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Licenziamento per scarso rendimento: la Cassazione

La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento per scarso rendimento di una dipendente di un’azienda di trasporti. La Corte ha stabilito che lo scarso rendimento, se causato da assenze per malattia risultate simulate, costituisce un inadempimento colpevole che giustifica il recesso del datore di lavoro. L’accertamento della simulazione della malattia è una valutazione di merito che non può essere riesaminata in sede di legittimità, se la motivazione della corte d’appello è logica e coerente.

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Pubblicato il 13 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Licenziamento per scarso rendimento: quando le assenze per malattia contano

Il licenziamento per scarso rendimento è una delle questioni più delicate nel diritto del lavoro, poiché tocca il cuore della prestazione lavorativa. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha offerto importanti chiarimenti, confermando la legittimità del recesso datoriale quando lo scarso rendimento è direttamente causato da un comportamento colpevole del dipendente, come le assenze per malattia simulata. Analizziamo questa decisione per comprendere meglio i confini tra il diritto alla salute e gli obblighi contrattuali del lavoratore.

I fatti del caso

Una lavoratrice di un’azienda di trasporti veniva licenziata per giustificato motivo soggettivo, a causa di uno scarso rendimento. Secondo il datore di lavoro, la performance insufficiente era dovuta a un elevato numero di assenze per malattia, caratterizzate da breve durata e spesso collocate in prossimità di giorni di riposo o ferie. L’azienda sosteneva che tali assenze fossero simulate e, quindi, rappresentassero una violazione degli obblighi di diligenza e correttezza.

La Corte d’Appello, riformando la decisione di primo grado, aveva dato ragione all’azienda, ritenendo provata, tramite presunzioni, la non veridicità delle malattie. Secondo i giudici di merito, questa condotta colpevole aveva causato lo scarso rendimento, giustificando il licenziamento. La lavoratrice ha quindi proposto ricorso in Cassazione.

La decisione della Corte sul licenziamento per scarso rendimento

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice, confermando in via definitiva la legittimità del licenziamento. Gli Ermellini hanno chiarito i principi fondamentali che regolano il licenziamento per scarso rendimento, distinguendolo nettamente dall’ipotesi di licenziamento per superamento del periodo di comporto.

Il fulcro della decisione risiede nella distinzione tra assenza per malattia genuina e assenza dovuta a malattia simulata. Solo in quest’ultimo caso l’assenza può essere considerata una condotta colpevole e, di conseguenza, essere posta a fondamento di un licenziamento per inadempimento contrattuale, quale è lo scarso rendimento.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha basato la sua decisione su alcuni punti cardine:

1. Duplice profilo dello scarso rendimento: Il licenziamento per scarso rendimento richiede la presenza di due elementi. Un profilo oggettivo, ovvero una prestazione lavorativa notevolmente inferiore alla media esigibile, e un profilo soggettivo, cioè l’imputabilità di tale rendimento a colpa del lavoratore. Le assenze per malattia genuina non possono integrare l’elemento soggettivo.

2. La simulazione della malattia come colpa: La Corte territoriale ha accertato in fatto che le assenze della lavoratrice erano frutto di malattie “simulate”. Questo accertamento, essendo una valutazione di merito basata su prove e presunzioni, non è sindacabile in sede di Cassazione, a meno che la motivazione della sentenza d’appello non sia del tutto mancante, apparente o manifestamente illogica.

3. Limiti del giudizio di legittimità: La Cassazione ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare le prove e i fatti del caso, ma di controllare la corretta applicazione delle norme di diritto e la coerenza logica del ragionamento del giudice di merito. Nel caso di specie, il percorso motivazionale della Corte d’Appello è stato ritenuto chiaro e comprensibile, rendendo inammissibili le censure della ricorrente, che miravano a una nuova e diversa valutazione delle prove.

In sostanza, una volta che il giudice di merito ha stabilito, con una motivazione adeguata, che le malattie erano simulate, queste perdono la loro natura di evento non imputabile al lavoratore e diventano un inadempimento contrattuale. Tale inadempimento, causando un calo della performance, può legittimamente fondare un licenziamento per scarso rendimento.

Le conclusioni

La sentenza consolida un importante principio: le assenze per malattia, se provate come simulate, possono essere utilizzate dal datore di lavoro per dimostrare la colpa del dipendente in un contesto di licenziamento per scarso rendimento. Questa decisione sottolinea l’importanza della correttezza e della buona fede nell’esecuzione del contratto di lavoro. Per i lavoratori, ciò significa che l’abuso del diritto alla salute può avere conseguenze gravi, fino alla perdita del posto di lavoro. Per i datori di lavoro, viene confermata la possibilità di agire a fronte di comportamenti fraudolenti che incidono negativamente sull’organizzazione aziendale, a condizione di poter provare in giudizio la natura simulata delle assenze.

Un licenziamento per scarso rendimento può basarsi sulle assenze per malattia?
No, se le assenze sono dovute a una malattia reale. Tuttavia, se il datore di lavoro riesce a dimostrare che le malattie erano simulate, le assenze diventano un comportamento colpevole del lavoratore e possono essere usate per giustificare un licenziamento per scarso rendimento.

Quali sono i requisiti per un licenziamento per scarso rendimento?
Il licenziamento per scarso rendimento richiede due elementi: un elemento oggettivo, cioè una prestazione lavorativa notevolmente inferiore agli standard medi, e un elemento soggettivo, ovvero che tale inadempimento sia imputabile a colpa o negligenza del lavoratore.

Cosa può valutare la Corte di Cassazione in questi casi?
La Corte di Cassazione non riesamina i fatti per decidere se una malattia era simulata o meno. Il suo compito è verificare che la Corte d’Appello abbia applicato correttamente la legge e che la sua motivazione sia logica, coerente e non meramente apparente. L’accertamento dei fatti spetta esclusivamente ai giudici di merito (Tribunale e Corte d’Appello).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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