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Licenziamento disciplinare: Telepass come prova?

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un dipendente di una società autostradale. La sua prolungata inattività durante un turno di lavoro è stata provata tramite i dati del Telepass installato sul veicolo aziendale. La Corte ha stabilito che l’uso di tali dati non viola le norme sul controllo a distanza dei lavoratori, poiché il Telepass è primariamente uno strumento per il pagamento del pedaggio e non un dispositivo installato per la sorveglianza.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Licenziamento disciplinare: legittimo se provato con i dati del Telepass

Il licenziamento disciplinare è uno degli argomenti più delicati nel diritto del lavoro, specialmente quando entrano in gioco le nuove tecnologie. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un caso emblematico: l’utilizzo dei dati del Telepass per provare l’inadempimento di un dipendente. La decisione chiarisce i confini tra controllo lecito sull’attività lavorativa e sorveglianza a distanza vietata, offrendo spunti fondamentali per datori di lavoro e dipendenti.

I Fatti di Causa

Un dipendente di una grande società di gestione autostradale, addetto al servizio di pattugliamento e viabilità, è stato licenziato per giusta causa. La contestazione disciplinare si basava su una grave mancanza durante un turno di lavoro notturno. L’azienda aveva rilevato che il veicolo di servizio, affidato al lavoratore e a un collega, era rimasto fermo e inoperoso per quasi due ore (dalle 3:06 alle 4:45) in un’area di manutenzione.

L’inattività era stata scoperta incrociando i dati provenienti dal dispositivo Telepass installato sul veicolo con il rapporto di servizio compilato dal dipendente. Quest’ultimo, infatti, aveva registrato un intervento per la rimozione di un ostacolo in un orario che risultava incompatibile con la sosta prolungata del mezzo, senza peraltro averlo segnalato alla sala radio come da procedura.

Il Percorso Giudiziario e il licenziamento disciplinare

Il lavoratore ha impugnato il licenziamento disciplinare, dando inizio a un lungo iter giudiziario. Dopo un primo annullamento con rinvio da parte della stessa Corte di Cassazione, la Corte d’Appello, in sede di rinvio, ha riesaminato il caso e ha concluso per la legittimità del licenziamento. Secondo i giudici di merito, la condotta del dipendente era palesemente contraria ai doveri fondamentali del rapporto di lavoro, eccedendo il cosiddetto “minimo etico”. La sosta ingiustificata e la registrazione di informazioni non veritiere sul rapporto di servizio costituivano una violazione talmente grave da ledere irrimediabilmente il vincolo di fiducia con il datore di lavoro.

Il lavoratore ha quindi proposto un nuovo ricorso in Cassazione, sostenendo principalmente che i dati del Telepass non potessero essere utilizzati come prova, in quanto configurerebbero un controllo a distanza vietato dall’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970).

L’Utilizzo del Telepass per il Controllo dei Lavoratori

Il nodo centrale della questione era stabilire se il Telepass potesse essere considerato uno strumento di controllo a distanza la cui installazione richiede un accordo sindacale o un’autorizzazione amministrativa. La difesa del lavoratore puntava proprio su questo aspetto, negando l’utilizzabilità dei dati raccolti.

La Corte di Cassazione, tuttavia, ha respinto questa tesi, chiarendo un principio fondamentale. L’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori vieta l’uso di apparecchiature finalizzate esclusivamente al controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Non si applica, invece, agli strumenti utilizzati per rendere la prestazione lavorativa (come un tablet o un PC) o per la registrazione degli accessi e delle presenze (come un badge), dai quali possono derivare, anche in via indiretta, informazioni sull’attività del dipendente.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte Suprema ha confermato la decisione della Corte d’Appello, rigettando il ricorso del lavoratore. Nelle motivazioni, i giudici hanno specificato che il Telepass (o telepedaggio) è un sistema radio-elettronico il cui scopo primario è il pagamento automatico del pedaggio autostradale, non la sorveglianza dei dipendenti. Sebbene dal suo utilizzo si possano ricavare dati sulla posizione e sugli spostamenti del veicolo, questo è un effetto secondario. Si tratta, quindi, di un apparato montato sull’automezzo con una finalità gestionale e organizzativa, nota al dipendente, e non di uno strumento di controllo vietato.

Di conseguenza, i dati raccolti sono pienamente utilizzabili dal datore di lavoro per verificare eventuali mancanze e, se necessario, per fondare un licenziamento disciplinare. La Corte ha ribadito che il datore di lavoro ha il potere, ai sensi degli artt. 2086 e 2104 c.c., di controllare, anche in modo occulto, l’adempimento delle prestazioni lavorative, purché non si utilizzino strumenti specificamente preordinati alla vigilanza a distanza.

Conclusioni

Questa ordinanza consolida un orientamento giurisprudenziale di grande importanza pratica. Viene tracciata una linea netta tra gli strumenti di lavoro, dai quali possono emergere dati utili anche a fini disciplinari, e gli impianti di sorveglianza pura, soggetti alle garanzie previste dalla legge. La sentenza stabilisce che l’utilizzo di dati provenienti da dispositivi come il Telepass è legittimo per accertare gravi inadempimenti che compromettono il vincolo fiduciario. Per i datori di lavoro, ciò significa poter contare su prove oggettive per tutelare l’organizzazione aziendale; per i lavoratori, rappresenta un monito sulla necessità di mantenere un comportamento corretto e conforme ai propri doveri, anche quando si utilizzano strumenti aziendali.

È legittimo usare i dati del Telepass per un licenziamento disciplinare?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che è legittimo. Poiché lo scopo primario del Telepass è il pagamento del pedaggio e non il controllo del lavoratore, i dati da esso derivati possono essere usati per provare un inadempimento contrattuale grave che giustifichi il licenziamento.

L’uso del Telepass viola l’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori sul controllo a distanza?
No. La Corte ha chiarito che il divieto previsto dall’art. 4 riguarda solo le apparecchiature installate con la finalità specifica di controllare a distanza l’attività lavorativa. Non si applica agli strumenti di lavoro o a quelli con finalità organizzative (come il Telepass) dai quali si possano ricavare indirettamente informazioni sulla prestazione.

Quali sono i poteri del giudice di rinvio dopo un annullamento della Cassazione per errore di diritto?
Il giudice di rinvio ha poteri limitati: deve riesaminare il caso applicando rigorosamente il principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione ai fatti già accertati nel processo. Non può modificare la valutazione dei fatti o ammettere nuove prove che alterino il quadro probatorio già definito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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