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Licenziamento in periodo di prova: guida alla nullità

La Corte d’Appello ha annullato un licenziamento in periodo di prova poiché il datore di lavoro aveva assegnato alla lavoratrice mansioni di pulizia anziché quelle contrattuali di receptionist. Essendo stata impedita la prova effettiva e risultando inesistente la giusta causa per assenza ingiustificata, la società è stata condannata al risarcimento dei danni.

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Pubblicato il 6 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Illegittimità del licenziamento in periodo di prova: il caso delle mansioni diverse

Il licenziamento in periodo di prova rappresenta spesso una zona d’ombra del diritto del lavoro, dove il confine tra libertà di recesso e abuso del diritto è sottile. Una recente sentenza della Corte d’Appello ha gettato luce su un aspetto fondamentale: la validità della prova è strettamente legata all’effettivo svolgimento delle mansioni pattuite nel contratto di assunzione.

I fatti di causa

Una lavoratrice era stata assunta con un contratto a tempo determinato in qualità di addetta alla reception. Il contratto prevedeva un periodo di prova di 20 giorni. Tuttavia, sin dal primo giorno, la dipendente era stata adibita a mansioni di pulizia delle camere, attività del tutto estranea a quella concordata. A seguito di un colloquio informale via messaggistica in cui la lavoratrice esprimeva il proprio disagio, il datore di lavoro comunicava la volontà di interrompere il rapporto.

Nonostante l’accordo verbale di concludere il rapporto, la società procedeva formalmente con una contestazione disciplinare per assenza ingiustificata, culminata in un licenziamento per giusta causa. In primo grado, il Tribunale aveva rigettato il ricorso della lavoratrice, ritenendo legittimo il recesso datoriale data la natura discrezionale del periodo di prova.

La decisione della Corte d’Appello

I giudici di secondo grado hanno ribaltato totalmente la decisione precedente. La Corte ha stabilito che, sebbene il licenziamento in periodo di prova goda di un regime di libera recedibilità, tale diritto non può essere esercitato se al lavoratore viene impedito di dimostrare le proprie capacità nelle mansioni specifiche per cui è stato assunto.

Assegnare compiti di pulizia a chi è stato contrattualizzato come receptionist rende la prova nulla, poiché la sperimentazione della reciproca convenienza non ha mai avuto luogo per volontà del datore di lavoro. Inoltre, la Corte ha rilevato come la “giusta causa” addotta (l’assenza ingiustificata) fosse inesistente, poiché la lavoratrice non si era presentata al lavoro proprio in seguito alla comunicazione informale di interruzione del rapporto ricevuta dalla stessa società.

le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sul principio di correttezza e sulla funzione stessa del patto di prova. La Corte ha evidenziato che:

1. Il licenziamento, pur se inquadrato nel periodo di prova, è illegittimo se la prova non è mai stata realmente effettuata sulle mansioni contrattuali.
2. L’indicazione di una giusta causa specifica (rivelatasi poi falsa o provocata dal datore) rende il recesso nullo, anche se avvenuto durante la prova, poiché denota un motivo illecito o comunque estraneo alla funzione valutativa della clausola.
3. Nel contratto a tempo determinato, il recesso illegittimo prima del termine obbliga al risarcimento integrale del danno fino alla scadenza naturale del contratto.

le conclusioni

Le conclusioni della Corte d’Appello portano alla condanna della società datrice di lavoro. Il licenziamento è stato dichiarato illegittimo e la lavoratrice ha ottenuto il risarcimento del danno, quantificato in una somma pari a tutte le retribuzioni che avrebbe percepito fino alla scadenza del termine contrattuale originario. Questa sentenza conferma che la discrezionalità del datore di lavoro non è assoluta e deve sempre rispettare il perimetro delle mansioni definite nell’accordo di assunzione.

Il licenziamento in periodo di prova può essere impugnato se le mansioni svolte sono diverse da quelle del contratto?
Sì, perché il periodo di prova deve servire a testare le capacità del lavoratore rispetto ai compiti specifici per cui è stato assunto. Se il datore assegna mansioni differenti, impedisce lo svolgimento della prova stessa, rendendo nullo il recesso.

Cosa accade se il licenziamento in prova viene motivato con una giusta causa che si rivela inesistente?
Il licenziamento viene dichiarato illegittimo. Nonostante la natura discrezionale della prova, l’utilizzo di una motivazione disciplinare falsa o provocata dalla condotta del datore di lavoro invalida la procedura di recesso.

Quale risarcimento spetta a un lavoratore a termine licenziato illegittimamente prima della scadenza?
Il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno pari all’importo delle retribuzioni che avrebbe maturato dal momento del licenziamento fino alla naturale scadenza del contratto a tempo determinato, oltre a eventuali interessi e rivalutazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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