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Licenziamento per superamento del comporto: il weekend non salva

Una lavoratrice impugna il licenziamento per superamento del comporto intimato dal datore di lavoro. La dipendente sostiene di non aver superato il limite di centottanta giorni di malattia previsto dal contratto collettivo, escludendo dal calcolo il fine settimana interposto tra due certificati medici consecutivi e contestando la data di efficacia del recesso. La Corte d’Appello respinge il reclamo e conferma la piena validità del provvedimento datoriale. I giudici affermano che i giorni festivi o di riposo compresi tra due certificazioni continuative si presumono giorni di malattia in assenza di una ripresa effettiva dell’attività. Inoltre, i requisiti di validità del licenziamento devono sussistere al momento dell’adozione dell’atto da parte dell’azienda, quando il termine massimo risultava ampiamente maturato.

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Pubblicato il 12 ottobre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Sentenza della Corte d'Appello di Firenze n. 576/2026 del 28/09/2026 (App. Firenze n. 576/2026)

Principio di diritto Nel computo del periodo di comporto, i giorni non lavorativi compresi tra due certificati medici continuativi si presumono coperti da malattia in mancanza di prova della ripresa dell'attività lavorativa. I requisiti di validità del licenziamento devono sussistere nel momento in cui il recesso datoriale viene formalmente adottato.

Il licenziamento per superamento del comporto e il dilemma dei giorni di riposo

Il superamento del periodo massimo di assenza dal servizio incide direttamente sulla stabilità del rapporto di lavoro. Il licenziamento per superamento del comporto (il limite temporale entro cui il lavoratore ammalato conserva il posto) risponde all’esigenza di bilanciare la tutela della salute con le necessità organizzative aziendali. Molto spesso sorgono contrasti sul computo dei giorni festivi e dei fine settimana interposti tra periodi di assenza certificata. La Corte di Appello di Firenze affronta questo tema con una decisione rigorosa. I giudici chiariscono le modalità di calcolo delle assenze e il momento esatto in cui valutare la validità dell’atto di recesso.

Il conflitto sul computo delle assenze tra certificati medici consecutivi

Una lavoratrice con contratto a tempo parziale riceve una lettera di licenziamento a causa del superamento di centottanta giorni di assenza nell’anno solare, previsti dal contratto collettivo di categoria. La dipendente impugna il provvedimento e ne chiede l’annullamento con reintegrazione in servizio. Secondo la tesi della dipendente, i giorni di malattia effettivi risultano solo centosettantotto. La lavoratrice esclude dal conteggio il sabato e la domenica compresi tra due certificati medici. Il primo certificato termina il venerdì e il successivo decorre dal lunedì immediatamente seguente. L’azienda include invece quel fine settimana nel calcolo del comporto, considerando la malattia ininterrotta dal primo gennaio a fine giugno. Il tribunale di primo grado respinge le istanze della lavoratrice, che decide di impugnare la sentenza in appello per ottenere la riforma del verdetto.

Il rigetto dell’appello e la conferma della legittimità del recesso

La Corte di Appello respinge l’impugnazione della lavoratrice e conferma integralmente la sentenza di primo grado. Il collegio giudicante condanna l’appellante alla rifusione delle spese processuali del secondo grado di giudizio. I giudici stabiliscono che il datore di lavoro calcola correttamente l’intero periodo di assenza continuativa. I giorni del fine settimana privi di attività lavorativa si sommano regolarmente agli altri giorni di malattia. Di conseguenza, alla data di adozione del recesso, la lavoratrice supera il comporto contrattuale. Il licenziamento intimato dalla società datrice di lavoro è pienamente valido ed efficace.

La presunzione di continuità della malattia e il momento di validità dell’atto

I magistrati fondano la decisione su principi consolidati della Corte di Cassazione. Il primo principio riguarda la presunzione di continuità dell’episodio morboso (la regola che considera continuativa la patologia anche nei giorni non lavorativi intermedi). Quando un certificato medico scade il venerdì e un nuovo certificato decorre dal lunedì successivo, i giorni di riposo intermedi si presumono coperti da malattia. Il lavoratore può superare questa presunzione solo dimostrando l’effettivo rientro al lavoro prima del nuovo certificato. In assenza di questa prova, il sabato e la domenica si conteggiano nel comporto. Il secondo principio stabilisce che i requisiti di validità del licenziamento devono sussistere nel momento in cui il datore di lavoro pone in essere l’atto. Il negozio di recesso non richiede di valutare la produzione retroattiva o posticipata degli effetti, ma la legittimità presente al momento dell’invio formale.

Le regole operative per dipendenti e aziende nel conteggio dei giorni festivi

La pronuncia offre indicazioni pratiche rilevanti per la gestione delle lunghe assenze dal lavoro. I dipendenti devono considerare che i fine settimana e le festività infrasettimanali non costituiscono intervalli neutri tra due certificati medici continuativi. Chi intende interrompere la continuità del periodo morboso deve riprendere concretamente l’attività lavorativa prima dell’avvio della successiva certificazione. Dal canto loro, i datori di lavoro devono verificare meticolosamente i giorni di calendario e le previsioni del contratto collettivo prima di intimare il licenziamento. Un recesso adottato anche un solo giorno prima del superamento del comporto comporta la nullità dell’atto, mentre un calcolo corretto mette al riparo l’azienda da contestazioni risarcitorie.

I fine settimana tra due certificati medici si calcolano nel periodo di comporto?
Sì, i giorni di riposo e i festivi compresi tra due certificati consecutivi si considerano giorni di malattia, salvo che il lavoratore dimostri di essere effettivamente tornato in servizio.

In quale momento si valuta la legittimità del licenziamento per malattia?
La validità del recesso si verifica nel momento esatto in cui il datore di lavoro adotta e formalizza l’atto, data in cui il comporto deve risultare già superato.

Come può il dipendente evitare che i giorni festivi intermedi siano conteggiati come malattia?
Il lavoratore deve fornire la prova documentale o testimoniale della ripresa materiale dell’attività lavorativa tra il termine del primo certificato e l’inizio del secondo.

Termini giuridici

Periodo di comporto
Periodo massimo stabilito dalla legge o dai contratti collettivi entro il quale il lavoratore malato ha diritto a conservare il proprio posto di lavoro.
Atto recettizio
Atto giuridico che produce i suoi effetti nel momento in cui giunge a conoscenza della persona a cui è destinato.
Soccombenza
Situazione processuale di chi perde la causa civile e viene condannato al pagamento delle spese legali a favore della controparte.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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