 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 19969 Anno 2026 (Cass. civ. sez. 1 n. 19969/2026)

Il caso: il contrasto sui costi extra nei lavori pubblici

Un’impresa di costruzioni ha affrontato il rigido limite delle riserve negli appalti dopo aver stipulato un contratto con un ente pubblico per la manutenzione delle reti idriche. Durante i lavori, l’impresa ha riscontrato imprevisti e costi aggiuntivi. Per questo motivo, ha iscritto nei registri contabili ben quarantotto riserve (richieste di pagamento extra) per oltre un milione e mezzo di euro. L’ente pubblico si è opposto e la Corte d’Appello ha ridotto la somma a circa quattrocentosettantasettemila euro, applicando il tetto massimo del venti per cento.

Il funzionamento del limite delle riserve negli appalti

Nel settore dei contratti pubblici, la legge tutela l’equilibrio finanziario della pubblica amministrazione. Per evitare che i costi di un’opera lievitino all’infinito, il legislatore ha introdotto una regola molto severa. L’importo complessivo delle richieste di compenso aggiuntivo avanzate dall’impresa non può superare il venti per cento del valore totale del contratto iniziale. Questa soglia serve a garantire che lo Stato o gli enti pubblici conoscano in anticipo il costo massimo di un’opera. L’impresa di costruzioni ha ritenuto questa norma ingiusta e lesiva dei propri diritti. Secondo l’impresa, il limite violerebbe la Costituzione perché impedirebbe di ottenere il giusto compenso per il lavoro effettivamente svolto.

La decisione della Corte d’Appello e il ricorso in Cassazione

La Corte d’Appello ha applicato alla lettera la norma sul tetto massimo del venti per cento. Di conseguenza, ha tagliato il risarcimento spettante all’impresa. L’impresa ha quindi deciso di rivolgersi alla Corte di Cassazione. Con il suo ricorso, l’impresa ha chiesto ai giudici di dichiarare la norma incostituzionale. Nel frattempo, anche l’ente pubblico ha presentato un proprio ricorso per contestare la validità di alcune riserve. Tuttavia, l’ente pubblico ha depositato questo ricorso oltre i termini di legge. La Suprema Corte ha dovuto quindi analizzare sia la questione del limite economico sia la regolarità dei ricorsi presentati dalle parti.

Le motivazioni della sentenza sul limite delle riserve negli appalti

I giudici della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell’impresa di costruzioni. La Corte ha spiegato che la questione di costituzionalità della norma è già stata risolta in passato. La Corte Costituzionale ha infatti stabilito che il limite del venti per cento è perfettamente legittimo e non viola la Costituzione. Questo limite tutela l’interesse pubblico e la certezza della spesa. Inoltre, la Cassazione ha rilevato che l’impresa si è limitata a contestare la norma in modo generico. L’impresa non ha spiegato in modo dettagliato come i giudici d’appello avessero sbagliato ad applicare la legge nel caso specifico. La mancanza di specificità rende il ricorso nullo.

Le conclusioni sul limite delle riserve negli appalti

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’Appello. L’impresa di costruzioni perde definitivamente la causa e non potrà ottenere una somma superiore al limite di legge del venti per cento. Inoltre, a causa dell’inammissibilità del ricorso principale, anche il ricorso dell’ente pubblico è diventato inefficace perché presentato in ritardo. La Cassazione ha condannato l’impresa a pagare tutte le spese del giudizio, liquidate in oltre quindicimila euro, oltre al pagamento di una doppia tassa di contributo unificato. Questa sentenza ribadisce che le imprese che lavorano con la pubblica amministrazione devono calcolare con estrema attenzione i rischi economici, poiché i costi extra oltre il venti per cento non possono essere recuperati facilmente.

Cosa succede se le riserve superano il limite del venti per cento del contratto?
La pubblica amministrazione non è tenuta a pagare la quota eccedente il limite del venti per cento, a meno che non si tratti di danni derivanti da un comportamento doloso o gravemente colposo dell’ente stesso.

Qual è lo scopo del limite massimo per le riserve negli appalti pubblici?
Lo scopo principale è tutelare le casse pubbliche e garantire la certezza della spesa dello Stato, impedendo che il costo finale di un’opera pubblica aumenti in modo incontrollato.

Un’impresa può contestare la costituzionalità del limite del venti per cento?
No, la Corte Costituzionale ha già dichiarato che questo limite è legittimo e rispetta i principi della Costituzione, in quanto tutela l’interesse generale e l’equilibrio di bilancio.

Termini giuridici

Riserva
La richiesta scritta con cui l'impresa appaltatrice reclama maggiori compensi o rimborsi per imprevisti o variazioni sorti durante l'esecuzione dei lavori.
Inammissibile
Un ricorso che non può essere esaminato nel merito dai giudici perché non rispetta i requisiti formali o di contenuto previsti dalla legge.
Ricorso incidentale tardivo
Un'impugnazione presentata dalla parte che si difende oltre i termini ordinari, la quale perde efficacia se il ricorso principale viene dichiarato inammissibile.
Contributo unificato
La tassa fissa che si deve pagare allo Stato per poter avviare e iscrivere a ruolo una causa davanti a un giudice civile.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)